"Amore, bugie & calcetto", di Luca Lucini
E’ proprio un film deprimente Amore, bugie e calcetto. Non perché abbia eclatanti difetti di struttura, di scrittura, di regia. E’ evidente anzi come il film voglia essere leggero e aereo come la palla che passa di giocatore in giocatore, in campo. Ma è cinema di plastica, senz’anima, simpatico, ruffiano, ammiccante, affidato ad attori che vengono puntualmente utilizzati come splendenti pupazzetti pubblicitari/televisivi. Ma non per questo innocuo.
All’inizio dello stupendo Una Piccola Storia di Stefano Chiantini – film di cui ci auguriamo di vedere presto la distribuzione in sala – c’è una bellissima sequenza con i cinque protagonisti che giocano a calcio, su di uno spiazzo desolato disperso tra le montagne. Si tratta davvero di una scena magnifica, luminosa come il riflesso dei raggi del sole sulle gocce di sudore dei cinque uomini, totalmente silenziosa se non per il respiro affaticato di qualcuno di loro. Si scopre poi che il manipolo non è un gruppo affiatato formato da amici, ma giusto una compagnia di colleghi isolati per mestiere (sono geologi) dal resto del mondo: eppure in quella sequenza di gioco, quella della partitella a calcio, seppure in silenzio ogni tanto li vedevi abbozzare un sorriso, farsi scappare una risata, una manifestazione magari di divertimento, di gioia. Ecco invece il nuovo film di Luca Lucini, che dopo lo spiraglio di interesse lasciato trasparire con L’Uomo Perfetto, ripiomba nuovamente nella sua abituale (si pensi a Tre metri sopra il cielo) forma ultradeprimente di cinema. E’ proprio un film deprimente, infatti, Amore, bugie e calcetto. Non perché abbia eclatanti difetti di struttura, di scrittura, di regia: i dialoghi sono spesso riusciti, veloci e scattanti; e lo stile di Lucini è altrettanto ‘giovane’, frizzante e veloce. E’ evidente che il film vorrebbe essere leggero e aereo come la palla che passa di giocatore in giocatore, in campo – invece risulta terribilmente greve e pesante proprio negli istanti più ‘sbracati’ e grossolani, come Filippo Nigro preda delle controindicazioni del Viagra, o Claudia Pandolfi costretta in completo fetish in latex. Ecco che, dopo aver assistito alle vicende – divertenti? – dei sette componenti di questa squadra amatoriale di calcetto, parallele, incrociate, trasversali, mischiate tra di loro, dai risvolti ‘imprevedibili’, usciamo dalla sala col cuore appesantito invece che alleggerito dai toni della ‘commedia’. Non è colpa di Lucini: è improbabile che il regista avesse voluto in origine far gravare sullo spettatore il peso di riflessioni cupe e profonde, dopo la visione di Amore, bugie e calcetto. Fatto sta però, che per l’ennesima volta tornando a casa dopo il film ci si ritrova a riflettere – ancora, ancora – sul baratro di nostro certo cinema: simpatico, ruffiano, ammiccante, affidato ad attori che vengono puntualmente utilizzati come splendenti pupazzetti pubblicitari/televisivi (ingloriosa fine di Claudio Bisio e Angela Finocchiaro). Tutto l’opposto di un piccolo, clamoroso gioiello italiano come il film di Chiantini visto all'ultimo Bergamo Film Meeting: e le sequenze di partita, compresa quella in cui i protagonisti si ritrovano a giocare contro una squadra formata da vecchie glorie italiane come Totò Schillaci e Gigi Rizzitelli, restano davvero lontane dalla sincera commozione presente in quella raccontata all’inizio di questo articolo. Quello di Lucini è cinema di plastica, senz’anima, ma non per questo innocuo. Nel suo confondere la sua arrogante inconsistenza per baldanzosa leggerezza potrebbe anzi essere scambiato pericolosamente per una dimostrazione di ‘cinema onesto e senza pretese’: il che è come credere che Giuseppe Battiston possa realmente segnare un goal su punizione a Stefano Tacconi.
Regia: Luca Lucini
Interpreti: Claudio Bisio, Filippo Nigro, Claudia Pandolfi, Giuseppe Battiston, Angela Finocchiaro
Distribuzione: Warner Bros. Italia
Durata: 115’
Origine: Italia, 2008
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