(doc) "La strada di Levi", di Davide Ferrario e Marco Belpoliti (DVD + Libro)

"La strada di Levi" racconta il drammatico presente dentro la nuova tregua, tra la caduta del Muro e la tragedia dell’11 settembre, tra le guerre di difesa preventive e i disastri ecologici condizione esistenziale di una profonda precarietà che accompagnò la vita dello scrittore torinese. Chiarelettere pubblica un'interessante edizione home video del documentario di Ferrario arricchita da una importante pubblicazione cartacea

la strada di levi ferrarioLa strada di Levi
il film di Davide Ferrario e Marco Belpoliti
con un libro di Marco Belpoliti e Andrea Cortellessa
Collana DVD+libro
Euro 24








Il mondo ci sembra avanzare verso una qualche rovina e ci limitiamo a sperare che l’avanzata sia lenta

(da "La tregua", di Primo Levi)

 

 

Lo sguardo rivolto al passato si fa sentire più necessario e indispensabile quando il presente non offre le risposte alle sue profonde contraddizioni. Si cerca nel passato la possibile soluzione all’enigma che il tempo contemporaneo ci pone. Nella piena crisi che ha stravolto le categorie dei valori, cancellato anni di contrapposizioni politiche per sostituirle con altre, capovolto l’ordine delle priorità, compresso i concetti elementari dei rapporti solidali tra gli uomini, in questi tempi così confusi perfino da un quasi sconosciuto nuovo assetto geografico che ha ridisegnato i confini fisici dei paesi europei, c’è una forte esigenza di radici convincenti, di concetti primordiali da riaffermare.

Davide Ferrario e Marco Belpoliti l’hanno cercato nel libro La tregua di Primo Levi e da quelle pagine sono partiti per il lungo viaggio che li ha portati da Ground zero di New York fino alla porta di casa dello scrittore torinese, passando per l’est europeo lungo lo stesso itinerario che dopo il 25 gennaio 1945, giorno della sua liberazione da Auschwitz, lo scrittore percorse per tornare a casa.

Il documentario La strada di Levi, parte da questi assunti per snodare o riannodare i temi di una comunicazione interrotta, per ricominciare una narrazione dei fatti durante una nuova tregua, quella del tempo presente, tra la caduta del Muro e la tragedia dell’11 settembre, tra le guerre di difesa preventive e i disastri ecologici che mettono a rischio le nostre esistenze. Ma sempre dentro una tregua che diventa condizione esistenziale di una profonda precarietà che le parole di Levi ci hanno così nitidamente raccontato.

Ferrario e Belpoliti, come precisano, con le parole dello scrittore e i loro occhi, si sono rimessi in viaggio sulla strada che Levi percorse durante gli otto mesi del lungo ritorno. Il ripercorrere gli stessi itinerari significa ritrovare i luoghi, ma anche saggiarne la consistenza attuale. Il panorama è complesso, drammaticamente complicato, laddove la saturazione delle ideologie nella quotidiana vicenda umana, ha lasciato, il posto, dopo il loro annientamento, ad un vuoto che ciascuno ha necessariamente dovuto riempire così come poteva. Da la strada di levi ferrarioqui la dissoluzione di qualsiasi ipotesi di progresso, da qui la disgregazione senza progetto per un futuro che Ferrario e Belpoliti raccontano attraversando l’Ucraina ricordando la morte incredibile del cantante Bilozir o la contaminazione desertificante di Chernobyl, o la Bielorussia come congelato modello sovietico, la Moldavia, la città polacca di Nowa Huta dove si intrattengono con Andrzej Waida nella dismessa fabbrica che vide protagonista il suo L’uomo di marmo e dove oggi lavorano ottomila operai contro i quarantamila degli anni d’oro.

Poi il ritorno al passato negli occhi di Mario Rigoni Stern che fu amico e confidente di Levi e che dal suo Altopiano di Asiago insegnava ancora al mondo un modo possibile di abitarlo in sintonia con il trascorrere del tempo. A Rigoni Stern è affidata forse la pagina più autenticamente commovente del film nel racconto della vicenda umana dello scrittore torinese, pochi sguardi, ma intensi, poche parole e tra queste quelle del ricordo struggente di una visita natalizia promessa e non mantenuta dall’amico Primo.

Il cinema di Ferrario conferma, ancora una volta, la sua forte volontà di comprendere il presente, di studiarlo nella sua corrente esplicazione. La strada di Levi  quindi riafferma la poetica del regista cremonese e nella sua incalzante narrazione non fa rimpiangere una nuova pellicola che non sia fiction, nella certezza che il racconto del nostro tempo passa anche e soprattutto attraverso un occhio che vada a ricercare l’origine delle mutazione dei tempi.

Primo Levi fu trovato morto l’11 aprile del 1987 nella tromba delle scale della propria abitazione.  

La collana torinese Chiarelettere ha pubblicato il documentario in dvd con in allegato un libro curato dallo stesso Belpoliti in collaborazione con Andrea Cortellessa. Un testo ricco, affascinante, estremamente stratificato e perfettamente speculare al film. Da una tregua all'altra, Aschwitz-Torino sessant'anni dopo è il titolo di un lavoro che da subito manifesta la sua intenzione di viaggio nella memoria critica e storica. Un testo diviso in tre parti principali (Primo Levi, Mario Rigoni Stern e La strada di Levi), ognuna della quali è a sua volta caratterizzata da capitoli, testimonianze e saggi firmati non soltanto dai due autori ma anche da Lucia Sgreglia, Mario Rigoni Stern, Massimo Raffaeli e lo stesso regista Davide Ferrario. Un libro che - come è scritto nella premessa - "è un nodo di nodi" che intende attraversare geografie territoriali e storiche insieme, lungo confessioni, analisi, articoli e... grande letteratura.

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