FESTIVAL DI ROMA 2009 - "Io, Don Giovanni", di Carlos Saura (Concorso)
Il regista spagnolo Carlos Saura mette in scena un film musicale ispirato alla vita di Lorenzo Da Ponte, librettista del Don Giovanni mozartiano. Molto suggestivo il tentativo di mettere in contatto due mondi tra loro paralleli: la vita e l'Opera.
La vita prosegue nell’Opera e l’Opera nella vita. Due mondi paralleli che il settantasettenne regista Carlos Saura (La caccia) vuole mettere in comunicazione in questo film. Un movimento di macchina attraversa il palcoscenico mentre sono appena terminate le prove della celebre “scena del catalogo” del Don Giovanni mozartiano: dalla scena si passa al retroscena, in continuità, senza interruzioni, con un gioco di riflessi e di trasparenze che consente allo spettatore di abbandonare gli attori sul palcoscenico per ascoltare il dialogo che, dietro le quinte, sta avvenendo tra Lorenzo Da Ponte (Lorenzo Balducci) e Mozart (Lino Guanciale), il quale ha appena ricevuto la notizia della morte del padre. Forse è tutto racchiuso in questa breve sequenza il senso ultimo di questa pellicola, che getta un ponte tra la vicenda biografica del celebre librettista veneziano e quella che si può forse considerare l’opera migliore della “trilogia dapontiana”, il Don Giovanni.
Una vicenda biografica trattata in modo sintetico, tenendo ciò che serve e scartando ciò che non sarebbe risultato funzionale al racconto; aggiungendo qualche elemento di pura fantasia e forzando – sicuramente - la mano su molti punti, pur di non lasciar spezzare quel filo che lega, stando alla visione di Saura, il libertinaggio dell’antieroe mozartiano con quello di Da Ponte. Poco importa. Si tratta evidentemente di un “film musicale” e non di un biopic, quindi la scelta del regista risulta del tutto legittima.
Tutto ha inizio quando il giovane ebreo Emanuele Conegliano si converte alla fede cristiana e assume il nome di Lorenzo Da Ponte. Una conversione che, da subito, ci viene presentata come un atto d’amore verso l’arte più che verso Dio, compiuto per amore di Dante, per amore di un’illustrazione dell’eterea bellezza di Beatrice, per amore del quinto canto dell’ Inferno, proprio quello in cui si narra del girone dei lussuriosi. Prete prima, accusato di libertinaggio dalla Santa Inquisizione e condannato all’esilio poi. Scrittore satirico, poeta, librettista. A Vienna Da Ponte cerca Salieri (Ennio Fantastichini) e trova Mozart. Scrive per lui, raggiunge la fama, corona il suo sogno d’amore con Annetta (Emilia Verginelli), dal quale trae non pochi spunti per il suo capolavoro. Ridotto alla sua trama Io, Don Giovanni perde tutto il suo fascino, e ciò giustifica il fatto che i momenti meno riusciti del film e – perché no – i più noiosi sono proprio quelli che focalizzano l’attenzione sulla vita di Lorenzo. Ciò motiva l’andamento crescente di questo film, che, poco interessante nella prima parte, inizia ad arricchirsi dal momento dell’incontro tra Da Ponte e Mozart e, ancor più, dal momento in cui, spinti da un’intuizione di Giacomo Casanova (Tobias Moretti), amico e “maestro di vita” di Lorenzo, i due si immergono nella creazione del Don Giovanni. È forse proprio qui il limite di questo film? Nel fatto di appoggiarsi in maniera troppo netta sul fascino irresistibile dell’Opera mozartiana? O, al contrario, la capacità di far dialogare due arti come il cinema e l’opera lirica va considerato il suo maggior pregio? Sta di fatto che Saura non nasconde la sua volontà di portare un po’ di cinema nell’opera e viceversa (si vedano, ad esempio, gli sfondi disegnati in alcune sequenze “extrateatrali” e alcuni sfondi, anacronisticamente, fotografici sulle quinte del palcoscenico).
Il vecchio maestro del cinema spagnolo non presenta forse nulla di nuovo e non realizza, sicuramente, un film perfetto. Forse si poteva rinunciare a qualcosa, forse si potevano sfoltire alcune sequenze che risultano macchinose, ma, ciò nonostante, questa pellicola non lascia certo indifferenti e costringe ad una elaborata riflessione sui tanti spunti disseminati dall’inizio alla fine del film e non fa che confermare l’assoluta vitalità del Don Giovanni di Mozart; un’opera che non smette mai di affascinare neanche gli spettatori moderni.
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