"Lost in la Mancha" di Keith Fulton e Louis Pepe
Cervantes cominciò pensando ad una novella e finì per scrivere Don Chisciotte; Terry Gilliam voleva farne un film e si è trovato invischiato in un documentario. È un soggetto che una volta iniziato non ti lascia, anche quando i mulini a vento della realtà contrattaccano.

Ha fallito miseramente Terry Gilliam, proprio come Orson Welles. Il cavaliere della Mancha è imprendibile: con Ronzinante galoppa libero con l'inconsapevolezza di essere tanto grande quanto incontenibile. È la razionalità a disarcionare l'immaginazione, a tamponare lo smodato desiderio di smascheramento. Gilliam è un Quixote inconsapevole proprio come lo è stato Jean Rochefort in Tandem su una Ford vecchia e scalcinata. Ma a loro non basta esserlo per metafora, vorrebbero arrivare a rubargli l'anima e l'armatura. Ci sono quasi riusciti, quando eccoli scaraventati in un documentario. "Working in progress" che prende forma e sostanza con l'esaurirsi della disfatta, che è invasivo proprio come l'autore dietro al quale Cervantes si nasconde per narrare la vicenda. Pensare ad una novella per realizzare un capolavoro. Non terminare un film per essere invischiato in esso. Il soggetto non ti lascia anche quando i mulini a vento della realtà contrattaccano. Cresce il bisogno di abbattere le verità sospette intorno al soggetto. Come quell'aria di sfiducia che tra i collaboratori di Gilliam si respira, inutili suggeritori di concretezza e di buon senso. Sentenziano con l'osservazione minuta delle cose che si vedono. Gilliam mira invece a dominare l'autorità burocratica, il processo creativo, il favore che ha nel pubblico il cinema di cavalleria. Lentamente perde il contatto con la realtà di tutti i giorni, fino a negare perfettamente gli ostacoli che si presentano. Ha pochi soldi, un nubifragio inonda il set e Rochefort non può stare in sella: infezione alla prostata. Ma i fantasmi dell'immaginazione ormai sembrano così compatti da sembrare puri, infrangibili come un ideale. L'adesione di chi gira è notevole alle sorti tenero-grottesche, tragicomiche e patetiche di Don Chischotte per cui sotto le spoglie chimeriche dell'eroe, entrambi nutrono un destino di sconfitta e di smentita. Gioco di specchi interminabile: il documentario è un inganno di reversibilità prospettica, la "quarta dimensione" del racconto nel racconto. Gilliam abbandona il sogno ma non vede l'ora riprovarci. Non è mai troppo tardi: il tempo non è un ostacolo. Don Chischotte è (il) presente.
Regia: Keith Fulton, Louis Pepe
Sceneggiatura: Keith Fulton, Louis Pepe
Montaggio: Jacob Bricca
Musiche: Miriam Culter
Interpreti: Terry Gilliam, Phil Patterson, Tony Grisoni, Josè Luis Escolar, Nicola Pecorini, Johnny Depp, Jean Rochefort
Produzione: Quixote Films, Low Key Pictures
Distribuzione: Mikado
Durata: 89'
Origine: Gran Bretagna, 2001
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