DVD – “A Hero Never Dies”, di Johnnie To

C’è sempre un momento, nei film di To, in cui si è costretti a fare i conti con la propria fede. Come una sfida continua alla logica fin troppo stringente del buon senso, puntuale arriva l’istante in cui non si crede più ai propri occhi. Si tratta di uno scarto, un difetto di funzionamento. O forse di una traccia di libertà. Da CG Home Video

a hero never diesTitolo originale: Chan sam ying hung
Anno: 1998
Durata: 95’
Distribuzione: CG Home Video
Genere: azione, drammatico
Cast: Lau Ching-wan, Leon Lai, Fiona Leung, Yo Yo Mung, Henry Fong, Lam Suet
Regia: Johnnie To
Formato DVD/video: 2,35:1 16/9
Audio: italiano Dolby Digital 5.1, italiano Dolby Digital 2.0, cantonese Dolby Digital 5.1, cantonese Dolby Digital 2.0
Sottotitoli: italiano, italiano per non udenti
Extra: Intervista a Marco Müller, Making of, Intervista a Yo Yo Mung, Trailer della linea Far East
 
 
 
 
 

 
 
IL FILM
 
a hero never diesC’è sempre un momento, nei film di Johnnie To, in cui si è costretti a fare i conti con la propria fede. Come una sfida continua alla logica fin troppo stringente del buon senso, puntuale arriva l’istante in cui non si crede più ai propri occhi. Si tratta di uno scarto, un difetto di funzionamento. O forse di una traccia di libertà. E allora occorre far appello al desiderio, riscoprire in noi quella stessa traccia per sovvertire di segno i destini del cinema e del mondo.
In A Hero Never Dies, capolavoro del passato, del presente, del futuro, quel momento fatale arriva con il conflitto a fuoco decisivo tra Martin e Jack. Un delirio di autodistruzione, che non solo segna irrimediabilmente il loro futuro, ma fa letteralmente impazzire il film, manda all’aria il racconto, la struttura, deviandoli verso derive fino ad allora impreviste. Al controllo ironico della prima parte, subentra il dramma più feroce, acceso, straziante della seconda. Vera e propria tragedia, in realtà, che colpisce la hybris di questi dei con la pistola, riportandoli alla finitezza della loro condizione, marchiandoli nella loro stessa sostanza umana. Ovvero nella carne: le ferite, le cicatrici, le gambe mozzate di Martin, le ustioni mostruose della donna di Jack. E, come in ogni tragedia, il percorso di morte è una guerra dichiarata contro il destino. Martin e Jack sono condannati a cadere, perché fuori tempo, ancorati a una logica antica, ‘titanica’. Eppure il loro non è semplicemente un codice d’onore, che detta necessari formalismi, regole da rispettare, rituali da sostenere. C’è semmai, in entrambi, l’orgoglio di poter esser se stessi, anche e nonostante tutto, le differenze di appartenenza, le rivalità, gli ordini calati dall’alto.
To radicalizza nella pratica stessa del cinema quell’ironia iniziale nei confronti dell’oracolo, incapace, come tutti, di pre-vedere il futuro. E qui si nasconde, forse, il gran segreto del suo cinema, aldilà delle supposte adesioni ai codici del genere. Quello di costringerci sempre a ritrattare le traiettorie dei nostri sguardi, a modificare e riassestare in piena corsa i nostri umori e aspettative, a rinunciare alla più comode (e rosee, forse) pre-visioni, riaffermando la nostra condanna (e benedizione) di spettatori: arrivare sempre un attimo dopo sul luogo degli eventi, per cogliere semplicemente con la coda dell’occhio i fantasmi e le storie che si portano dietro. E, in questo senso, inchiodati a una poltrona, a un divano, a una sedia a rotelle, siamo proprio come tutti: incapaci di indovinare, di ‘divinare’ il segno dei percorsi.
Ecco, a dispetto del rigore cartesiano della sua messinscena, delle traiettorie geometriche disegnate dalle sue sparatorie, To è, in realtà, il più grande sacerdote dell’imprevedibilità dell’action. "In principio era l'azione", dice il diavolo a Faust. E To ne è tentato irrimediabilmente. È il regista del caos. Non solo e non tanto per la consapevolezza della sua (e nostra) incapacità di dominare il mondo, pur nell’affanno di metterlo in forma. Ma soprattutto per il suo necessario, moralissimo rifiuto di replicare col cinema quella stesso universo meccanico, che ci condanna sempre agli stessi movimenti e ci obbliga a percorrere traiettorie disegnate altrove, fuori dalla nostra portata. Perciò tutto sbanda, i riflessi si confondo nell’infrazione di uno specchio che va in frantumi, e la luce e il colore divengono la sostanza plastica con cui ridisegnare il mondo. To manda i suoi eroi a morire. Ma solo per riaffermare la loro vita, cantare la possibilità di una resurrezione, in un colpo di pistola. Lau Ching-wan continua a sparare, seguendo la danza di Leon Lai. Contro ogni logica di potere e di morte.
 



a hero never diesIL DVD
 
Dopo anni di circolazione più o meno clandestina, A Hero Never Dies esce finalmente anche in Italia in un’edizione DVD curata dalla CG Home Video per la linea Far East Film. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire. Anche se resta davvero incomprensibile la miopia dei distributori italiani, considerato il feeling che da anni si è stabilito tra Johnnie To e il nostro Paese, soprattutto grazie al Far East Film Festival di Udine e alle puntuali incursioni del maestro alla Mostra del Cinema di Venezia diretta da Marco Müller. Comunque, il lavoro della CG ha i suoi indubbi meriti. Nonostante i difetti che, tralasciando la veste grafica e il packaging, riguardano soprattutto la qualità delle immagini. Scarsa profondità dei neri, scie di colore che si accavallano, limiti da imputare alle condizioni del master originale, ma che, di fatto, non rendono un buon servizio alla strepitosa fotografia del fidato Cheng Siu-keung, che gioca proprio su contrasti cromatici e opposizione di luce, tra tonalità calde e fredde. Diverso il discorso per il lavoro sull’audio, abbastanza soddisfacente. Quattro le tracce presenti, due in italiano e due in cantonese. Per entrambe le lingue, un’opzione in Dolby Digital 5.1 (con flusso dati di 448 Kbps) e un’altra in 2.0 (con flusso dati di 192 Kbps). Attivabili i sottotitoli in italiano per non udenti, piuttosto puntuali. Buona l’offerta di contenuti extra, a cominciare da una bella intervista a Marco Müller (18’28”), che rimarca innanzitutto la distanza di Johnnie To dal cinema di John Woo (e The Killer in particolare), per la sua capacità di contrappuntare ‘ironicamente’ e quindi controllare le possibili implicazioni melodrammatiche della storia. Ma Müller si sofferma anche sui rapporti di To con il western all’italiana, sugli evidenti influssi wuxia, sul virtuosismo della fotografia di Cheng Siu-Keung. Ribadisce il realismo profondo nascosto dietro l’apparente stilizzazione delle forme e avanza l’ipotesi di un parallelo tra il cinema di gangster hongkonghese e i film di yakuza giapponesi, suggerendo tra le righe un confronto tra To e Kitano (assolutamente necessario per il modo in cui entrambi aprono delle brecce, delle sospensioni ‘distruttive’ e rivoluzionarie nella ripetizione, del racconto, del mondo). A completare gli extra un making of (15’10”), una breve intervista (3’37”) alla protagonista YoYo Mung (che interpreta la ragazza di Jack) e una lunga presentazione dell’intera linea Far East.
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Sono presenti 1 commenti
 
  1. Bella recensione In breve: film straordinario, dvd pessimo. Il master sarà probabilmente in cattive condizioni, ma questa edizione è inferiore anche al dvd import hongkonghese, e ho detto tutto. E' strano cmq che To e la Milkiway non sentano l'esigenza di salvare i loro film più importanti.

    Inviato da Roberto di IAC il 23/05/2012
 

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