(doc) "Corde", di Marcello Sannino
Sentieri Selvaggi inaugura una nuova rubrica, con la visionaria ambizione di raccontare il multiforme mondo del Documentario. Proverà a cogliere tendenze, opere, autori di un sistema frastagliato, di sovvertire l'irritante gerarchia all’interno di un’entità che sfugge ad ogni definizione e classificazione rigida ma che sempre più si pone come interessante laboratorio di idee.
Kundera, nel suo più famoso romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere afferma che l’opposizione pesante/leggero è “la più misteriosa e la più ambigua tra tutte le opposizioni”. Nell’universo audiovisivo, se è impossibile determinare il Sole intorno a cui tutto ruota, la metafora di nebulosa spetta senza dubbio all’opposizione documentario\finzione.Un dibattito che secondo Guy Gauthier, autore del saggio Storia e pratiche del documentario, detiene una sorta di record, raggiungendo in alcuni periodi della critica cinematografica dei livelli di bizantinismo ineguagliati.
Alcuni sostengono che Tutto è Finzione: ogni documentario per quanto rigoroso è pur sempre una pallida rappresentazione della vita reale.
Altri invece che Tutto è Documentario: anche il film più fantasioso è comunque documento dell’immaginario di un’epoca o di una società.
La Rubrica “Documentario” non nasce con il folle intento di provare a definirne gli ambiti, bensì con la visionaria ambizione di raccontare il multiforme mondo del documentario, provando a cogliere tendenze, opere, autori di un sistema frastagliato ed in costante evoluzione tecnologica, di sovvertire l'irritante gerarchia all’interno di un’entità che sfugge ad ogni definizione e classificazione rigida ma che sempre più si pone come interessante laboratorio di idee, la cui onda lunga è solo all’inizio dell’impatto devastante che nei prossimi anni avrà nell’industria cinematografica. Negli ultimi anni, sulla scia del fenomeno Michael Moore, sono apparsi nelle SALE i film documentari. Purtroppo, salvo rarissimi casi, questi film “minori” sono stampati in poche copie e ricevono scarso successo al botteghino. Paradosso è che queste pellicole sono comunque da considerarsi privilegiate, in quanto frequentatrici dei salotti buoni della sala cinematografica. La maggior parte dei documentari prodotti invece, dopo aver peregrinato per FESTIVAL E RASSEGNE, deve accontentarsi dei divani casalinghi. Tra questi ultimi i più blasonati sono quelli distribuiti con DVD (nel 2009 più di centinaio), a cui si aggiungono i documentari trasmessi in TV (sulla Tv generalista e sui canali tematici). Infine ci sono i documentari auto-prodotti, che hanno il WEB come unica forma distributiva. Insomma ci troviamo davanti ad una vastità di film.Aspettando che si completi la rivoluzione digitale, quando essa cioè sarà estesa alle sale cinematografiche e, si spera, porterà alla rinascita di tanti piccoli cineclub, ci sembra interessante in questa rubrica porre l’attenzione su ciò che accade nei luoghi più nascosti, negli apparati meno battuti, cioè nei bassifondi dei documentari di periferia, pur ovviamente non tralasciando i documentari delle sale, i grandi successi ai festival o i film distribuiti in Dvd che trovano già un discreto spazio su Sentieri Selvaggi nelle apposite rubriche.
Ci è sembrato giusto partire da Corde, del regista napoletano Marcello Sannino, vincitore nella sezione documentari di tre premi all’ultimo Festival di Torino (Premio speciale della giuria italiana, Premio Avanti! e Menzione speciale Ucca).Un film che sta nel mezzo, in bilico tra successo ed invisibilità. Corde è quindi un esempio di quelle opere che pur mettendosi in mostra in festival importanti rimane ancora senza distribuzione. Il film è stato prodotto da Antonella Di Nocera, per Parallelo 41, casa di produzione napoletana nata dalla storia ventennale dell’Arci Movie di Ponticelli. Prerogativa di Parallelo 41 è il cinema leggero: tecnologie digitali, troupe ridotte, location di strada per prodotti di tematica sociale e dal forte impatto creativo, in particolare lavori scritti e diretti da giovani autori.
Ciro corre veloce, sembra andare nella direzione giusta…
Allevato fin dai tredici anni nella palestra “NapoliBoxe” di Geppino Silvestri, uno dei più grandi maestri di questo sport, e da suo figlio Lino, realizza giovanissimo il suo sogno e diventa campione italiano. Ciro Pariso, vive nell’antico quartiere Ventaglieri del centro di Napoli, un luogo chiuso da cui è difficile slegarsi. Ti aspetteresti di trovare sul ring un uomo fatto cresciuto tirando pugni per strada, invece Ciro è esile, tenero, a volte quasi spaurito. La sua è una boxe elegante, mite e i suoi occhi sono lontani da quelli della tigre di Rocky. L’enfant prodige è costretto per vivere a lavorare in un autolavaggio il mattino e per una sala Bingo la sera. Il tempo per allenarsi è poco ed anche la sua passione per il pugilato si affievolisce. Le conseguenze inevitabili sono crudelmente riassunte dal padre di Ciro: “E’ da tanti anni che fa boxe, ma non ha avuto grandi risultati. Ormai ha 24 anni, certo si può sperare in un colpo di fortuna ma…”. Rosso contro blu, uno vince l’altro perde. Rosso ed ancora rosso. Quel numero fortunato non sembra uscire mai. Ciro sembra rassegnato alla sconfitta, come quelle vecchiette che accompagna con la navetta dal Bingo a casa. Ma Ciro non ha sogni di gloria, in fondo desidera una vita normale accanto alla sua fidanzata Annarita.
“Corde” ha la particolarità di schivare tutti i luoghi comuni su Napoli e sulla boxe. La città è mostrata in tutta la sua cruda realtà. Il funerale del maestro Geppino è straziante ma allo stesso tempo così lontano dalle urla di dolore e dalla sceneggiata napoletana a cui siamo abituati ad assistere. La musica non enfatizza mai le sconfitte e le vittorie. E’ un cinema fatto di immagini e di sguardi. Le scene degli incontri sono magnificamente girate: la voce del presentatore che annuncia gli sfidanti, il rumore dei colpi al corpo, il silenzio del pubblico. Ma c’è il primo incontro e l’ultimo dove il coro di incitamento “Ciro, Ciro, Ciro” lascia sperare in un futuro migliore.Ciro corre veloce, sembra andare nella direzione sbagliata…
Il film sarà proiettato il 24 marzo alla Casa del Cinema - Roma
Sono presenti 3 commenti
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ottima idea la rubrica, e bello il primo articolo, complimenti
Inviato da gennaro il 13/02/2010 -
Finalmente una rubrica dedicata al documentario!!!!!!!!!!!!
Inviato da Felice il 13/02/2010 -
Era ora, bravi Selvaggi! un in bocca al lupo a Francesco Maggio!
Inviato da lapis il 11/02/2010
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