TORINO 25 - "Razzle Dazzle -The Lost World", di Ken Jacobs (La zona)
Ridurre l’immagine al nulla, arrivare al ground-zero della visione: Ken Jacobs continua a mettere sotto accusa lo statuto stesso dell’immagine e la sua composizione bio-chimica diviene il terreno di scontro per pulsioni nichiliste e azzeranti. Un viaggio di sola andata verso l’ignoto.
L’epifania dell’immagine.
La missione di uno dei massimi profeti del cinema sperimentale americano è sempre stata quella di partire da un frammento, di immagine/ di cinema/ di vita, manipolarlo e azzerarlo per poi donarle nuova vita. Parecchi anni dopo l’esperimento di Tom Tom The Piper’s Son (1969), nel quale Ken Jacobs rielaborava un corto della Biograph, l’artista americano “attacca” un rullo di Thomas Alva Edison datato 1903, e lo fa divertendosi a digitalizzarlo e a storpiarlo. Ancora da La zona torinese provengono gli ultimi bagliori di un cinema residuo, sedimentato, quasi sinestetico, recante tracce informi di vita, composto da una superficie accidentata come quella lunare: il cinema di Ken Jacobs è arte concettuale, è un lacerto di luce che non blandisce lo spettatore, il cui occhio viene quasi aggredito (e quella scritta all’inizio del film lo testimonia: “Questa pellicola non è adatta a chi soffre di epilessia”) da una sequela di immagini lampanti e lancinanti. E se non si è epilettici forse lo si diventa…
Interessante l’operazione di Jacobs, soprattutto nella scelta di partire dall’origine del cinema, o da una delle origini (come può esserlo quella di Edison), per poi scattare in avanti negli anni, sembrano migliaia ma in realtà sono poco più di cento: eccola la forza dirompente del cinema, arte dall’evoluzione folle, specchio di un’umanità a caccia di perfezione divina, ma anche rara ed utopica testimonianza della potenza e del lavorio incessante della morte. Partire dalle origini –come già altri hanno fatto, anche se in forme diverse, basti pensare al sudafricano William Kentridge e al suo omaggio a George Méliès oppure a Eadweard Muybridge, Zoopraxographer altro “partire” e dare vita alle “nostre prime immagini”, questa volta di Muybridge, concepito da Thom Andersen- per realizzare un ponte tra il vecchio ed il nuovo: ma l’immagine per Jacobs è anche caos, distorsione accelerata di vita, che sfrutta gli “errori” percettivi dell’occhio umano per creare ossessioni nitide e cerebrali. Un viaggio a ritroso nell’infanzia dell’immagine.
Eccola, allora, l’epifania dell’immagine…
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