BERLINALE 60 - "A Woman, a Gun and a Noodle Shop", di Zhang Yimou (Concorso)
In questo remake di Blood Simple, il regista cinese punta più su un'elegante raffinatezza formale piuttosto che su quella sete di denaro che aveva caratterizzato il film dei Coen. Bisogna ora però chiedersi se questo film rappresenta la necessità di sperimentare nuove strade, una pausa di riflessione, oppure un'operazione di programmata furbizia tanto appariscente quanto inutile
Lo scenario si apre sui titoli di testa. Quasi strappato,su un paesaggio western coloratissimo all'interno del quale sembrano ritorna il film in costume del cinema di Yimou gli squarci wuxia di Hero e La finestra dei pugnali volanti. Eppure stavolta il regista cinese affronta un'altra sfida della sua carriera: rifare Blood Simple dei fratelli Coen. Il deserto domina infatti nello scenario di A Woman, a Gun and a Noodle Shop (titolo internazionale di San Qiang pai an jing qi) come se Yimou volesse aderire a quell'immaginario del cinema statunitense attraverso però una vicenda che vuole mantenere il suo respiro orientale. Si tratta quasi quindi di un altro ponte tra Oriente e Occidente come fece Ang Lee con La tigre e il dragone. Il film è ambientato non lontano dalla Muraglia Cinese dove Wang, che vive sul posto con la moglie e i suoi impiegati, ha un negozio di spaghetti cinesi. Lui è un avaro che pensa solo a se stesso. La moglie ha, a sua volta, una relazione con Li, il timido cuoco. Wang viene informato della loro relazione da un suo servitore e da un poliziotto e a quest'ultimo promette una consistente somma di denaro se uccide i due amanti. Yimou punta su un'accurata raffinatezza formale piuttosto che su un dramma sulla sete di denaro che aveva segnato il film dei Coen, da cui è accomunato anche dall'oggetto della pistola che diventa un elemento fondamentale nella vicenda. Ne viene fuori così un'operazione capace di giocare con consumato mestiere su un genere tutto da esplorare, caratterizzandola però anche con quei fasci di luce rossastra che caratterizzano il paesaggio sulle montagne che richiama la visione della natura di La strada verso casa. Infine non si fa mancare neanche le traiettorie geometriche come nella scena (la migliore del film) in cui vengono preparati i noodles. Bisogna ora però chiedersi se un film come A Woman, a Gun and a Noodle Shop rappresenta la necessità di sperimentare nuove strade, una pausa di riflessione, oppure un'operazione di programmata furbizia tanto appariscente quanto inutile. Certo, si vede che Yimou ha amato il film dei Coen ma il suo remake non appare poi così molto ispirato. In definitiva il regista si deve essere anche divertito parecchio.Peccato ci sia riuscito solo lui.
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