(doc) “Italy Love it or Leave it”, di Gustav Hofer e Luca Ragazzi
Operando su un registro leggero, ma non scanzonato, con la serietà dell’ironia, Gustav Hofer e Luca Ragazzi partono da Roma e dal loro appartamento dal quale devono, simbolicamente, traslocare, alla ricerca di risposte che possano sciogliere l’annoso nodo di questi anni l’Italia va lasciata o va amata? Le motivazioni che con ostinazione i due autori cercano in giro per il nostro Paese diventano durature ragioni dell’esistenza.
Io amo la mia terra e vorrei rimanere qui per difenderla e per aiutarla
Peppe Pugliese dai dialoghi del film
La drammatica situazione in cui versa il nostro Paese: sfiducia nel futuro, ma anche nel presente, assenza di punti di riferimento, una oggettiva difficoltà a confrontarsi con l’apparato politico che governa, di qualsiasi colore e orientamento, spinge i nostri registi a inventarsi letteralmente dei percorsi, per ottenere risposte alle domande quotidiane che occupano i nostri pensieri.
Ed è così che se abbiamo Davide Ferrario che con il suo Piazza Garibaldi reinventa un suo personale percorso di indagine, attraverso le stesse tappe che già furono della spedizione dei Mille per recuperare i materiali resistenti alla consunzione annunciata di un Paese, Gustav Hofer e Luca Ragazzi si inventano un altro viaggio italiano, disordinato e un po’ bohemien sulla Cinquecento simbolo di un’Italia del riscatto, alla ricerca di una risposta alla ossessiva domanda che insiste per sapere se l’Italia debba essere amata o debba essere lasciata.
Operando su un registro leggero, ma non scanzonato, con la serietà dell’ironia, i due registi partono da Roma e dal loro appartamento dal quale devono, simbolicamente, traslocare, alla ricerca di risposte che possano sciogliere l’annoso nodo che diventa anche motivazione duratura dell’esistenza.
Le suggestioni più quotidiane diventano oggetto di indagine e così se in Italia è bello farsi il caffè con la moka è anche vero che una famosa società che le realizzava ha chiuso i battenti in Italia dislocando la produzione in Paesi dove la filiera produttiva consente una realizzazione finale del prodotto più a buon mercato. L’occasione è propizia per i due autori, che nel gioco delle parti assumono, rispettivamente le vesti di chi l’Italia vuole lasciarla per trasferirsi a Berlino (Gustav) e di chi, invece, vuole restarci (Luca), per imbastire una breve riflessone sul lavoro e sulla ricaduta sulle persone. Ma è la visita in Sicilia che apre amare riflessioni sul disastro del nostro territorio causato dalla famelica ingordigia di denaro della corte dei miracoli della politica che con mostruosa insolenza devasta il nostro territorio, per realizzare, ad esempio, a Giarre un campo di polo. Si dovrà pur soddisfare il desiderio dei numerosi atleti che nella cittadina in provincia di Catania praticano questo tradizionale sport!
L’indignazione che filtra dalle immagini e dalle parole di Italy Love it or Leave it è pari al piacere che si prova nell’ascoltare le parole di Camilleri che invita a non lasciare l’Italia perché quel posto lasciato libero sarà, inevitabilmente, occupato da chi rappresenta proprio quelle stesse ragioni che spingono ad abbandonare l’Italia. Una logica ineccepibile che colpisce nel segno.
Un ennesimo percorso porta i nostri due registi nel cuore meridione dove l’appetito delle mafie si incrocia con un insinuante razzismo che ha provocato l’inguaribile ferita di Rosarno. Ma anche qui la resistenza esiste e i l’Italia mostra, tra il lerciume che abita le dimore dei lavoratori di colore, ai margini del mondo visibile, sacche di persistente e ostinato desiderio di continuare.
Hofer e Ragazzi mostrano questo e molto altro, ironizzano su un’Italia bacchettona ancora alle prese con puritani
comportamenti davanti alla manifestazione dell’omosessualità, ma ancora con il desiderio di restare nonostante le vessazioni e la letterale progressiva distruzione di ogni strumento di produzione, così come accade all’ostinato imprenditore siciliano oppresso ed emarginato perché resistente a qualsiasi intimidazione mafiosa.
Le immagini scorrono e l’Italia si svela o si riconferma sotto gli occhi perplessi di Hofer e quelli da padrone che ingrassa il cavallo di Ragazzi. Avvalendosi di giochi visivi realizzati attraverso divertenti inserimenti animati o fermi immagine che richiamano alla memoria, (per chi ha qualche anno in più) gli scorrimenti visivi in un 3D casalingo del view-master, i due autori raccontano la storia recentissima dell’Italia berlusconiana, quell’Italia che sceglie un altro “eroe” e utilizza un inno personalizzato per le occasioni politico-canore. Ma i due autori non dimenticano la loro naturale cinefilia e sulla voce off di un discorso dell’ex premier imbastiscono una quanto mai raffinata citazione della sequenza della terrazza di Una giornata particolare di Ettore Scola. Un modo, quanto mai elegante, per sintetizzare, nel ricordo di quei due personaggi, la loro diversità, la loro distanza, la loro dignità e anche la loro solitudine. Una raffinata scelta che vale tutto il film.
Tirando le somme si è davanti a un’Italia che sbanda e non riesce a volte a stare in piedi, un Paese smarrito e incerto sul suo futuro. Luca e Gustav, nel loro pensoso viaggio non trovano buone motivazioni per restare, ma il loro si trasforma in un impegno di resistenza, piuttosto che in una convinta scelta dettata da una razionale valutazione.
Ma, in fondo, questo è anche il Paese in cui le star di Hollywood decidono di comprare casa e così ci si domanda per quale oscura e a noi invisibile ragione Gorge Clooney, Johnny Deep e Angelina Jolie e Brad Pitt hanno scelto l’Italia quale loro dimora? Ma per quanto potrà durare?
Da una finestra spalancata su Piazza Venezia comprenderemo quale sia la nuova ubicazione dell’appartamento dei due registi.
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