(doc) "Le vie dei farmaci", di Michele Mellara e Alessandro Rossi
Lontana dalla zona di influenza del Sicko di Michael Moore e più vicina ad un via italiana al racconto documentario, Le vie dei farmaci del duo Mellara/Rossi svela gli interessi e i traffici dei colossi farmaceutici ai danni dei paesi del terzo mondo e non solo
Parlare di farmaci, del loro lucroso business, del profitto delle industrie, dei loro avidi monopoli fatti di brevetti e ambigue politiche sanitarie è assai complicato. In Italia poi è quasi impossbile. L'argomento presume un minino di conoscenza dei soggetti in causa e il consumo di farmaci è visto spesso come l'unica soluzione ad uno stato di malessere da superare velocemente e senza troppi problemi. Insomma il risultato è che si buttano giù pillole di tutti i colori. Punto e basta. Michele Mellara ed Alessandro Rossi, da anni impegnati in opere di impegno civile e sociale (lungometraggi come Fortezza Bastiani e documentari come Un metro sotto i pesci e La febbre del fare - Bologna 1945-1980), decidono di non fermarsi a questo primo ostacolo, ma di capire e spiegare cosa si nasconde dietro l'industria dei farmaci. Quali poteri e strategie ne dominano le politiche globali, quali interessi si nascondono nell'ambiguo rapporto tra istituzioni importanti (indipendenti?) e i colossi di 'Big Pharma', il ristretto circolo delle potenti case farmaceutiche che dettano le regole del mercato. Perché, si chiedono i due autori, quasi quindici milioni di persone nei paesi in via di sviluppo muoiono di malattie facilmente curabili? Rispondere a questa come ad altre domande equivale a mettersi in cammino per un lungo viaggio. Dalla fredda e austera Ginevra, placida alcova delle multinazionali e crocevia di tutti gli organismi che sovraintendono alla salute mondiale: uno su tutti l'Organizzazione mondiale della sanità o Who. Fare un salto in India, patria dell'altra sponda del fiume del business dei farmaci, quelli però 'copiati' dall'originale, ovvero i generici. E intervistare chi da trentanni è la spina nel fianco di 'Big Pharma', producendo farmaci per molte patologie croniche, ma a metà prezzo. La sfida tra chi blinda i brevetti sulle molecole per difendere la propria ricerca e lucrare, così, su cospicue rendite e
chi vorrebbe garantire l'accesso alle cure a milioni di persone povere e malate. Le vie dei farmaci non è solo un'inchiesta sulle responsabilità delle multinazionali ma nasce e si nutre di cinema. La fotografia è utilizzata in questa chiave. Le luci al neon che illuminano i palazzi del potere in una Ginevra immersa nel buio, o i volti e i colori del Mozambico e dell'India. La voiceover è il nostro compagno di viaggio, decisa e assertiva, detta i tempi e innesorabile ci aggiorna su dati e statistiche. Fotografa e delinea le domande. E poi la grafica sinuosa e dal gusto retrò, sembra allontanarsi dai soliti cliché, come uno 'storyboard' impazzito amplifica di sottile ironia le cifre assurde delle contraddizioni di un sistema profondamente asservito al 'Dio' denaro. E incurante delle milioni di persone del sud del pianeta che muoiono per malattie di cui ormai l'occidente ha smesso di interessarsi. La regia riesce a fondere queste scelte rivelando una personale capacità di racconto. Lontana dalla zona di influenza del Sicko di Michael Moore e più vicina ad un via italiana al racconto documentario. Le vie dei farmaci è del 2007, e continua a raccogliere consensi. Ha fatto molta strada basta leggere la decine di recensioni, proiezioni e incontri. Crescendo negli anni e diventando un piccol caso. In Italia è distribuito, in un ottima edizione con extra adeguati, da Ermitage Cinema e CG Home Video, nella collana DCult.
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