(doc) “In Purgatorio”, di Giovanni Cioni

Una fitta rete di miti, tradizioni e leggende che dalla Napoli antica a quella odierna tiene uniti i due regni dell’esistenza umana coltivando un singolare e diffuso culto dei morti. Giovanni Cioni con "In Purgatorio" ci porta nel cuore della città popolare dove il culto è più radicato e i suoi abitanti sono coscienti di essere il frutto di una cultura antica connaturata al tessuto cittadino. Cioni sfrutta con sapienza la forza evocativa dell’argomento e trasla nelle immagini l’immanenza dell’oscuro

In purgatorio - 1Napoli, città imperscrutabile e oscura, lontana da quella sovraesposizione mediatica e quotidiana che ne muta l’immagine, coltiva, sotto varie forme, un culto dei morti che prende le mosse dal mito, voce antica della città. Dalle leggende della Sibilla Cumana che abitava l’antro del lago di Averno, una delle porte che conduceva all’oscuro regno delle ombre, a quella del monaciello, lo spiritello buono della tradizione partenopea che si insedia nelle vecchie dimore manifestandosi nella notte, leggenda e tradizione che pone in comunicazione il mondo dei morti con quello dei vivi. Ma ancora oggi, nella cultura popolare è viva la bella ‘mbriana che non è soltanto uno straordinario album di Pino Daniele, ma è soprattutto lo spirito buono e diurno che abita e regna nella casa, per qualche verso antagonista del monaciello, ma anch’essa diretto e fondamentale collegamento tra l’aldilà e il mondo dei vivi. Collegamento che non si interrompe mai nella quotidianità metropolitana, soprattutto in quella legata al sogno che materializza, alla veglia, la possibilità della ricchezza, quando i morti segnalano al vivo i numeri da giocare al lotto.

Una fitta rete, quindi, di miti, tradizioni e leggende che dalla Napoli antica a quella odierna tiene uniti i due regni dell’esistenza umana coltivando un singolare e diffuso culto dei morti. Talvolta questo legame che i defunti continuano ad avere con il nostro quotidiano si presenta eversivo rispetto ai comandi della tradizione religiosa, quando in queste forme di espressione della cultura popolare si ritrovano consuetudini non sempre gradite alle gerarchie cattoliche. In purgatorio - 2

Su questo ricco sostrato culturale si adagiano le immagini e le storie di Giovanni Cioni e del suo In purgatorio. Il lavoro di Cioni, premesso il profondo rapporto che Napoli coltiva con i defunti, riesce a innestarsi perfettamente dentro lo svolgersi diuturno delle pratiche che consentono l’adozione di un defunto senza tomba e senza nome per permettergli di farlo transitare dal purgatorio al paradiso. Il viaggio dell’autore dentro questa Napoli così disponibile a divulgare la propria antica credenza, ci porta nel cuore della città popolare non soltanto dove il culto è più radicato, ma anche dove i suoi abitanti sono coscienti di essere il frutto di una cultura antica ormai connaturata al tessuto cittadino, non facendo differenza se il portatore della tradizione sia un giovane o un anziano. In questa straordinaria commistione di epoche della vita, di narrazioni e giustificazioni al culto si assiste alla parte più vividamente efficace del racconto.

Una riflessione a parte va fatta per la capacità compositiva di Cioni che, sfruttando con sapienza la forza evocativa dell’argomento, trasla nelle immagini l’immanenza dell’oscuro, rapporta immediatamente, attraverso una fotografia perfettamente dosata e rigorosa nella sua espressività quasi di transito da un mondo all’altro, le due dimensioni dell’esistenza. Una vita quotidiana tesa al benessere, ma che con l’occhio scruta l’ignoto che si cela in quello che chiamiamo l’altro mondo. Questa ricerca traduce e trasmette un’ansia di risposte e restituisce quella intensità che si manifesta nel momento in cui l’immagine invoca la soprannaturalità di un aldilà solo immaginabile. Sono questi i momenti lirici del film di Cioni, che assecondano le pause del pensiero che ricerca nei volti degli altri le tracce di una propria esistenza. Prove di presenza che sembrano e vogliono essere disseminate nell’intero genere umano dove ciascuno porta con se una parte di eternità e una parte di immanente. In questa sublimazione dell’altro come riflesso del genere umano sta l’universalità dell’esperienza visiva che Cioni riesce farci vivere.

In purgatorio - 3I due fronti della narrazione quello del quotidiano, che rimanda all’anima di una città legata al culto dei defunti, e quello del soprannaturale, rievocato dalla cura e dalla sapienza delle immagini, conducono ad un unico scopo che è quello di dimostrare la commistione e la non separabilità delle due realtà e quindi l’immanenza del regno dei morti nella nostra vita di ogni giorno. Dentro questa finalità si ritrovano, quindi raggiunti, gli obiettivi che Cioni si era posto nelle sue note di regia del documentario. In quelle brevi annotazioni Cioni richiama il concetto dell’Altro come sembiante dell’anima del purgatorio che quindi diventa uno di noi, e noi stessi. La ricerca dell’Altro diventa prova dell’esistenza di se stessi. Un’immanenza assoluta che accomuna ciascuno di noi a quelle anime che chiedono una dimora nell’eternità. 

 

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