"Dogma" di Kevin Smith
Il limite del film è l'incessante verbosità che riempie ogni singola inquadratura, sopportabile quando ci sono due 'clerks' in fase di cazzeggio permanente, meno quando ci sono angeli e apostoli dal sermone facile. I difetti sono però continuamente bilanciati da quelle trovate folli che hanno reso celebre Smith

A distanza di quattro anni dall'uscita americana arriva nelle nostre (semivuote) sale Dogma, il film che venne bloccato dalla censura perché considerato scomodo nell'anno del Giubileo. A (ri)vederla oggi la satira religiosa da comics di quel satiro di Kevin Smith suona assolutamente innocua ma si sa, certe cose in Italia non s'hanno da fare. Ne fecero le spese in passato anche i Monty Python con il loro Il senso della vita, senza dubbio la migliore opera che abbia parlato del temuto rapporto tra religione e umorismo: basta ancora oggi leggere le recensioni dell'epoca per strapparsi i capelli o (meglio) ridere ancora più forte. Dogma è un film che viaggia lontano miglia e miglia dai binari del geniale sestetto inglese ma che sembra però rielaborare (seppur con dei limiti) inconsapevolmente l'irriverenza iconoclasta del 'circo volante della risata'. Coltivato nell'hortus mirabilis che è l'immaginario di Kevin Smith, Dogma è il frutto naturale della riconosciuta passione dell'autore per i fumetti, la pop-culture e la pop-art, la musica rap, il nonsense assortito e il natio (New)Jersey. In Dogma Jay e Silent Bob sono ormai diventati adulti e non hanno più bisogno di sostare davanti a un mini-market per svoltare la giornata, sono diventati i 'profeti' di una biblica 'chain of fools', anche se in realtà spinti più che da vis eroica, dal fascino oscuro di Linda Fiorentino. I compari Affleck e Damon svincolati dall'esigenza di essere belli e tenebrosi, si muovono disinvolti tra dissertazioni moraleggianti, omicidi insensati e parolacce a manetta. Perfino l'algido englishman Alan Rickman riesce a risultare 'funny' nel suo ruolo di Metatron/voce del signore come anche la mini-Salma pre/Frida indaffarata a smitizzare il suo ruolo di sex-symbol con le parole e con i fatti. Il limite del film, congenito però a ogni opera di Smith, è l'incessante verbosità che riempie ogni singola inquadratura, sopportabile quando ci sono due 'clerks' in fase di cazzeggio permanente, meno quando ci sono angeli e apostoli dal sermone facile. Se i Monty Python riuscivano a lasciar sfumare la loro sferzante ironia sul più bello, Smith ha invece il limite di voler arrivare a tutti i costi fino in fondo. I difetti del film sono però continuamente bilanciati da quelle trovate folli che hanno reso celebre Smith. La setta pop 'catholicism wow', lo 'shit-demon' Golgothan e soprattutto l'invenzione del tredicesimo apostolo 'in black' Chris Rock sono le cose del film da ricordare. Proprio l'unione tra la comicità afro/nervosa di Rock e il nonsense di Smith produce alcuni tra i momenti più divertenti, prova ne è il dialogo tra Rock/Rufus e Fiorentino/Bethany in cui lei gli chiede se davvero abbia conosciuto Gesù e lui le risponde "Shit, nigga he owes me 12 bucks!!!".
Titolo originale: Dogma
Regia: Kevin Smith
Sceneggiatura: Kevin Smith
Fotografia: Robert Yeoman
Montaggio: Kevin Smith e Scott Moser
Musica: Howard Shore
Scenografia: Robert "Ratface" Holtzman
Costumi: Abigail Murray
Interpreti: Ben Affleck (Bartleby), Matt Damon (Loki), Linda Fiorentino (Bethany), Chris Rock (Rufus), Alan Rickman (Metatron), Jason Mewes (Jay), Kevin Smith (Silent Bob), Salma Hayek (Serendipity), Alanis Morissette (Dio), Jason Lee (Azrael), George Carlin (Cardinale Ignatius Glick), Bud Cort (John Doe Jersey)
Produzione: Scott Moser e Laura Greenlee per ViewAskew Production
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 128'
Origine: Usa, 1999
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