TORINO FILM FESTIVAL 26 - "The Scenic Route", dI Ken Jacobs (La Zona)

Jacobs cerca e trova i particolari , che potrebbero essere di un qualsiasi fotogramma e li potenzia: il suo cinema "sfrutta" l'immagine per se stessa e la rende una sfera da guardare in tutte le sue varianti, in tutta la sua essenza.

The Scenic Route

Due persone di spalle, una più in alto e l’altra più in basso, in un ambiente sabbioso; un momento di vita comune al mare; un uomo ha appena sparato col fucile. Fotogrammi o fotografie che mostrano attimi completamente diversi e intanto lo schermo comincia a deformarsi. Ken Jacobs esplora tutte le possibili suggestioni delle immagini trovate: ma non è il soggetto che conta, bensì l’immagine in sé. Allargando e restringendo alcune sezioni dello schermo, sovrapponendo o modificando l’ordine di grandezza delle “cose” e persone raffigurate, il regista cerca la tridimensionalità nella piattezza di un fotogramma. In momenti separati i vari elementi dell’immagine prendono consistenza, assumono una realisticità diversa dalla loro origine: l’acqua è vera acqua, è una massa trasparente, quasi solida che avvolge i soggetti presenti, si sovrappone ai loro volti e addirittura li copre. Jacobs cerca e trova i particolari, che potrebbero essere di un qualsiasi fotogramma, e li potenzia: il suo cinema “sfrutta” l’immagine per se stessa, la rende una sfera da guardare in tutte le sue varianti, in tutta la sua essenza. L’immagine è la “scenic route” del titolo, ogni momento di visione infatti è una rotazione su se stessa per mostrarci la sua plasticità scultorea, la sua intrinseca fisica presenza nello schermo. Ciò che vediamo non è più la donna al mare col figlio, ma bensì la presenza nel nostro occhio del suo corpo reale, pieno, quasi raggiungibile nonostante la sua natura di proiezione. E questa esperienza visiva ci tocca quasi fino ai margini del nostro occhio, per depositare un dubbio sulla realtà cinematografica e quella reale.

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