(doc) “Valentina Postika in attesa di partire“ di Caterina Carone
Scene di vita quotidiana tra malinconia e vecchi filmini; la badante Valentina e Carlo, l’ultraottantenne pesarese di cui si occupa mentre attende di poter tornare dai figli. Un racconto a due in un tempo di sospensione, in uno spazio di attesa. Delicato e reale.
Carlo è stato partigiano e dirigente del Partito Comunista della sua città negli anni’50. E poi è stato marito e padre. Ha ottantotto anni e ancora molta energia. Guarda la sua vita attraverso i tanti filmini che ha fatto e che lo ritraggono da solo o in compagnia della sua famiglia, al mare, in giardino, in viaggio in U.R.S.S. Con lui adesso c’è Valentina, che viene proprio da quella che un tempo fu la terra tanto agognata, la patria dell’Internazionalismo. Valentina si prende cura di Carlo. A volte vanno d’accordo, altre volte lei non capisce le sue battute, altre ancora lui si inalbera e si intestardisce rivelando un probabile inizio di Alzheimer. Valentina Postika nel frattempo è in attesa di partire, di tornare a casa dai figli, nella casa nuova che grazie ai soldi guadagnati in Italia sta facendo costruire. Aspetta qualcosa che non si può dire. Ma è lì, impressa nei fotogrammi e nei rumori di casa. Nel fruscìo meccanico con cui scartoccia e ricompone i pacchi dei regali. Anche Carlo l’aspetta, e anche lui non ne parla. La morte è una presenza insistente, paziente, silenziosa. E’ la morte che li muove, Carlo e Valentina. Tutti e due l'aspettano.
Sospeso nel limbo atemporale che precede l’ineluttabile, “Valentina Postika” è un ritratto delicato e malinconico, un racconto in cui i due protagonisti si ritagliano continuamente i propri spazi e non ne lasciano a congetture esterne. Tutto scandito dai ritmi indistinguibili della piccola città dove vivono.
Scene di vita quotidiana in un interno di provincia. L’anziano signore che rivorrebbe indietro, anche se non lo ammetterebbe mai, la sua forza e la sua libertà, e la signora dell’Est che la libertà forse non l’ha mai conosciuta e che continua ad accumulare regali e ad impacchettarli nello scatolone che porterà con sé quando tornerà a casa.
“Valentina Postika in attesa di partire” è un documentario che non invade e non cerca spiegazioni sociali, né si affanna a dimostrare tesi precostituite. Caterina Carone non cade nella trappola del racconto dalla parte dell’immigrata, non è questo che interessa. Non ci sono “parti”. Solo due vite distanti che la Storia ha deciso di appiccicare l’una all’altra beffardamente, per un po’ di tempo. Silenzi, sguardi attraverso i vetri delle finestre, passi lenti in una casa piena di reliquie. Distanze siderali percorse in un giro di corridoio. E poi la malinconia della provincia, e quella bellissima e inspiegabile delle città di mare in inverno: Pesaro è protagonista delle immagini anche se sono in gran parte immagini di interni. Questa presenza intravista è forse il punto più originale e insieme più vero del film. Si sente la città, se ne intravede il mare dai vetri, se ne sente il rumore, si vede nello sguardo triste di Valentina, nei passi di Carlo. Pesaro, la provincia, luogo d’attesa per antonomasia, come spazio autonomo in cui convergono senza clamore le conseguenze della Storia. “Valentina Postika in attesa di partire” coglie l’unicità di questo spazio, il suo essere prezioso e al tempo stesso vicino.
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