TORINO 27 - La malattia borghese. Incontro con Ivano De Matteo

Nella sezione ‘Festa mobile’ è passato La bella gente di Ivano De Matteo, film che vuole puntare il dito sull’ipocrisia di certi ambienti borghesi. Scritto dalla compagna del regista, Valentina Ferlan, e girato con un budget eseguito, il film si è aggiudicato un premio al Festival del cinema italiano di Annecy

Può una famiglia borghese, che si considera progressista e aperta, mettere a repentaglio   la propria agiata e sofisticata quotidianità per proseguire i propri ideali? Da questo assunto parte La bella gente di Ivano De Matteo, presentato in anteprima nazionale al Torino Film Festival, nella sezione “Festa Mobile”.
Scritto da Valentina Ferlan, compagna del regista, il film è reduce da un premio al Festival del cinema italiano di Annecy. Girata in 4 settimane, con un budget esiguo (450 mila euro), la pellicola vuole puntare il dito sull’ipocrisia di certi ambienti borghesi, che si battono per grandi ideali, ma, quando poi si sporcano le mani con la realtà, è tutto un altro paio di maniche. “L’ipocrisia è come il colesterolo – dice il regista – c’è quella buona e quello cattiva. C’è l’ipocrisia che serve per andare avanti, per non risultare magari offensivi, e quella cattiva, quella perbenista”.
Nel film finalmente vediamo Antonio Catania in un ruolo a tutto tondo. Un uomo profondamente innamorato della moglie, che per il quieto vivere, per la pace in famiglia, alla fine si piega a fare cose che non avrebbe mai pensato di fare. “La cosa interessante di questo film è che mostra personaggi – spiega l’attore – che all’inizio sono profondamente convinti si essere in una certa maniera, di essere aperti e per bene. E invece dietro l’angolo c’è la possibilità di scoprire che tu non sei quella bella persona che credevi di essere. E a rendere ancora più tragico il finale, c’è la credenza dei personaggi che tutto nella vita passi, che tutto sia una parentesi, che ci si possa chiudere la porta alle spalle e ricominciare da capo”.  
Elio Germano, nel film rappresenta il principe azzurro che invece del cavallo bianco ha la Mini, fa le vacanze in barca all’isola del Giglio, studia a Londra e non ha la benché minima volontà di faticare per avere la principessa. Il giovane attore in conferenza stampa punta il dito contro quello che definisce il male del secolo: “L’individualismo. Il fatto di pensare sempre al proprio tornaconto personale. E’ la cosa che fa più male è vedere questo tratto nelle giovani generazioni, che dovrebbero essere portatrici di idee fresche, di ideali alti. In un certo senso questo film rappresenta senza retorica la decomposizione della società attuale”.
Su tutti veglia, come un’amorevole chioccia, il direttore Gianni Amelio, che in serata presenta il film al pubblico dell’Ambrosio. “Ci tenevo ad avere questo film in concorso, ma non è stato possibile perché era già andato ad Annecy. Ma è un film da premiare”. Il pubblico sembra aver gradito, applaudendo regista e attori alla fine della proiezione. Il vero premio però sarebbe portarlo nei cinema.
 
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