"Solo un padre", di Luca Lucini
Nella sua interessante e importante tematica, il film di Lucini è suggestivo, toccante e sincero - pur nei limiti di alcuni momenti forse troppo moraleggianti e pontificatori -, eppure limitato dalla paura di lasciare da parte un contesto esterno utile ad alleggerire (troppo) una storia fatta di intimità.
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C’è una certa tendenza nel cinema italiano, non d’autore, eppure importante nel suo carattere “popolare”: quello di non avere mai il coraggio di andare a cercare il profondo nella cose; tentare l’ambizione, eppure fermarsi poco prima di addentrarsi nella purezza del tema trattato.
Questo è il caso di Solo un padre (e di Caos calmo), dramma di un uomo (Luca Argentero), Carlo, vedovo e con una figlia piccola, alle prese con i rimorsi di una vita affettiva frenata nel passato - e nel presente - dalla sua immaturità.
Nella sua interessante e importante tematica, il film di Lucini è suggestivo, toccante e sincero – pur nei limiti di alcuni momenti forse troppo moraleggianti e pontificatori -, eppure limitato dalla paura di lasciare da parte un contesto esterno utile ad alleggerire (troppo) una storia fatta di intimità. La scelta del regista di concentrarsi sui particolari del volto, soprattutto sulla bocca - strumento della parola e quindi della comunicazione - se all’inizio può lasciare confusi, si rivela alla fine perfetta nel rendere maggiormente unica e privata ogni frase detta: ciò che i protagonisti si dicono, deve rimanere tra loro; ogni discorso è giustamente ascoltato dai diretti interessati e non urlato ai quattro venti.
Ne esce fuori il ritratto di una società incapace ad affrontare i propri sentimenti (la donna che si compra un gatto per sconfiggere la solitudine), non adatte a cogliere i bisogni dell’altro, egoisti e inetti nel decidere della propria esistenza. E tutto questo risalta solo a tratti, soffocato dalla scelta filmica e narrativa di descrivere il mondo attorno a Carlo come fatto di piccoli spot, sketch di pochi minuti abitato da figure di contorno, “macchiette” che cercano di strappare qualche sorriso – scelta in un certo senso confermata dalla presenza di due attori di Camera Cafè - e di allontanare per poco una tematica (quello della mancanza di comunicazione sia negli affetti che nella vita comune) sicuramente “pericolosa” e difficile da ascoltare, ma che Lucini non descrive in modo banale, anzi giustamente quasi sussurrandola, facendola cogliere piano piano che il film prosegue, senza mai, però, se non nel finale – quasi onirico e al di fuori del tempo -, rivelare in tutta la generale portata.
Regia: Luca Lucini
Interpreti: Luca Argentero, Diane Fleri, Fabio Troiano, Anna Foglietta, Sara D’Amario, Claudia Pandolci
Distribuzione: Warner Bros. Italia
Durata: 93’
Origine: Italia, 2008
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