"Il maestro e la pietra magica", di Vadim Sokolovsvy
E’ l’azione salvifica dell’amore a far da motore in un film che segna l’approdo in terra russa della Disney. Affidato a Vadim Sokolovsky, regista televisivo alla sua prima prova cinematografica, Il maestro e la pietra magica si lancia con passo malfermo nell’ambizioso progetto di contaminare il fantasy occidentale con l’immaginario fiabesco slavo
Nulla può vincere la purezza dei sentimenti, tanto più se si tratta dell’amore. Certo, la strada che Ivan, il giovane intagliatore di pietre capace di infondere vita alla materia inanimata, deve percorrere per vivere “felice e contento” insieme alla sua Katya, è lunga e disseminata di pericoli, ma alla fine anche chi ha un cuore indurito, come la spietata Contessa di Pietra o come Yangul, il capo della temibile armata dei guerrieri di roccia, non può che lasciarsi conquistare dalla potenza dei sentimenti. E’ dunque l’azione salvifica dell’amore, che risveglia la Contessa di Pietra dalla sua insensibilità e permette di risolvere l’intricata e grottesca trama secondaria del film, fatta di innamorati che s’inseguono, a far da motore in questo fantasy che segna l’approdo in terra russa della Disney. Il maestro e la pietra magica è stato co-prodotto dalla casa statunitense e da Three-T Studio’s di Nikita Mikhalkov, anche se la mano dell’autore di 12 è del tutto assente nel film. Affidato a Vadim Sokolovsky, regista televisivo alla sua prima prova cinematografica, Il maestro e la pietra magica si lancia con passo malfermo nell’ambizioso progetto di contaminare il fantasy occidentale con l’immaginario fiabesco slavo. Per dare risalto all’aspetto folkloristico Sokolovsky fa largo uso, spesso in chiave grottesca, di deviazioni che, rimandando alle fiabe russe, si aprono in una messa in scena fin troppo conscia della lezione della trilogia jacksoniana. Ma se Jackson “punta alla creazione totale di un mondo fantastico senza l'ombra di una fessura, senza uno strappo”, Sokolovsky non osa tanto e, perdendosi tra le maldestre intromissioni delle pagine di un libro e della voce fuori campo della narratrice della favola, e tra la comicità creata dallo stridore prodotto dall’intrusione della modernità in un scenario antico, si accontenta di una dichiarazione di intenti che non riesce a dar vita a nuovi mondi. Anche la Foresta Infinita, spazio centrale che dovrebbe contenere il viaggio d’iniziazione di Ivan, diventa uno sfondo periferico appena abbozzato. Sacrificando l’elemento epico/fantastico per concentrarsi sulla rielaborazione in chiave umoristica di alcune figure della letteratura fiabesca russa, come Baba Jagà, il guerriero Bogatyr, Rusalka, o Kočej l’immortale, Sokolovsky finisce per sfilacciare la narrazione ed allentare la tensione. Soprattutto nella seconda parte, Il maestro e la pietra magica diventa un susseguirsi ripetitivo di siparietti che segnano un brusco allontanamento dall’universo fantastico, anziché renderlo ricco ed imprevedibile. Non solo, più il film avanza e più Sokolovsky si disinteressa al destino dei suoi personaggi – in una scena Katya giace senza vita, ma la cosa sembra non rivestire particolare importanza - come se l’empatia fosse un male dal quale dover fuggire. Così, a differenza di una delle figure più interessanti del film, Yangul, l’uomo di pietra che si lascia scaldare dall’amore, la forza irresistibile del sentire che muove Ivan e Katya non riesce neanche per un istante a scalfire il nostro cuore.Titolo originale: Kniga Masterov
Regia: Vadim Sokolovsy
Interpreti: Mariya Andreeva, Maksim Loktionov, Liya Akhedzhakova, Yuriy Kutsenko, Leonid Kuravlyov, Irina Apeksimova, Olga Aroseva
Distribuzione: Walt Disney
Durata: 101’
Origine: Russia, 2009
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