BERLINALE 60 - Anteprime - "Indigène d'Eurasie", di Šarūnas Bartas (Forum)
Indigène d’Eurasie (Neither Before Nor After - Nè prima nè dopo) del lituano Šarūnas Bartas - Koridorius (1995), The House (1997) Trys dienos (1991) Few of Us (1996) Freedom (2000) Seven Invisible Men (2005) - sarà in anteprima mondiale alla 60° Berlinale, nella sezione più audace e sperimentale della rassegna, The International Forum of New Cinema

Indigène d’Eurasie (Neither Before Nor After - Nè prima nè dopo) del lituano Šarūnas Bartas sarà in anteprima mondiale alla 60° Berlinale, nella sezione più audace e sperimentale della rassegna, The International Forum of New Cinema.
Se la selezione del Forum di quest'anno "cattura sensibilmente l'atmosfera dei tempi" presentando, come raramente è accaduto, 19 titoli che a vario titolo "vedono personaggi coinvolti in conflitti irrisolvibili, di fronte a decisioni drastiche o faccia a faccia con l''abisso", il cinema di Šarūnas Bartas è da sempre alieno e atemporale, trasversale a epoche e luoghi, noncurante della questione estetica del visionario perchè è già pura visione, enigmatico ma brutalmente realistico, indifferente a letture critiche perchè è pura percezione.
Il suo cinema non fa a meno della narrazione, anzi; sembra poter fare a meno anche del cinema, scaraventato com'è nell'impero interiore. Interrogato sulla reazione delle persone di fronte alla radicalità di certe immagini, e sul suo manifesto disinteresse per metafore e simboli, Bartas risponde: cosa si potrebbe dire di un film al di là di ciò che è?
Ma non si scambi questo atteggiamento per filosofia da salotto. Parliamo di qualcuno che realizza i suoi film in condizioni proibitive (Few of Us per esempio è stato realizzato presso Vykom, in alta montagna, in una zona in cui mancava anche l'elettricità), di qualcuno che si rifiuta di compiacersi in alcun modo di uno spettatore "eletto". Lo stesso che dice: "la percezione è più realistica della parola - la parola è importante in quei film inaccettabili che si guardano in cucina" dice anche: "esistono sono tanti film in cui il testo non mortifica la percezione. Le regole non esistono."
Lo script del nuovo film, opera di Catherine Paillé (già sceneggiatrice di L'apprenti di Samuel Collardey) volge al thriller, con elementi che fanno pensare a una declinazione di Eastern Promises, un'odissea attraverso i contrasti del continente europeo che si trasforma in una cupa visione del futuro.
Indigène d’Eurasie (Neither Before Nor After)
Una collaborazione lituana, russa e francese (i produttori sono Kinema, primo studio cinematografico indipendente lituano, fondato nel 1989 e diretto dallo stesso Bartas - che a sua volta lavora spesso con Paulo Branco - la società russa Kino Bez Granic e la Lazennec di The Devils, Extension de domain de la lutte, L'Apprenti e di un altro film selezionato nel forum della Berlinale, Eldorado di Bouli Lanners).
Bartas compare nel film anche come attore, e dirige Erwan Ribard (Vendredi soir di Claire Denis, La question humaine, Le voyage aux Pyrénées) Klavdia Koršunova e la top model di origini siriane Elisa Sednaoui (sarà anche in Bus Palladium di Cristopher Thompson, storia ambientata in un club parigino degli anni '80).
La storia è ambientata nei giorni in cui enormi cambiamenti sconvolgono la Russia, gli stati baltici e l'Europa occidentale. Genia, mezzo lituano, mezzo moscovita, tenta di prendere in mano la sua vita, di comprare la felicità facendo affari con la mafia russa, ma i suoi sforzi non danno i risultati sperati. Lascerà la Lituania e si deciderà per un ultimo viaggio a Mosca, nella speranza di recuperare almeno una parte dei suoi soldi. La sua coscienza sarà divisa tra la sua fidanzata francese e Sasha, una bellissima squillo d'alto bordo. Diventerà la preda di una caccia all'uomo, tenterà di sopravvivere in ogni modo, raggiungerà una piccola isola della Francia occidentale, dove lo aspetta però soltanto una verità amara: "I sogni volano via, ben oltre i luoghi dove l'uomo può andare con le sue gambe.".
Di certo, il cinema di Bartas è quasi impossibile da raccontare. Un'affermazione che si potrebbe fare per tutto il cinema, e a maggior ragione per il suo, che fa spesso a meno della musica ancora più che della parola, privilegiando il fracasso del silenzio e la rumoristica degli spazi deserti in presa diretta. Come in Koridorius (1995), The House
(1997) Trys dienos (1991) Few of Us (1996) Freedom (2000) Seven Invisible Men (2005). Ci ha provato comunque, e felicemente, Leos Carax, che compariva come attore in The House - favore ricambiato da Bartas, che ritroviamo in Pola X.
Šarūnas Bartas secondo Leos Carax
Šarūnas Bartas, nato negli anni Sessanta, è lituano. Vive in campagna, a quaranta miglia dalla capitale Vilnius, in una fattoria vicino a uno stagno.
Šarūnas immagina film da 2 o 3 milioni di franchi, le sue sceneggiature sono di due pagine.
Koridorius è stato girato a Vilnius. Una vecchia città costruita nel cuore di una foresta. Isolato in questa foresta c'è un piccolo casolare. Al piano terra vivono la madre e il figlio di Šarūnas.
Lucas, il figlio, ha tredici anni. Quando ne aveva tre e dormiva da solo nel buio della sua camera, ha visto piante giganti sorgere dal pavimento, e salire con violenza verso il soffitto. Ha urlato. Da quel momento in poi ha sempre avuto paura di dormire da solo.
Suo padre, lui non teme la notte. La vive con naturalezza; conosce l'ombra intorno alle cose. Quando la luce dell'esterno comincia a calare, si accende una candela, prepara il caffè, e veglia. Probabilmente avviene così, che la stanchezza e il silenzio gli donano l'energia per concepire un nuovo lavoro.
Al primo piano del casolare, Šarūnas e i suoi assistenti hanno installato un piccolo studio cinematografico, in cui lavorano e a volte dormono. Altri registi del paese ne approfittano. Al tempo del fallimento degli studi in Russia, prima del crollo sovietico, Šarūnas aveva comprato delle macchine da presa Arri-B1 per 150 dollari l'una e una tavola da montaggio video per 50 dollari.
Negli ultimi anni, lui ei suoi assistenti hanno costruito sotto il tetto della casa una cabina di proiezione 35 millimetri, un angolo per il montaggio, un altro per la post-sincronizzazione.
Questo è qualcosa di concreto che posso dire di Šarūnas Bartas.
Finché c'è da qualche parte sulla terra una casa come quella, in un bosco, con un ragazzo come Šarūnas che lavora e crea, io sono abbastanza ottimista riguardo al cinema.
De quoi sommes-nous la somme ?*
Leos Carax presenta i film di Šarūnas Bartas Trys Dienos e Koridorius
Il cinema di Šarūnas Bartas è sempre esistito, da che mondo è mondo. Ma noi, dove siamo stati?
Un giovane di oggi, sconosciuto nel suo paese, abbraccia con il suo sguardo i volti, i paesaggi, gli edifici che lo circondano, con un'attenzione e una devozione che salvano il nostro tempo e che rendono possibile essere ancora.
La bellezza dei film di Šarūnas è interamente nel modo in cui questi film si reggono in piedi sul filo vacillante che collega il loro autore, le sue pene e le sue luci, ai dolori e alle luci di tutto il mondo.
Giovani silenziosi... un porto, di guerra o di traffici... uno spazio bianco, immenso e quasi deserto... una ragazza arenata lì, mistero assoluto... una cattedrale devastata... freddo, fuoco, rovine... perforate... un abbraccio infinito... i tetti della città... dei bambini soli come adulti... una donna zoppa che corre intorno al tavolo... un corridoio nudo, e molto vicino, delle facce... ovunque, la fatica terribile del corpo e delle cose... e poi, improvvisamente, la musica, donne e uomini insieme, che danzano e sudano... il tempo di una notte...
Tutte queste immagini di "lì, a est" da qualche parte a metà strada tra Sarajevo e Mosca, tra guerra e "pace", tra l'oggi e il passato dei secoli, giovani e vecchi come il cinema, Sarunas le cattura con l'attenzione e la generosità di un poeta, non come un oratore troppo ciarliero.
Resistere. Al tempo, alla fame, alla noia, ai nemici, all'isolamento, all'esaurimento
delle forze. Ciò che ci opprime è immenso, ma "ciò che resta" è almeno altrettanto grande. Sopravvivere, è questo il problema. E la macchina da presa di Sarunas risponde nell'unico modo dignitoso possibile: non testimonia la miseria, non la rende più presentabile o più rivoltante di ciò che è; sa che la miseria è propria dell'uomo, di ogni uomo, della condizione umana. E se le immagini che cattura sono di un incredibile splendore, è proprio questa consapevolezza che le rende tali.
Scoprire i film di Šarūnas, qui ed ora, è anche riscoprire questo: non ci sono realtà lontane.
Queste persone che annegano lentamente, senza tendere le braccia a nessuno, senza rumore, senza turbolenze, nell'abisso furioso del mondo, non ci vedono. È già troppo tardi. Ma noi, grazie a Šarūnas, li riconosciamo, loro siamo noi.
...
Il mondo è triste, opprimente. Gli uomini si mandano in rovina, vagano e muoiono.
Ma il mondo è bello perché sopravvive, perchè dura.
Sì, il mondo è bello anche dove non cresce nulla, fintanto che alcuni continuano a vivere e a seminare, con l'audacia dei disincantati.
A condizione che l'uomo e la sua macchina da presa siano là, che combattano e amino, al di là di ogni ragionevolezza.
*Titolo di una poesia di Abdulah Sidran.
Estratto tradotto da De quoi sommes-nous la somme? di Leos Carax (Festival de Tours, Derives.tv, 1995)
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