TORINO 27 - "Medalia de onoare", di Calin Peter Netzer (Concorso)
Il film di Netzer cerca il respiro ampio nel passo lento, nel movimento minimo e aspira a entrare, a pieno titolo, in ‘una certa tendenza’ del nuovo cinema rumeno. Un cinema riconoscibilissimo, che sembra sempre tormentato da un’ossessione, inchiodato su un punto focale che si pone all’esatto incrocio tra l’ironia amara e surreale e la tragedia degli affanni individuali e collettivi
La Storia non si cancella in un batter d’occhi. Come se un semplice cut potesse chiudere definitivamente una sequenza. Le immagini di ieri sono ombre persistenti, proiettate sui corpi e le esistenze. In una casa grigia e anonima, assalita dal freddo di una Romania che reca ancora i segni del lungo inverno della dittatura, Ion I. Ion conduce la sua grama vita da pensionato e sconta gli errori del passato. La moglie non gli rivolge la parola e il figlio Cornel, emigrato in Canada, lo detesta. C’è un motivo grave alla base di quest’odio. Una colpa che nasce da un atto di viltà mascherato d’amore. I giorni passano monotoni, le bollette non pagate si accumulano e la solitudine è una condanna certa. Finché non giunge una lettera che sembra aprire uno spiraglio di luce sulla vita di Ion Ion. Il Ministero della difesa ha deciso di insignirlo della medaglia al valore per non meglio precisate imprese compiute durante la Seconda guerra mondiale. Il vecchio reduce sogna il riscatto. Ma il destino ha in serbo altre sorprese.Il secondo lungometraggio del trentaquattrenne Netzer sembra mostrare una doppia anima. La sceneggiatura di Tudor Voican punta alto, incrociando i temi eterni dellla vecchiaia, del declino e della solitudine con il ritratto di una nazione che stenta a rinascere dalle ceneri di un plumbeo passato. D’altro canto, la regia di Netzer sembra mantener un profilo basso, affidandosi a uno stile controllato, dai ritmi pacati. Molti interni, inquadrature per lo più fisse, pochi movimenti di macchina. E tutto in funzione della storia e degli attori, a partire dall’eccellente protagonista, Victor Rebengiuc. In realtà Medalia de onoare cerca il respiro ampio nel passo lento, nel movimento minimo e aspira a entrare, a pieno titolo, in ‘una certa tendenza’ del nuovo cinema rumeno. Un cinema riconoscibilissimo, che sembra sempre tormentato da un’ossessione, inchiodato su un punto focale che si pone all’esatto incrocio tra l’ironia amara e surreale e la tragedia degli affanni individuali e collettivi. Quella medaglia è la speranza di un riscatto, ma anche il pallido surrogato di una riconciliazione sommersa dagli egoismi e dalle meschinità. Un sogno di felicità e, al tempo, il segno dell’incubo di una burocrazia che gira a vuoto. Ma l’impasse esistenziale e politica, come una strana condanna, sembra imbrigliare il cinema. E il film di Netzer sconta il limite di un’immagine che insegue la scrittura, senza mai raggiungerla.
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