TORINO 27 - "Fantastic Mr. Fox", di Wes Anderson (Festa mobile)
Pur nell’inganno dell’animazione, Anderson non riesce a staccarsi dalla famiglia. Riconosciamo tutti e riconosciamo noi stessi. Come eravamo e, forse, come saremo. Qualcuno protesterà. Ma al di là di una presunta furbizia, in Anderson c’è un calore, una gioia di raccontare che ha pochi eguali. I suoi film sono case. Il cinema è una casa. Si può anche scappare, ma non si potrà fare a meno di ritornare
Ormai, caro Wes, siamo al punto di non ritorno. O le pietre o la gloria. Fantastic Mr. Fox non può fare a meno di radicalizzare il conflitto e ricompattare gli eserciti. Chi è contro e chi è a favore. Senza più possibilità di mezze misure o ripensamenti. Anderson azzarda un film di ‘pupazzi’ che camminano a scatti, tra l’altro per raccontare una storia da bambini. E che piaccia o no, la scelta dell’animazione (in stop motion) è perfettamente in linea con un cinema che, ogni volta, sogna mondi perfetti, meravigliosamente fantastici e dannatamente reali. Mondi narrativi, visivi, immaginari chiusi, in cui si è dentro o si è fuori. Spazi troppo (poco) familiari, apparentemente sigillati, ma sempre permeabili, riaperti e attraversati da quella strana cosa che è il cuore. Dopo gli sconclusionati, adorabili, addolorati fratelli de Il treno per il Darjeeling, Wes torna all’ispirazione più apertamente fantastica. Parte da un racconto del grande scrittore per l’infanzia Roald Dahl, noto in Italia come Furbo, il signor volpe, e con Noah Baumbach mette in piedi una sceneggiatura che possa reggere le durate del lungometraggio. Dopo il matrimonio, Mr Fox ha smesso di rubar polli. L’ha promesso alla moglie. Ma l’istinto è troppo forte per animali selvaggi, abituati a seguire i richiami del cuore, dello stomaco, della pelle, del corpo. Del resto, la vita è grama e i problemi si fanno sentire. Perciò, dopo dodici anni di astinenza, il signor Fox progetta un colpo definitivo, un piano spettacolare suddiviso in tre fasi. Vittime predestinate, i tre più grandi produttori della zona: Boggis, Bunce e Bean, “one short, one fat, one lean”, come canta la filastrocca popolare. Ma il furbo Mr Fox non ha previsto la terribile reazione dei derubati e si ritrova a fronteggiare la battaglia senza quartiere del cupo e spettrale Bean.
Cambiano le formule, cambia la tecnica e l’aspetto, ma Fantastic Mr. Fox s’iscrive perfettamente nel cinema di Wes Anderson. E’ l’ennesima esplorazione di universi familiari e sentimentali sgangherati e umanissimi, ironici e malinconici. Le ossessioni di sempre. Padri e figli, mariti e mogli: incomprensioni, complessi, slanci di tenerezza, divisioni e riconciliazioni. E poi la paura di perdere e perdersi. Le ferite sul corpo e i graffi al cuore. Guardando sotto la pelle di Mr e Mrs Fox, di Ash e Kristofferson, ritroviamo quei personaggi eccentrici ed esemplari che attraversano l’universo di Anderson, da un film all’altro, dal cinema a noi, in un osmosi irrefrenabile e continua. D’un tratto, tutti i mondi chiusi sembrano aprirsi per confluire in una sola visione, in una sola famiglia, nel gioco inesausto dei ricordi e delle invenzioni. E pur nell’inganno dell’animazione, Anderson non riesce a staccarsi dai compagni di sempre. Legato a vita. Rinuncia ai volti, ma non alle voci. Guarda, senti. C’è Bill Murray, c’è Jason Schwartzman, Willem Dafoe, Roman Coppola, Adrien Brody. C’è Owen Wilson. E poi i nuovi amici: George Clooney (incredibile voce protagonista), Meryl Streep. Quasi stessimo guardando un album, riconosciamo tutti e riconosciamo noi stessi (come nell’ultimo, splendido Spike Jonze). Come eravamo e, forse, come saremo. Qualcuno protesterà. Ma al di là di una presunta furbizia, in Anderson c’è un calore e una gioia di raccontare che ha pochi eguali. I suoi film sono case. Il cinema è una casa. Si può anche scappare, ma non si potrà fare a meno di ritornare. Ne abbiamo bisogno.
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