"Luci nella notte", di Cédric Kahn
Per questo lavoro di Kahn vogliamo scomodare Hitchcock e Lang: l'uomo sbagliato nel posto sbagliato, preda dei propri desideri e sensi di colpa, prende le forme di un Darroussin sempre più protagonista/succube della sua corporeità, in questa storia d'amore e di matrimonio con macchie di sangue.

Guarda dritto verso l'occhio della cinepresa, Darroussin; chiede aiuto allo spettatore, l'unico forse in grado di comprendere realmente in quale stato d'animo, in quale vertigine esistenziale Antoine, il suo personaggio, sia finito. Antoine: l'impiegato di una compagnia assicurativa, giunto alla mezza età carico di conti sospesi con la vita, la bocca piena di groppi in gola mai ingoiati, nonostante l'alcool adoperato per mandarli giù. Nonostante - o forse a causa - dell'amore per una donna troppo attenta agli impegni lavorativi da potersi accorgere delle sue difficoltà di uomo, di umano, di mortale; nonostante - o, ancora, a causa - di un'indole bonaria ed accomodante, che gli suggerisce più spesso di subire, anziché ribellarsi.
Finché, un giorno, l'ennesima fila di troppe automobili gli impedisce per l'ultima volta la fuga. Durante il viaggio che li avrebbe condotti al mare, a recuperare i figli in vacanza estiva, un litigio con Antoine spinge la moglie Hélène ad abbandonarlo nello spiazzo di un locale notturno, immerso in un buio ed anonimo nulla della provincia francese. Hélène scompare: la sua vita cinematografica è sospesa. Per Antoine, invece, sarà l'inizio di un Fuori orario angosciante, di una notte in cui il mite ed angosciato travet farà i conti con alcuni dei fantasmi che lo avevano sempre tormentato; una notte in cui il desiderio fortissimo di avere davanti a sé una strada aperta si incrocerà con un'altra strada finalmente libera: quella appartenente ad un uomo in fuga, un delinquente della sorta di quel Roberto Succo raccontato dallo stesso regista pochi anni fa.
Il lavoro di Kahn nella messinscena delle inquietudini di Antoine - la ricerca della moglie scomparsa come quella di una via di scampo dai propri dèmoni - si materializza in un livello di tensione costante, che rimane elevato per tutta la parte centrale del film e fa pensare ad Hitchcock, ai suoi protagonisti al posto sbagliato nel momento sbagliato (a confortare questa sensazione, l'algida Bouquet, nei panni della moglie di Antoine), senza però quella valvola di sfogo costituita dall'ironia di fondo (delle situazioni, dei personaggi) che il maestro generosamente distribuiva. Ma ricorda anche Lang e i suoi uomini semplici, proiettati improvvisamente dai loro desideri e sensi di colpa in situazioni insostenibili. Kahn, rimanendo affiancato al testo originale di Georges Simenon, fa di Darroussin - ancora una volta protagonista/succube della sua corporeità - l'interprete ideale di questa storia d'amore e di matrimonio, che vira implacabilmente dal rosso acceso dei semafori del titolo originale al rosso diffuso dei fuochi che bruciano nella mente di Antoine, fino a giungere al rosso fluido del sangue che scorre; mentre la cinepresa sul muso della sua macchina continua a registrare strade sperdute nella notte.
Titolo originale: Feux rouges
Regia: Cédric Kahn
Interpreti: Jean-Pierre Darroussin, Carole Bouquet, Vincent Deniard, Carline Paul, Jean-Pierre Gos, Sava Lolov
Distribuzione: BIM
Durata: 1h 46'
Origine: Francia, 2004
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