FESTIVAL DI ROMA 2009 - "The City of Your Final Destination", di James Ivory (Fuori concorso)
Tratto dal romanzo di Peter Cameron, il film dimostra come il cinema del regista ha perso ormai quel poco smalto che gli era rimasto e dissolto anche quel discutibile ma comunque compatto e, in certi casi, vibrante accademismo del passato pur sentendosi sempre il peso della scrittura letteraria di Ruth Prawer Jhabvala
Ha perso ormai quel poco smalto che gli era rimasto il cinema di James Ivory. The City of Your Final Destination, tratto dal romanzo Quella sera dorata di Peter Cameron, poteva apparentemente rientrare nel filone meno accademico della filmografia del cineasta e, per certi aspetti, entrare nel vivo delle dinamiche familiari e sentimentali come era già accaduto in La figlia di un soldato non piange mai, forse l'ultimo film riuscito di Ivory. Invece in questa pellicola si sente sempre il peso della scrittura letteraria di Ruth Prawer Jhabvala, senza però quel discutibile ma comunque compatto e, in certi casi, vibrante accademismo del passato. Omar Rezhagi (interpretato da Omar Metwally, già protagonista di Munich e Rendition. Detenzione illegale) è un giovane dottorando iraniano dell'Università del Kansas che ottiene un incarico prestigioso: scrivere la biografia dello scrittore uruguayano Julius Gund, autore di un unico libro di successo e morto suicida. Ma la vedova, il fratello e l'ultima amante dell'uomo, che vivono tutti insieme nella tenuta di Ochos Rios, gli negano l'autorizzazione. Spinto dalla pragmatica fidanzata, si reca sul posto per cercare di convincerli a cambiare idea. A contatto con loro, e soprattutto con la coetanea Arden, inizia a comprendere molte cose di se stesso.Ci sarebbe potuto essere un affascinante senso di decadenza sul luogo in The City of Your Final Destination. La casa di Ochios Rios poteva avere la stessa funzione della dimora di Casa Howard o Quel che resta del giorno un luogo che ha ormai addosso le ragnatele del passato ed è impermeabile al presente. Sono soltanto però deboli tracce, che si riversano su simboli insistiti (la gondola, la palude) e che denotano una stanchezza così evidente e una piattezza persistente che fanno passare in secondo piano alcuni giochi di sguardi tra Omar ed Arden (una viva Charlotte Gainsborg che riesce a far emergere il suo personaggio malgrado sia sacrificata) o la bella prova di Alexandra Maria Lara (Un'altra giovinezza, Control) nei panni dell'insopportabile fidanzata del protagonista. Vedendo tutta la parte iniziale, prima del viaggio di Omar in Uruguay dove c'è quel volontario isolamento di Surviving Picasso (con Anthony Hopkins che sembra replicare il personaggio del pittore con la figura del fratello di Lund), potevano esserci delle tracce del cinema di Robert Benton. Ma Ivory rinnegherebbe se stesso se andasse in sottrazione. E ovviamente, con il suo fedele sceneggiatore, neanche stavolta ovviamente può cambiare marcia.
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