TORINO 27 - "Nord", di Rune Denstad Langlo (Concorso)
Rune Denstad Langlo con Nord, in Concorso al festival di Torino, ha dimostrato che è possibile girare un western tra le nevi della Norvegia. Il film non sfugge ad una convenzionalità di impianto e, più complessivamente, narrativa ma possiede una propria dinamica interna che non passa inosservata e non mancherà di avere un proprio pubblico nelle sale italiane con la distribuzione Sacher
Jomar è un ex sciatore professionista, afflitto da attacchi di panico che ora lavora come custode di un impianto di risalita su una pista da sci. La donna, da cui ha avuto un figlio, abita nel nord della Norvegia. Il suo viaggio a bordo di una motoslitta, per raggiungerla, dopo l’abbandono, è pieno di sorprese.
Rune Denstad Langlo, quasi quarantenne regista norvegese e già dedito al documentario, ha dimostrato che è possibile girare un film con la struttura del western anche tra le nevi della Norvegia. Nord è un western da “cavaliere solitario” e quindi anche un road movie per antonomasia che, a sua volta, diventa cinema sulla ricerca della personale e interiore pace con il mondo e gli esseri umani.
A favore di queste ipotesi depongono numerosi elementi: una musica da ballata western completa di banjo e ogni altra musicalità tipica e poi i personaggi di contorno che segnano altrettante tappe del viaggio di Jomar. La adolescente e curiosa Lotte, Ulrik lo strano giovane ossessionato dai gay, e Alio il solitario anziano che vive in un tepee lontano dalla famiglia e che si farà morire come un vecchio capo indiano, sono il variegato, ma non sorprendente, paesaggio umano che qualsiasi “cavaliere” del west o viaggiatore solitario ha sempre incontrato. Basterà ricordare il viaggio di ricerca di Alvin Straight nel lynchano Una storia vera. Così anche Jomar nel suo e nel nostro presente. Questo corredo narrativo, oltre a confermare le strutture del racconto di genere di cui l’autore si è chiaramente avvalso, appartengono comunque ad un immaginario che il road movie e il western hanno sempre frequentato.
Il film non sfugge, quindi, ad una convenzionalità di impianto e, più complessivamente, narrativa e perfino figurativa. Su quest’ultimo versante, però, può difendere una certa originalità di ambientazione e ciò non tanto per le location, le distese innevate della Norvegia, quanto, piuttosto, per l’uso non compiaciuto che Denstad Langlo ne fa.
Nonostante questa “normalità” espressiva e convenzionalità complessiva, Nord ha una propria dinamica interna che non passa inosservata. Una buona percentuale del rapporto positivo che riesce ad instaurare con il pubblico è da ascriversi alla capacità attoriale di Anders Baasmo Christiensen, il protagonista, unico attore professionista del cast. La sua fragilità emotiva, più volte rimarcata con efficacia, è espressa con ironica accettazione anche e soprattutto quando è evidente l’incapacità di dominare le situazioni.
Le nevi della Norvegia fanno il resto nel diventare panorama interiore di Jomar e il film non mancherà di avere un proprio pubblico nelle sale italiane con la distribuzione Sacher.
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