SERIE TV - "Sports Night", di Aaron Sorkin


Era il 1998 quando il network americano ABC lanciò Sports Night, un nuovo serial creato dall'allora poco noto al grande pubblico Aaron Sorkin, lo sceneggiatore di The Social Network. In una serie in cui lo sport non è tutto, Sorkin mescola politica, questioni etiche, comicità, senza mai tralasciare l'importanza della parola scritta.  It's not about sports. It's about writing

Il cast di Sports NightIt's about sports. The same way Charlie's Angels was about law enforcement.

 

 

 

Era il 1998 quando il network americano ABC lanciò con questo slogan Sports Night, un nuovo serial creato dall'allora poco noto al grande pubblico Aaron Sorkin. Alla fine degli anni Ottanta, Sorkin aveva iniziato a scrivere pièce teatrali, per poi passare al grande schermo con Codice d'onore, ma è soltanto nel 1999 che diventa veramente celebre a Hollywood grazie a un altro serial, The West Wing. A poco più di dieci anni di distanza, Sorkin è uno di quei nomi sinonimo di qualità e successo nonché la penna dietro uno dei film più attesi dell'anno, The Social Network.


 
Ma torniamo proprio a Sports Night. Ispirato dalla trasmissione SportsCenter, in onda sul canale sportivo ESPN, e dal rapporto tra i due conduttori Dan Patrick e Keith Oberman, il serial di Aaron Sorkin nasce per volere del network come la classica sit-com della durata di mezz'ora, con tanto di laugh track di sottofondo (le classiche risate pre-registrate). Tuttavia, sarebbe sbagliato definire Sports Night come una semplice sit-com. Di certo, nel corso delle due stagioni di occasioni per ridere ce ne sono state molteplici, spesso proprio grazie ai dialoghi al fulmicotone tra i personaggi o  a situazioni tipiche della commedia più fisica, come nella puntata in cui uno dei protagonisti diviene il bersaglio dei suoi colleghi, ricevendo varie secchiate d'acqua in faccia, o quella in cui un tacchino vola letteralmente dal soffitto per atterrare sulla scrivania dei due anchorman. Ma la serie, così come non riguarda solo lo sport, non è neanche solo fatta di risate. Ciò che è veramente centrale in questo dramedy è il rapporto umano tra i vari personaggi. Sports Night ruota attorno all'omonima trasmissione del fittizio network CSC e alle persone che vi lavorano. Casey McCall (Peter Krause – Six Feet Under)  è uno dei due conduttori, divorziato di recente e padre di un bambino di dieci anni. Ad affiancarlo tutte le sere in trasmissione c'è Dan Rydell (Josh Charles - The Good Wife), scapolo incallito, con cui fa coppia fissa dai tempi in cui conducevano insieme un programma su una piccola emittente locale in Texas. In sala regia troviamo il vecchio produttore Isaac Jaffe (Robert Guillaume), l'efficiente produttrice esecutiva Dana Whitaker (Felicity Huffman – Desperate Housewives), la sua vice e migliore amica Natalie (Sabrina Lloyd) e il redattore Jeremy (Joshua Malina -  The West Wing), oltre a una serie di tecnici e altri redattori che vanno a completare questa grande famiglia, dando colore al serial. E, come in ogni famiglia che si rispetti, i rapporti non sono mai idilliaci. Almeno non sempre. Prima del dottor House e del fido Wilson, il bromance tra Dan e Casey aveva abituato gli spettatori alle loro schermaglie verbali, una sorta di Strana coppia, migliori amici che tra un intervallo pubblicitario e l'altro in trasmissione si confidano, dandosi dritte sulle loro complicate relazioni sentimentali, infarcite di metafore sportive, ma spesso molto più simili a una vecchia coppia di coniugi (imperdibile la scenata di Dan quando Casey dimentica il loro “anniversario”  in Thespis), non immuni a rivalità e complessi di inferiorità. Se da una parte troviamo questa relazione fraterna, che si rispecchia in campo femminile in quella tra Dana e Natalie, dall'altra ci sono gli intricati intrecci amorosi, soprattutto la costante tensione tra Casey e Dana, che segna entrambe le serie. Anche in questo caso, la fonte principale è la commedia classica, riletta in chiave romantica: amici-nemici che si prendono, si lasciano e si ri-prendono, tra litigi, gelosie e ripicche, il tutto, però, trattato con estrema delicatezza, senza mai calcare troppo la mano o rendere i personaggi delle caricature di loro stessi come, invece, a volte accade nelle sit-com.
Ma ciò che veramente caratterizza questi rapporti è l'umanità, come dimostra in particolare l'arco narrativo nella seconda metà della prima serie, quando Isaac viene colpito da un ictus. Il vecchio e saggio produttore è per tutti una figura paterna, amorevole, ma autoritaria al tempo stesso. Ogni personaggio ha con lui un rapporto speciale, un legame che dà a tutti sicurezza e conforto nei momenti più difficili della propria vita, siano essi professionali o attinenti alla sfera privata. Isaac rappresenta le fondamenta  di Sports Night così come Leo è il cuore della Casa Bianca in The West Wing. Quando questa figura viene a mancare, la casa comincia a scricchiolare e forse, non a caso, in entrambi i serial, è una donna a dover Dana Whitaker (Felicity Huffman) e C.J. Cregg (Allison Janney) a confrontotentare di ristabilire l'ordine. Dana è come C.J. una donna figlia del femminismo, in grado di gestire situazioni lavorative complicate, ma che può rivelarsi un totale disastro sul fronte sentimentale. Entrambe fanno da mediatrici in un ambiente prettamente maschile, s'impongono sugli altri con il loro intuito, ma Dana, a differenza di C.J., non si sa pienamente affermare come “madre” del gruppo, rimanendo più una sorella maggiore in attesa del ritorno del patriarca. Ritorno che avviene nel primo finale di stagione, la puntata What Kind of Day Has It Been? (titolo che Sorkin ha riutilizzato anche per finali in The West Wing e Studio 60 on the Sunset Strip, serie meno fortunata del 2006, basata su un concetto simile a quello di Sports Night), suggellato da una foto ricordo in bianco e nero dell'intera famiglia, di nuovo al completo e pronta a nuove battaglie.

 

 

Le analogie con The West Wing non si limitano ai personaggi. Innanzitutto, troviamo elementi tematici comuni che passano da un serial all'altro, venendo amplificati e trattati su più larga scala. Se la serie sullo staff della Casa Bianca è stata soprannominata da alcuni critici The Left Wing per le sue visioni estremamente liberal, Sports Night non è da meno. Sorkin non risparmia battute e frecciatine sia nei confronti dei Repubblicani che nei confronti dei Democratici, definiti in una puntata heartbroken proprio sul finire della presidenza Clinton. Però, più che da un punto di vista politico, di certo più accentuato in The West Wing, le due serie sono vicine da un punto di vista etico e morale. I personaggi si trovano spesso di fronte a scelte che mettono in gioco i loro ideali e le loro convinzioni, schiacciati tra l'incudine e il martello perché a volte la cosa più giusta da fare non è quella che si vorrebbe. Esempio è l'episodio della seconda stagione in cui Dana sceglie di riportare in esclusiva la notizia di sette giocatori di football indagati per uso di droghe, tra cui il fratello.  Pur volendo dare ascolto al suo cuore, ed evitare una situazione dolorosa per la propria famiglia, Dana rispetta la propria etica professionale e non esita a rivelare la verità al pubblico. Al tempo stesso, però, si dimostra con il fratello una buona sorella maggiore, sostenendolo e infondendogli coraggio. Il cast di Sports NightAltro episodio esemplare è The Six Southern Gentleman of Tennessee. Stavolta è Isaac a dover scegliere tra il proprio lavoro, nella fattispecie il volere del proprietario dell'emittente, e le proprie convinzioni quando un giocatore di colore del Tennessee viene espulso dalla propria squadra e dalla propria università perché si rifiuta di giocare su un campo dove sventola la bandiera della Confederazione. Pur dichiarando di non essere un “champion of all things black”, Isaac alla fine andrà contro il volere del suo superiore, un “gentiluomo” del Sud, e dirà la sua in un editoriale che di certo ha procurato più di una gatta da pelare ai legali della rete.

 

 

 

Un altro elemento che accomuna le due serie è la tecnica, a partire dal walk and talk, elemento narrativo caratteristico di molte serie televisive americane, ma che Sorkin ha portato alla perfezione grazie al sodalizio con il regista Thomas Schlamme, dietro la macchina da presa in sedici dei quarantacinque episodi di Sports Night e del Pilot di The West Wing. Meglio noto tra i fan come pedeconferencing, il walk and talk consiste in dialoghi veloci tra personaggi che si muovono nel loro ambiente, spostandosi da un luogo all'altro e accorciando gli usuali tempi morti. Quello che di solito non viene mostrato, lo spostamento, qui viene sfruttato al massimo, dando vita a un ritmo incalzante e vivace, a volte oggetto di battute meta-telefilmiche da parte dei personaggi stessi ("We'd better get used to having meetings in the hall from now on." dice Sam Seaborn in una puntata  di  The West Wing). Ma, soprattutto, in Sports Night, Sorkin gioca sulla creatività del processo narrativo, così come poi farà anche in Studio 60, ispirato al Saturnday Night Live. Lo show messo in scena nel serial coincide con quello che lo spettatore sta vedendo. Sono entrambi Sports Night e spesso anche i tempi dei due coincidono, come quando Casey e Dan annunciano i temi della puntata nel teaser per poi andare in pubblicità, cosa che accade davvero nel telefilm che stiamo vedendo. Proprio il tempo viene costantemente messo in evidenza dal timer presente nello studio della trasmissione, andando a preparare lo spettatore a ciò che sta per accadere, Il cast di Sports Nightma al tempo stesso cogliendolo di sorpresa, quando qualcosa va diversamente da quello che ci si era aspettati. Sorkin stabilisce con l'audience un rapporto privilegiato, ammicca al pubblico, in barba al network dove il serial va in onda. Nella puntata finale della serie si gioca sulla sopravvivenza della trasmissione sportiva, proprio come stava accadendo in realtà per il serial. Se però lo Sports Night di Casey e Dan si riesce a salvare, lo Sports Night di Sorkin si dovette concludere, nonostante avesse ricevuto offerte da parte di altri network. La creatività si dimostra anche in puntate come Dear Louise, in cui il classico formato della puntata viene stravolto, adottando la voce narrante di Jeremy che racconta in una lettera alla sorella un giorno di vita in redazione. Ma soprattutto la scrittura è centrale in se stessa, nel suo essere qualcosa di essenziale, come a dire che senza sceneggiatori non si andrebbe da nessuna parte. Più e più volte Casey e Dan si trovano a dover affrontare il tanto temuto blocco dello scrittore o a doversi inventare qualcosa per riempire un'ora di trasmissione in un giorno senza news rilevanti. Casey e Dan scrivono, ma una volta che si trovano a dover andare a braccio, senza il gobbo a fargli da rete di salvataggio, i risultati sono disastrosamente comici. Non c'è episodio in cui non ci si ricordi quanto sia importante la parola scritta, non uno in cui non si riesca ad apprezzare la narrazione. It's not about sports. It's about writing.               

 

 

 

 

Casey annuncia allo staff che Isaac è appena stato colpito da un ictus

 

Dana sceglie tra famiglia e lavoro

 

 

Dan affronta il blocco dello scrittore

 

Jeremy viene assunto a Sports Night

 

L'editoriale di Isaac


 

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