FESTIVAL DI ROMA 2009 - "L'amore è prima di tutto la libertà di poter scegliere chi amare". Incontro con Donatella Maiorca e il cast di Viola di Mare.
La conferenza stampa del film in concorso Viola di mare di Donatella Maiorca. Hanno partecipato, oltre alla regista, le attrici protagoniste Valeria Solarino e Isabella Ragonese, Maria Grazia Cucinotta, produttrice e interprete del film, Gianna Nannini, autrice della colonna sonora e Pina Mandolfo, giornalista e scrittrice siciliana, autrice del soggetto
Si è tenuta la conferenza stampa del film in concorso Viola di mare di Donatella Maiorca. Hanno partecipato, oltre alla regista, le attrici protagoniste Valeria Solarino e Isabella Ragonese, Maria Grazia Cucinotta, produttrice e interprete del film, Gianna Nannini, autrice della colonna sonora e Pina Mandolfo, giornalista e scrittrice siciliana, autrice del soggetto.Per prima cosa ci racconta com’è nato il progetto di Viola di mare?
Donatella Maiorca: Mi sono imbattuta in questa storia vera attraverso il soggetto che Pina Mandolfo aveva tratto dal romanzo di Giacomo Pilati, Minchia di re. Ho letto entrambi e ne sono rimasta molto coinvolta. C’è dunque una storia realmente accaduta e c’è un romanzo ispirato a quella storia. Poi, naturalmente, c’è il “tradimento” del regista: nel mio caso, c’è stata la volontà di raccontare una vicenda senza tempo. Il nucleo del film è un tema vicinissimo ai giorni nostri.
La cosa più attuale e interessante è infatti come la sincerità di Angela riesca a scoperchiare i segreti e le menzogne che tutti gli altri tentano di nascondere. Il suo amore “non consentito” è un sentimento molto più schietto rispetto a quelli che governano i legami tradizionali.
Donatella Maiorca: Questo è infatti uno dei messaggi che volevo comunicare con il film. Un legame sentimentale è autentico solo quando si ha libertà di poter scegliere chi amare. Angela sceglie Sara, ed è una scelta naturale e spontanea. Non ama tutte le donne, ama soltanto Sara, fin da bambina. È un amore che cresce con lei fino a diventare una parte irrinunciabile della sua identità.
Il terrore di ammettere la libertà di scelta di amare nasconde secondo lei altre ipocrisie, altre negazioni di altre forme di libertà?
Donatella Maiorca: Certo. C’è sempre un virus latente nell’animo animo che porta a identificare la diversità come destabilizzante e pericolosa. Per questo il film parla di libertà: della libertà di amare come della libertà di compiere qualunque altra scelta di vita, per quanto anticonvenzionale possa essere.
Il percorso personale di Angela e Sara è davvero complesso ed intenso. Vorrei chiedere alle due attrici protagoniste come hanno vissuto emotivamente tutto questo.
Valeria Solarino: Nei momenti di smarrimento, riuscivo a tornare in sintonia con il mio personaggio pensando semplicemente: Angela ama Sara; è questa la sua identità. Lei non ha bisogno di dire chi è o di esternare i motivi delle proprie scelte.
Isabella Ragonese: Sara è una ragazza ingenua che avrebbe fatto le scelte imposte dagli altri. Poi, attraverso il rapporto con Angela, che è così consapevole delle proprie scelte, in lei scatta qualcosa, e quell’amore che inizialmente le sembrava inconcepibile diviene una passione reale e potente.
Come giudica la produttrice Maria Grazia Cucinotta la bocciatura della legge Concia contro l’omofobia?
Maria Grazia Cucinotta: Non parlo mai di politica. Non credo che esprimere opinioni in questo senso sia la maniera più giusta per intervenire sulla realtà. Piuttosto, io cerco di fare qualcosa attraverso il cinema. A questo proposito ci tengo a ringraziare la Medusa e tutta la produzione, che hanno reso possibile questo progetto.
Una domanda per Pina Mandolfo, autrice del soggetto. Come si colloca questa storia nel percorso di libertà delle donne?
La vicenda di Angela e Sara è un caso emblematico di rottura dei pregiudizi su cui si regge il sistema patriarcale. La libertà e la giustizia che Angela rivendica per sé sono lo specchio del bisogno più ampio di reagire a qualsiasi forma di ingiustizia e sopruso perpetrata in nome di assurde convenzioni sociali. Chi scrive una storia desidera ovviamente che se ne parli, e magari spera di vedere il proprio nome su qualche copertina. Io ho prima di tutto un’altra velleità: vorrei che questo film contribuisse a cambiare il senso comune.
Vorrei chiedere a Donatella Maiorca e a Gianna Nannini com’è nata l’idea di inserire una colonna sonora che potrebbe sembrare insolita se si pensa all’epoca in cui è ambientato il film.
Donatella Maiorca: È senz’altro una colonna sonora dissacrante, che comunica un’idea di rottura. Proprio per questo è perfetta per un film che parla di libertà e tolleranza.
Gianna Nannini: Volevo allontanarmi dal luogo comune dando alla colonna sonora una connotazione etnica e locale rielaborata però in chiave rock. Mi sono recata sul posto, sull’isola di Favignana; ho capito che le sonorità della chitarra appartenevano a quel luogo.
Ancora una domanda per Donatella Maiorca. Come mai sono passati dieci anni tra Viol@ e Viola di mare?
Soprattutto per la grande difficoltà di ottenere l’approvazione e il finanziamento di un progetto rischioso come questo che abbiamo appena realizzato. Ci tengo a ringraziare per questo la produzione e la Medusa. Nel frattempo ho fatto molta televisione e non è un campo che considero inferiore. Spero che il film vada bene e spero di farne un altro prima di altri dieci anni!
Cosa ha spinto Valeria Solarino, che è un’attrice molto selettiva nelle sue scelte, ad accettare questo ruolo?
Mi sono convinta perché vi ho visto una storia universale e ancora attuale. Io devo sentire che quello che si racconta in un film è in qualche modo necessario. Non mi illudo che un film possa cambiare il mondo, ma è già molto se fa riflettere.
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