"Nei miei film deve essere tutto come nella realtà"- conversazione con Edoardo Winspeare
Sul set del suo ultimo lavoro, "Il miracolo", abbiamo intervistato Edoardo Winspeare, regista orgogliosamente salentino di "Pizzicata" (1996) e "Sangue Vivo" (2000).

Quali sono le tue origini?
Sono cosmopolite avendo mio padre radici anglo-americane e mia madre mittle-europee. Ma mi considero salentino perché sono cresciuto nel Salento respirandone l'aria, la lingua, la cultura. Ho vissuto a Depressa, in provincia di Lecce, fino a 14 anni; poi sono stato in un collegio; quindi negli Stati Uniti, infine in Germania, a Monaco di Baviera dove ho frequentato la Scuola di Cinema....
...Ed è lì che hai cominciato a dedicarti ai documentari?
Ho iniziato come documentarista nella scuola di cinema di Monaco, volevo fare i documentari, non il "cinema. Ho fatto due documentari ambientati nel Salento, che si chiamano L'ultimo gattopardo e Storia di un Duca...e poi San Paolo e la Tarantola ed erano documentari prodotti da tedeschi.
Poi sei passato al cinema di finzione...
Volevo cimentarmi... volevo provare...
Tu sei quasi riuscito ad unire documentario e finzione, almeno sul piano di alcune scelte produttive ed estetiche: attori non professionisti, uso del dialetto, personaggi che interpretano, quasi, sé stessi...
Si, forse, ma naturalmente lo stile di ripresa dei due film era "di finzione". Dopo un'esperienza di documentarista acquisisci un gusto proprio per la verità, per il realismo, nei miei film deve essere tutto come nella realtà, e io devo poterlo poi manipolare... manipolare la realtà vuol dire che tu racconti una storia, usi la realtà delle persone, scegliendone però i momenti più interessanti, più importanti, li fai sognare. In Sangue Vivo l'inizio e la fine costituiscono un sogno, una dimensione onirica...
Sia Pizzicata che Sangue Vivo sono senza dubbio degli inni alla vita, ma si tratta tuttavia di storie su cui aleggia fin dall'inizio lo spettro di un tragico destino. Entrambi infatti si concludono con la morte dei protagonisti maschili, il soldato americano in Pizzicata, Pino in Sangue Vivo. Si può dunque dire che i tuoi sono film di Amore e Morte insieme, oppure hai evitato il lieto fine perché avrebbe indebolito la forza dei due film?
I miei film sono delle tragedie. Mi ispiro alla tragedia greca, volevo raccontare delle storie di eroi che si sacrificano, per amore di una donna in Pizzicata, per amore di un fratello in Sangue Vivo. Non volevo un finale consolatorio.
A proposito di Pizzicata e Sangue Vivo diversi critici hanno parlato di Neorealismo, soprattutto per l'attenzione sociologica riservata alla realtà quotidiana, per l'aver fatto interpretare agli attori, peraltro non professionisti, dei personaggi molto vicini alla loro vita reale e per l'uso del dialetto. La tua è stata una scelta estetica? Ti sei ispirato a maestri del Neorealismo o a film neorealisti?
Naturalmente il cinema neorealista italiano mi ha influenzato, ma mi sono ispirato anche al cinema indipendente americano...Cassavetes, Altman, Scorsese...

A differenza dei precedenti il tuo nuovo film, Il miracolo, sarà in lingua e non in dialetto talentino. Non temi che possa essere un rischio allontanarti da quelle scelte formali che costituivano nel bene e nel male le "anomalie" originali e vincenti del tuo modo di fare cinema?
Io non tradisco il mio gusto. Ogni film ha una sua storia: Sangue Vivo è molto diverso da Pizzicata. Pizzicata è molto più curato come fotografia, gli attori sono molto più statici, per forza di cose, perché il ritmo della vita negli anni Quaranta, nella campagna pugliese, quindi nell'epoca, nel contesto storico, sociale e culturale in cui è ambientato il film, era più lento. La gente aveva non solo un altro modo di pensare, ma anche un altro modo di muoversi, di parlare, di fare gesti, tutto era più statico. Il padre diceva alla figlia: "Tie - ha fare - quistu - capitu?", e la figlia rispondeva: "Si, tata".
E il tuo stile di messinscena, classico ed essenziale, doveva essere il riflesso formale di questa solennità dei personaggi e dei loro gesti?
Esattamente. Anche per questo ci sono molte ellissi. I pochi movimenti di macchina sono molto morbidi, le inquadrature sono molto pittoriche, sono curate, come dei quadri. Sangue Vivo, specie nel finale, ha invece un ritmo molto più concitato ma racconta anche una storia molto più concitata. E' una storia di contrabbandieri, di tossicodipendenti, di rapinatori, di albanesi, di suonatori di pizzica. Doveva per forza avere un altro ritmo rispetto a Pizzicata. Ne Il miracolo torno in un certo senso alla scelta pittorica di Pizzicata, perché secondo me è interessante fare un film ambientato nel 2000 come se fosse un film storico, con la cura dei dettagli, con la cura della fotografia. In molti film moderni si bada raramente alla "pittoricità", alla dimensione pittorica dell'inquadratura. E lavoreremo con lo stesso direttore della fotografia dei due precedenti, Paolo Carnera. I due attori principali non sono professionisti, anche perché uno ha 11 anni e l'altra 17. E ci sarà Pino Zimba che farà il morto, il miracolato...
Parliamo del ruolo della musica nei tuoi film.
E' stato fondamentale. Sangue Vivo l'abbiamo quasi scritto a ritmo di pizzica. All'inizio il film ha un ritmo più lento e diventa via via più incalzante, fino a diventare frenetico, grazie al montaggio parallelo, ma anche all'azione dei personaggi che diventa più convulsa e ai movimenti di macchina, che sono componenti del ritmo. Poi, sai, la pizzica è molto interessante a livello drammaturgico, perché tu racconti la follia, la perdita di coscienza col tarantismo, la pizzica di core racconta l'amore, la seduzione, il corteggiamento e la pizzica scherma racconta l'aggressività, l'orgoglio.
In un'intervista hai detto di considerare la pizzica un mezzo attraverso cui liberarsi da un certo tipo di costrizioni culturali. Pensi che il cinema possa essere uno strumento con cui spezzare le catene di pregiudizi e convenzioni sociali? Credi in un uso "politico" del cinema?
Il problema è che la percezione che si ha del valore del cinema in quanto arte e in quanto cultura è sempre meno forte. Si bada soprattutto alla dimensione spettacolare del cinema. Io sono conosciuto nel Salento non tanto perché sono stati visti e apprezzati i miei film, quanto perché si scrive di me sui giornali, o perché sono stato visto in alcuni servizi giornalistici nei Tg locali. Io vorrei che la gente vedesse i film, vorrei che chi mi ferma per strada mi facesse i complimenti non perché ha visto la mia foto sul giornale o una mia intervista su Telerama ma perché ha visto i miei film e ha provato delle emozioni. In Francia, per esempio, è diverso. Io so che il mio cinema ha contribuito a far conoscere un po' di più e meglio il Salento, ma soprattutto è servito ad avvicinare al cinema, e anche alla musica, tanta gente. E' stato importante che i miei film si siano visti sul grande schermo.
La terra trema, L'albero degli zoccoli, Banditi a Orgosolo... Sono film di finzione che hanno in comune col tuo cinema alcune scelte produttive ed estetiche di fondo: attori non professionisti, uso del dialetto, sceneggiatura quasi "cucita" addosso agli attori, attenzione alla realtà quotidiana. E sono capolavori firmati Visconti, Olmi, De Seta. Essere accostato a questi maestri del cinema italiano ti spaventa, magari per le attese che produce nei tuoi confronti? O ti esalta? O ti lascia indifferente?
Naturalmente mi riempie d'orgoglio, anche se so benissimo di aver fatto diversi documentari ma solo due film, quindi solo tra tre o quattro film, forse, potrò essere accostato a questi registi, non lo so...comunque tra i tre tipi di cinema io preferisco quello di De Seta.
Collabori di solito alle sceneggiature dei tuoi film?
Si, certo, Pizzicata l'ho scritto io e Sangue Vivo l'ho scritto con Giorgia Cecere, che è una grande raccontatrice di storie.
E Il miracolo?
No, nel terzo film mi occuperò solo della regia.
François Truffaut considerava la messinscena la critica della sceneggiatura e il montaggio la critica della messinscena. Quale ritieni sia la fase più delicata della lavorazione di un film? E quale quella più importante?
Mah, per me è molto delicata la fase delle riprese, la messinscena è d'altronde il mio lavoro. La fase più importante è invece la preparazione del film, quella fase che sta tra la sceneggiatura e l'inizio delle riprese, riguarda la scelta degli attori, a cui seguono le prove delle scene, la scelta delle locations, e tutto il resto. Una volta che hai preparato il film, se hai una buona sceneggiatura, è tutto abbastanza facile. La preparazione del film è la fase più importante ed è anche una fase molto creativa. Certo, la realizzazione delle riprese è anch'essa laboriosa, devi macinare lavoro, anche dieci ore al giorno, e magari riesci a fare qualcosa di bello, di interessante, ma deve essere tutto preparato prima. Sai, io non credo, almeno riguardo alla gestione di un grosso set, a chi dice di improvvisare: fingono di improvvisare, a meno che tu non stia con tre persone, ma lì è diverso... Se io faccio un film, ed ho cinquanta persone che lavorano con me, devo esattamente e necessariamente sapere da prima dove mettere la macchina da presa e che tipo di inquadrature girare, altrimenti devo spostare tutto e costa un sacco di soldi e perdo un sacco di tempo.
In Pizzicata e in Sangue Vivo l'aver fatto interpretare agli attori dei personaggi molto vicini, per carattere, a come sono effettivamente nella vita, ti ha in qualche modo facilitato, sul piano della messa in scena?
Naturalmente. E' stato un lavoro molto istintivo, non è stato un lavoro intellettuale. Per esempio chiedevo a Zimba di essere spontaneo, di comportarsi come si comportava normalmente nella sua vita, quando si dedicava per esempio al contrabbando di sigarette.
Che rapporto hai con la macchina da presa? Controlli personalmente l'inquadratura in tutte le sue componenti? O ti limiti a dare le indicazioni necessarie lasciando ogni responsabilità al direttore della fotografia?
Io discuto molto prima con lui, vediamo le locations, parliamo del registro fotografico da adottare, se vogliamo un film luminoso, se lo vogliamo contrastato, che tipo di luce, che tipo di pellicola, di filtri, di obiettivi, che tipo di inquadrature, di movimenti. Di tutto questo ne parliamo già prima delle riprese. Naturalmente durante le riprese controllo l'inquadratura, mi servo soprattutto dei monitor, ma non più di tanto, mi fido molto di Paolo Carnera. Abbiamo già fatto due film insieme, siamo piuttosto affiatati, lavoriamo bene insieme. Io mi occupo moltissimo degli attori, sto loro molto vicino.

Parliamo del rapporto tra forma e contenuto cinematografici: stabilisci l'articolazione delle inquadrature e i movimenti di macchina in funzione della scena e quindi dell'emozione che vuoi procurare nello spettatore oppure hai in mente una scena e semplicemente la riprendi dalle angolazioni che ti sembrano più adatte a restituirne il senso narrativo?
Di solito penso a una scena che deve trasmettere una certa emozione e in base a questa scelgo l'inquadratura. Per esempio adotto i primissimi piani, pensa al dettaglio degli occhi di Pino in Sangue Vivo, se voglio esprimere certi stati d'animo dei personaggi, naturalmente dipende anche dal livello di espressività degli attori. Ce ne sono alcuni che sono più predisposti di altri. Zimba, per esempio, ha uno sguardo molto penetrante, e sarebbe sbagliato non sfruttarlo. Per il resto, non lo so...Godard dice : "Un carrello è un problema morale...", e per me è importante... Poi, sai, a volte giro altre inquadrature perché non si sa mai,possono tornare utili. Altrimenti faccio un piano sequenza e basta. Dipende da cosa voglio raccontare.
E' corretto affermare che il tuo stile di messinscena ripropone l'essenzialità del cinema classico? Pochi movimenti di macchina, ellissi, prevalenza del montaggio, ecc...?
In Pizzicata più che in Sangue Vivo. Riguardo alle ellissi ce ne sono anche in Sangue Vivo, era una scelta formale, di sobrietà. Inoltre c'è da dire che la storia di Pizzicata durava tre mesi, Sangue Vivo è un po' meno ellittico perché tutto si svolge in tre giorni.
Dopo la "dichiarazione d'amore" di Pizzicata e "l'atto d'amore" di Sangue Vivo, cosa ci dobbiamo attendere dal tuo terzo film, Il miracolo?
Un buon film, spero...E' un film più femminile, forse...è dolce, come film...
Come mai hai scelto di ambientarlo a Taranto?
Perché Taranto è la città dei miracoli ed è anche una città vera, ci sono molti e forti contrasti sociali e architettonici, poi c'è il mare, c'è il golfo e poi è una città che si "vede". Lecce è bellissima, ma è più difficile da "vedere"...
C'è un genere cinematografico che ti piace in modo particolare...
Ah guarda, i film belli mi piacciono tutti...
Cosa pensi dell'applicazione della tecnologia digitale al cinema?
Oggi gli spettatori hanno una percezione delle immagini cinematografiche molto più esigente che in passato. A volte non puoi costruire "fotograficamente" una scena. In questo film, per esempio, ci saranno dei ritocchi digitali. Sebbene il digitale, come supporto, sia a volte fin troppo nitido, sembra non avere il calore della pellicola, è un po' freddo, ancora, d'altronde migliora continuamente, per cui potrebbe anche sostituire la pellicola.
L'ultima domanda. Cosa consigli ai giovani sceneggiatori e filmaker che vogliono lavorare in questo settore...
Di guardarsi intorno, di viaggiare, di sognare, di raccontare... ma allo stesso tempo di non cercare la fama a tutti i costi. Me ne sono accorto anche facendo i provini qui a Taranto. La gente è influenzata dalla televisione, tutti vogliono diventare famosi. Non c'è più voglia di raccontare, di fare poesia con il cinema. Qualcosa del genere avviene, per esempio, negli Stati Uniti. Il cinema diventa sempre più omologato. Noi, per esempio, potremmo anche guardare la modernità nel Salento, e raccontare delle storie speciali, diverse dalle altre...
-
Ottima intervista. Bravissimo Winspear e bellissimi i suoi film. complimenti a tutti
Inviato da Luigi il 17/04/2009
Cerca nel sito

- matt damon
- cinema giapponese
- horror
- Jafar Panahi
- ryan gosling
- steven spielberg
- serie tv
- animazione
- Martin Scorsese
- film tratti da libri
- ben affleck
- Johnny Depp
- olivier assayas
- cannes 64
- nanni moretti
- woody allen
- Kate Winslet
- david cronenberg
- cannes 2011
- Sean Penn
- terrence malick
- cinema americano
- leonardo di caprio
- trailer
- marco bellocchio
- brad pitt
- documentario
- 3D
- cinema francese
- michael fassbender
- george clooney
- venezia 67
- Corso Salani
- torino 29
- casey affleck
- oscar
- festival di roma 2011
- jessica chastain
- james franco
- joaquin phoenix
- cinema indipendente
- clint eastwood
- hbo
- natalie portman
- robert de niro
- torino film festival 28
- cinema orientale
- cinema italiano
- venezia 68
- david fincher
News
- Annullati gli eventi del 10 febbraio di Sentieri
- Attraverso il bosco fuori e presentazione corsi primaverili rinviate al 17/02
- BERLINALE 62: La neve apre il Festival
- Come 2 anni fa
- Luck di Michael Mann, al via la seconda stagione
- 10 nuovi episodi, in prima visione da gennaio 2013
- A Simple Life in sala l'8 marzo
- Il film di Ann Hui in concorso a Venezia 68 finalmente in sala
- Tom Hanks e Catherine Keener per Paul Greengrass
- Nel nuovo thriller Captain Phillips
- Debutto USA per Joachim Trier
- Il regista scandinavo prepara Louder Than Bombs
- Isabelle Huppert e Hong Sang-Soo: In Another Country
- La prima foto, il film forse a Cannes
- John Lee Hancock adatta Grisham
- Ennesima trasposizione di un legal thriller dello scrittore
- In partenza il FilmForum Festival
- Tra gli ospiti Dominic Gagnon
- BERLINALE 62: "Les adieux à la reine" per la serata d'apertura
- Domani alle 19.30 al Berlinale Palast
- 'Corpo celeste' vince l'Ingmar Bergman International Debut Award
- La principale rassegna cinematografica dei paesi scandinavi a Goteborg
- Oscar: dal 2013 addio Kodak Theatre
- La Kodak ha dichiarato bancarotta.
- Cruise presentatore degli Academy Awards
- Al Kodak Theatre il 26 febbraio
- Presentazione del Box Cassavetes
- Martedì 7 Febbraio alla Casa del Cinema
- E' morto Bill Hinzman, il primo morto-vivente del cinema
- Lo ''zombie del cimitero'' nella sequenza iniziale del film di Romero
- Corso Salani racconta Nichi Vendola
- mercoledì 8 febbraio proiezione di C'è un posto in Italia
- Sentieri Selvaggi presenta i suoi corsi primaverili
- Venerdì 10 febbraio, ore 19,30 in Via Carlo Botta 19
- No Google per i Brangelina
- I figli non posso "googlare" i genitori
- I 60 anni di Vasco su "Film Tv"
- Alexander Payne, Glenn Close e Berlinale
- La neve blocca Muller
- Rimandato il cda del Festival di Roma per decidere la nomina
- Molte novità Minerva-Rarovideo in DVD
- Scorsese, Cassavetes, Ferrara, Loach
- Omaggio a Ben Gazzara
- Il Salento Finibus Terrae omaggia l'attore scomparso
- Operazione Paura a Serravezza
- Dal 24 al 27 maggio, il primo festival finanziato con il crowdfunding
- Doodle Truffaut
- Per gli 80 anni della nascita del cineasta
- MacLaine in "Downton Abbey"
- L'attrice sarà Martha Levinson





