FESTIVAL DI ROMA 2009 - "Bancs publics (Versailles rive droite)", di Bruno Podalydès (L'altro Cinema Extra - Fuori Concorso)
In Bancs pubblics (Versailles rive droite), nel Fuori Concorso della sezione Extra, Bruno Podalydès interviene con la sua macchina da presa sul quotidiano, frammentando la realtà e spezzando le situazioni per trarre, con ironia minimale, momenti di gratificante buonumore. Un catalogo di tipi e situazioni che non mancheranno di divertire il pubblico che non dovrà farsi però troppo irretire dalla scaltra rete ordita dal regista.
Podalydès interviene con la sua macchina da presa sul quotidiano, frammentando la realtà e spezzando le situazioni per trarre, dall’ironia minimale che la consuetudine ci offre, momenti di gratificante buonumore. Bancs pubblics, nel Fuori Concorso della sezione Extra, è un film che ha molte affinità con un certo cinema ad uso e consumo di una fascia di pubblico che ama l’ironia costruita a tavolino, quella che cattura la risata, ma non lascia traccia, graffia senza dolore e non fa male a nessuno. Tanto per fare un esempio, un esponente di questo cinema apparentemente radicale, ma in effetti solo molto chic e perbenista, è il canadese Denis Arcand.
Ma in questa premessa vanno fatti dei distinguo. Podalydès non è Denis Arcand, ci assomiglia solo un poco, ma in fondo né è distante. Il suo riferimento sociale non è il cinismo degli intellettuali disincantati, ma la gente comune, impiegati e commessi, donne e barboni abbandonati. Già questo distinguo serve a precisare i termini della questione. L’altra ragione risiede nel fotografare con affetto, e non con il cinismo, il disincanto e l’ironia positiva, quella che serve a sbarcare il lunario dell’infelicità.
Podalydès sfoggia una varietà invidiabile di personaggi e un vero e proprio stuolo di attori francesi, ponendoli su un palcoscenico naturale, quello degli uffici, delle attività commerciali, del piccolo parco pubblico, luogo dei giochi dei bambini o di appuntamento per innamorati o ex innamorati. Tutti o quasi assillati da un senso profondo di solitudine e lo striscione nero, che campeggia su un balcone di un condominio, e su cui c’è scritto “uomo solo”, sembra un grido d’allarme, per la verità sufficientemente ignorato dai più e solo per alcuni fonte di preoccupazione per gli esiti che da una tale inascoltata richiesta d’aiuto potranno derivare.
Ma non c’è dramma nel film, se non per trarci il salvifico buonumore. Le situazioni, ironiche e divertenti, denunciano la solitudine dei personaggi, le ansie quotidiane, la paura di non farcela sul lavoro, ma il generale ottimismo che si respira nel film, riesce a contenere ogni quotidiano malumore.
Bancs pubblics è fatto di situazioni e frammenti, è una giostra di personaggi e di storie come, forse abbastanza pleonasticamente, il regista sottolinea alla fine, mentre scorrono i titoli di coda. Un cinema che, nella sua equidistanza dalla complessità, che sta dietro alla banalità del giornaliero, non affonda però davvero mai il suo occhio che resta sospeso sulla superficie. Il film, avviandosi al finale, ritrova la sua vera vocazione, riconoscendosi in una piega più smaccatamente comica e decisamente grottesca. Una serie di assurde e bizzarre situazioni che si svolgono all’interno del negozio di ferramenta di Bretelle il titolare, interpretato dallo stesso regista, autore anche della sceneggiatura. Sembra che qui, senza preoccupazioni sociali, l’autore voglia soltanto far divertire riuscendoci con raffinata intelligenza.
Bancs pubblics è l’occasione per un lavoro corale di recitazione al quale partecipano, insieme al regista, anche Catherine Deneuve, Pierre Arditi, Emmanuelle Devos, Mathieu Amalric, Olivier Gourmet, Chiara Mastroianni, Denis Podalydès e molti altri per un catalogo di tipi e situazioni che non mancheranno di divertire il pubblico che non dovrà farsi però troppo irretire dalla scaltra rete ordita dal regista.
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