TORINO 27 - "Radio Singer", di Pietro Balla e "Famille" di Fracoise Farellacci (Italiana Doc.)

La sezione Italiana Doc si conferma il terreno privilegiato per tessere la ragnatela di sguardi sul presente. Due lavori diversi Radio Singer e Famille scavano a loro modo nel "passato" per cercare di rispondere ad alcune domande sull'oggi.

Altro giro altra festa. Sempre illuminato sulla strada del documentario, il 27° Festival di Torino firmato quest’anno da Gianni Amelio, continua a tessere la magnifica ragnatela di sguardi, volti e parole sulla nostra realtà. Lo spazio dedicato alla migliore produzione del genere made in Italy si conferma come la linea di confine da superare per convincersi ogni giorno di più delle potenzialità di questo linguaggio. Iniziamo con due documentari molto diversi ma legati da una matrice comune: il ricordo. Il primo è Radio Singer firmato dal torinese Pietro Balla, già autore nel 2008 di un ottimo doc dedicato alla tragica morte degli operai, ThyssenKrupp Blues, coprodotto con Monica Repetto e passato alla Mostra di Venezia nel 2008. Radio Singer  inizia sulle scorie della delusione di Balla per l’epilogo di quel progetto “Parto dall’oggi per vedere ciò che è successo prima, non conosco nessuna verità” sono le parole dell’autore alla presentazione in sala del documentario. Radio Singer è la storia di una fabbrica, come lo era in parte quella della Singer. Siamo nel 1977 e la multinazionale chiude la fabbrica di Lenì alle porte di Torino. Per strada finiscono 2000 operai che negli anni precedenti avvano creato un grande movimento di protesta che aveva coinvolto famiglie, sindacati, intellettuali, artisti. Ma Balla opera uno straniameno da quei fatti, la protagonista di questa storia italiana è Maddalena. La voce di un operaia che dalle onde della radio libera Singer parla della sua vita e di quella dei suoi compagni operai, dei loro sogni e lotte contro i “padroni”. Maddalena è la voce senza volto di questo pezzo di storia italiana, ma a Torino in quei giorni accadono altri fatto che  segneranno il movimento operaio e la vita di Maddalena. C’è chi ha scelto la pistola e la rivoluzione per cambiare il mondo. Balla si mette in gioco, ricompone sapientemente il puzzle dei suoi ricordi e lo fa in prima persona e con la voce di Maddalena, narrando le vicende e intervistando i protagonisti di allora: operai, dirigienti gambizzati, Dario Fo e Franca Rame, Piero Fassino. Gente che quei fatti li ha vissuti, voci segnate dal ricordo. Come le parole e i pensieri di Maddalena, le sue canzoni passate alla radio. Schegge di una storia da non dimenticare. il secondo è un viaggio nel passato familiare, Famille appunto, diretto dal franco-italiano Francois Farellacci. Una lunga marcia indietro l'ha definita il suo autore nella presentazione in sala. Famille è lo scavo nell'anima più profonda del microcosmo parentale alla scoperta del dna. Eredità e memoria collettiva compongono il mosaico che Farellacci cerca con grande coraggio di rimettere insieme, dare delle risposte agli improvvisi detour che prima il nonno e poi il padre hanno tracciato nella loro vita. Figlio disperato, che cerca, mettendo al centro del proprio racconto le due generazioni che l'hanno tirato su, di liberarsi dei fantasmi che da trentanni lo tormentano. Il distacco improvviso dalla nativa Corsica, poi l'Italia, di nuovo la Francia, poi di nuovo Milano, girovaghi sempre in movimento. Generazioni di Farellacci che cercano invano lo spazio delle loro radici. Così questo figlio, che paga le colpe dei padri?, non può che (ri)raccontare la loro storia per far riemergere i nodi mai sciolti di questa lunga saga. I volti e le parole del nonno, del padre, della sorella sono le sponde a cui attacarsi prima del tuffo liberatorio nelle acque calde e avvolgenti dell'amata Corsica.

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