BERLINO 60 - Anteprime - "Plein sud", di Sébastien Lifshitz (Panorama)
Tra i titoli più attesi della sezione Panorama alla Berlinale 2010 (11-21 Febbraio 2010) che vengono annunciati in questi giorni, Plein Sud, scritto e diretto da Sébastien Lifshitz, regista ancora troppo poco conosciuto di Quasi niente (2000) e dello splendido Wild Side (già alla 54° Berlinale nel 2004).
Plein sud, di Sébastien Lifshitz - il trailer
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Tra i titoli più attesi della sezione Panorama alla Berlinale 2010 (11-21 Febbraio 2010) che vengono annunciati in questi giorni, Plein Sud, scritto e diretto da Sébastien Lifshitz, regista ancora troppo poco conosciuto di Quasi niente (2000) e dello splendido Wild Side (già alla 54° Berlinale nel 2004).
"Una storia semplice, persino banale. Sam riceve una lettera da sua madre, che non vede da vent'anni. Gli annuncia che è uscita dall'ospedale psichiatrico in cui era stata rinchiusa e che vuole rivederlo. Per Sam la lettera è una bomba: rivive il suo passato traumatico e tutti i fantasmi della propria infanzia. La lettera porta alla luce anche il suo desiderio di vendetta. La sua rabbia verso la madre, che lui reputa unica colpevole della distruzione della sua famiglia e della morte di suo padre, resta intatta. Plein Sud è innanzitutto la storia di una famiglia, perduta, distrutta, le cui rovine però continunano a vivere dentro il figlio, Sam."
Gli interpreti sono Yannick Rénier, visto in Nue propriété e L’heure d’été (è il fratello del più celebre Jérémie, amato dai Dardenne) nei panni di Sam, ventisettenne in viaggio sulla sua Ford dalla Francia verso la Spagna, alla ricerca della sua vera madre, interpretata dalla veterana Nicole Garcia (regista di L'avversario, Selon Charlie, Un balcon sur la mer, e attrice, tra i tanti film, di Mon Oncle d'Amerique, Histoire de Marie et Julien, Peur(s) du noir).
Lo accompagneranno due autostoppisti incontrati nel cammino, due fratelli: Mathieu (Théo Frilet, Des poupées et des anges, Nos 18 ans) e la seducente Léa (Léa Seydoux - ne parliamo qui - protagonista di La belle personne di Garrel e vista in De la guerre di Bertrand Bonello e Une vieille maîtresse della Breillat e in Inglorious Basterds, sarà anche in Robin Hood). Sam si imbatterà anche in un altro ragazzo, Jeremie (Pierre Perrier, Chacun sa nuit ). "Hanno una libertà, un'insolenza, un gusto di vivere che lui ha perduto. Vive recluso nel suo passato, incapace di abbandonarsi agli altri. Il trio lo obbliga a proteggersi da se stesso e dalla sua autodistruzione. [...] Léa vive in una sorta di insoddisfazione permanente. All'opposto Mathieu è un romantico, ossessionato dai suoi sentimenti. Jeremie è il personaggio più neutro, il più equilibrato. Ma il centro di gravità è Sam, e gli altri non fanno che esacerbare la sua opposizione a loro. "
Si tratta di un road movie che procede per stazioni, parallelamente al percorso di Sam, ma contrariamente alla struttura classica del road movie i personaggi si sono già tutti incontrati all'inizio del film: "Il film gioca con i codici del western, con un personaggio misterioso, che si mette in viaggio per compiere la sua vendetta. Questa missione è buona o cattiva? probabilmente non importa. Più avanza, più i ricordi della sua infanzia rimontano in superficie." racconta nelle note di regia Lifshitz, che nello script è stato aiutato dal suo abituale collaboratore Stéphane Bouquet.
"Come gli eroi dei western, Sam è un solitario, un errabondo, perso sulla sua strada. Il tipo d'uomo il cui viso si trasforma
rapidamente in una maschera. Freddo e impassibile. [...] Una sorta di giovane Clint Eastwood. Ma subisce anche il fascino delle cose belle, degli uomini come delle donne. Ho costruito il personaggio attraverso sovrapposizioni, come in un collage. Il presente è il suo volto violento, e nel passato il suo è un corpo aperto e estremamente fragile."
Parla Sébastien Lifshitz:
Sull'uso delle location (Francia e Spagna):
"Siamo in una storia francese, con personaggi e paesaggi francesi, ma io ho sempre tenuto a mente lo scopo, l'affermazione della bellezza e dell'erotismo dei corpi, la vecchia Ford come un revolver, un simbolo utilizzato nei codici del cinema americano. Volevo creare una forma ibrida, un incontro improbabile tra l'estetica francese e americana.
Elementi come l'acqua, la pioggia e il vento circondano i personaggi e esasperano il lirismo delle immagini. La storia è il movimento intimo dei personaggi, e i paesaggi sono utilizzati come amplificatori dei loro stati interiori, rinforza i loro drammi intimi. Per quanto credibile, questa storia nonvuole fare del realismo sociale. La società non è il soggetto di Plein Sud. [...]
Ho evitato deliberatamente di associare al viaggio un aspetto troppo contemporaneo proprio
per renderlo atemporale, come un passaggio interiore. Un momento sospeso, un Eden possibile, ma che dura solo una notte.
Sulla scelta degli attori:Yannick Renier è carismatico, incarna il misto di bellezza e brutalità necessario per il suo personaggio. Léa, snella, nervosa, possiede il fisico di una Lolita, che abbiamo accentuato con i vestiti e gli atteggiamenti. L'angelico Theo Frilet, con il suo aspetto da "piccolo principe", esprime immediatamente la parte romantica del suo personaggio. Pierre Perrier è più terreno, è un surfista. Sono tutti una sorta di clichè della giovinezza di oggi. Ma poco a poco, di queste figure si svela qualcosa di più profondo. Nel mio film precedente, Wild Side, avveniva più o meno lo stesso percorso. Partivo da tre archetipi, tre minoranze - un transessuale che si prostituisce, un clandestino russo e un immigrato, per far apparire progressivamente tre forti individualità.
Tre ritratti impossibili da etichettare con un referente sociale. [...]
[...] In Plein Sud ritrovo alcuni temi che mi sono cari: il passato che invade il presente, la distruzione di una famiglia. Quel che è diverso stavolta, è che c'è davvero qualcosa di banale, di trash in questo gruppo di giovani. Volevo avvicinarmi a dei personaggi ordinari, ma ai quali la violenza e la sfacciataggine della gioventù dona anche una speciale singolarità.
Per me, tutto si riduce sempre alla questione del perdono e della liberazione. Il mio eroe è un personaggio fragile ma violento, incapace di andare avanti, superarsi, verso l'oblio e il perdono.
Le dichiarazioni di Lifshitz sono tratte dal le note di regia di Plein Sud.
Approfondimenti sul cinema di Clint Eastwood e sulle influenze di Plein Sud, in questa interessante intervista a Lifshitz (in francese).
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