(doc) "Ma la Spagna non era cattolica?"
Coraggioso esempio di docu-fiction, il film di Marcias usa la struttura narrativa per evitare un facile effetto da tv-denuncia. Il risultato è uno sguardo acuto e sensibile, mai giudicante, su un Paese che è cambiato ma si ostina a negarlo. In home video per Casini Editore
Ma la Spagna non era cattolica?DVD + Libro (con uno scritto dello sceneggiatore Marco Porru)
Casini Editore - gennaio 2010
“Se avessimo intervistato alcune coppie di omosessuali per parlare dei diritti che chiedono al Governo, e li avessimo filmati nella loro vita quotidiana, avremmo ottenuto l’ ennesimo programma televisivo di denuncia. Nel peggiore dei casi, vista la smania di apparire di questi ultimi tempi, ne sarebbe uscito un reality…”
Le parole dello sceneggiatore Marco Porru spiegano il perché di una scelta precisa, di un linguaggio cinematografico che ultimamente sembra andare per la maggiore; quello del docu-fiction, dell’ uso della finzione, della drammatizzazione narrativa per spiegare meglio la realtà.
Un giornalista spagnolo, Andrea Miguel Hernandez torna in Italia, dove ha vissuto molti anni da adolescente, per cercare di capire cosa pensano gli Italiani della Spagna attuale e del Governo Zapatero, delle sue riforme a favore dei diritti delle coppie gay. E per capire come sia possibile che un Paese teoricamente laico come l’ Italia abbia scelto di rimanere arroccato al passato. Tra un’ intervista e l’ altra, Miguel incontra Martina, la sua ex-fidanzata italiana, che ha scelto di amare una donna. Martina ha una figlia, Ilenia, il cui padre biologico è Miguel. Ma decide di non dire la verità per non sconvolgere le vite di Miguel, della sua famiglia spagnola e della bambina.
Buon esempio di docu-fiction, il film prova a dare un’occhiata coraggiosa alla società italiana. E ci riesce senza scadere nella presunzione ideologica. Lo sguardo di Marcias e Porru è pacato pieno di voglia di conoscere, di mostrare senza “dimostrare”. La critica allo strapotere ecclesiastico, al cinismo ipocrita della politica italiana c’è e si sente. Ma non prende mai il sopravvento sulle immagini e sulle parole degli intervistati, non cerca mai di guidare, di deviare il percorso. Interessante, anche se forse un po’ troppo prolissa “Una questione delicata”, la lunga intervista finale a Christian Floris, un ragazzo cagliaritano di 24 anni che parla della sua omessualità.
Divertente, soprattutto con il senno di poi, infine rivedere, tra le varie interviste a politici e gente comune, un come sempre insinuante Capezzone, all’ epoca strenuo sostenitore delle unioni gay, parlare a favore dei diritti civili degli omosessuali ripromettendosi di dare battaglia in Parlamento.
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