Amniotico Medem: "Lucia y el sexo", di Julio Medem

E' come un mare in cui è impossibile affogare, un delirio "post-mélo" che lascia stupefatti, inorriditi, ma anche affascinati e letteralmente catturati da questo cinema che sembra aver bisogno di tirare le corde delle emozioni oltre ogni limite umano, e dove i sentimenti sembrano corpi ricoperti di fango, giochi di specchi con le notti di luna

Quando qualche anno fa assistemmo alla proiezione veneziana di Gli amanti del circolo polare, film assurdo e impossibile, trascurato e triturato dalla critica, non ci si preoccupò neppure tanto di cercare di difendere questo cineasta folle ed estremo, capace di "tirare" il mélo oltre ogni possibile livello di senso, di giocare con gli stereotipi del genere trascinandoli in un contenitore "scoppiato", in grado, appunto, di far esplodere dall'interno il genere. Non ce ne preoccupammo, di difenderlo, anche perché il film, la sua storia e il suo stile, erano talmente "esagerati" da parere indifendibili,  come quei piaceri così intimi che preferisci non raccontare a nessuno... Eppure il suo cinema arioso e leggero, mescolato e inebriante, aveva lasciato un piccolo ma inesorabile segno. Oggi questo quarantacinquenne cineasta basco ritorna con un film che ci arriva sotto il marchio "Fandango", con un titolo ammiccante che sembra alludere a quelle storie di torbide passioni, per un cinema finto e caliente, pieno di spumeggiante erotismo da vendere. Niente di tutto questo, oppure si c'é anche questo, nel film. Perché in Lucia y el sexo c'è davvero di tutto. Medem non solo riprende tutti gli stilemi delle storie di sesso e passione, di amanti folli e amanti abbandonati, di amori persi e figli sparsi per il mondo, ma mescola il tutto con una storia di disperazione d'artista, e con un intreccio narrativo, legato a sua volta alla narrazione del protagonista scrittore, che è un gioco folle e perverso con lo spettatore, in una continua gara di rimandi tra il testo e il sottotesto (o pre-testo?), che spinge lo spettatore come ogni volta a dover ricostruire da capo il puzzle, che dà sempre figure diverse.  E allora ci si può divertire a ricostruire la magica composizione narrativa, assolutamente folle, e perdersi nei labirinti dei personaggi che intrecciano le loro passioni e le loro storie inesorabilmente. Ma quello che colpisce del film di Medem è il respiro "amniotico' che trasuda dalle inquadrature, quel senso di magnifico contenitore, fluido e in parte onirico, all'interno del quale sentiamo di poter avere ogni cosa, ogni bisogno, ogni desiderio. E' come un mare in cui è impossibile affogare Lucia y el sexo, un buco nella spiaggia dove si sprofonda in un luogo dove le storie non finiscono mai, e ricominciano sempre  al punto che vuoi. E allora le passioni, le lacrime trattenute, le morti e le resurrezioni,  le figlie sconosciute, gli amanti appassionati, i giochi erotici, ecc... sono tutte figure che si mescolano e intrecciano tra  loro, in un delirio "post-mélo" che lascia stupefatti, inorriditi, ma anche affascinati e letteralmente catturati da questo cinema che sembra aver bisogno di tirare le corde delle emozioni oltre ogni limite umano, e dove i sentimenti sembrano corpi ricoperti di fango,  giochi di specchi con le notti di luna, e il cinema, improvvisamente, si trasforma in un anfibio, magico pesce notturno, corpo danzante nelle acque della felicità (im)possibile.

 

Titolo originale: Lucìa y el sexo

Regia: Julio Medem

Sceneggiatura: Julio Medem

Fotografia: Kiko de la Rica

Montaggio: Ivan Aledo

Musica: Alberto Iglesias

Scenografia: Montse Sanz

Costumi: Estibaliz Markiegi

Interpreti; Paz Vega (Lucia), Tristan Ulloa (Lorenzo), Najwa Nimri (Elena), Danien Freire (Carlos/Antonio Castillo), Elena Anaya (Benén), Jvier Camara (Pepe), Silvia Llanos (Luna)

Produzione: Fernando Bovaira, Enrico Lopez Lavigne

Distribuzione: Fandango

Durata: 128'

Origine: Spagna, 2001

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