SERIE TV - The Walking Dead, di Frank Darabont - Gli zombie dentro la tv
La serie di Darabont, tratta dalla saga a fumetti di Robert Kirkman e Tony Moore, pubblicata sin dal 2003 da Image Comics, riesce a creare un mood narrativo di tutto rispetto, che riesce ad unire il versante introspettivo a quello action-horrorifico in maniera del tutto spontanea, rendendo ognuna delle sei puntate avvincente. Con alcuni dei morti viventi più terrificanti che la storia dell'etere ricordi
Si possono ancora raccontare storie di zombi nel 2010 senza risultare ripetitivi o citare all'infinito i classici del genere? A quest'annoso quesito, che attanaglia da anni gli appassionati di questo sottogenere horror, ha dato risposta affermativa Frank Darabont, che ha deciso di portare sul piccolo schermo, producendolo e dirigendone il primo episodio, l'apprezzata serie di fumetti di Robert Kirkman e Tony Moore, pubblicata sin dal 2003 da Image Comics.
Un rischio che il geniale regista di origini ungheresi ha trasformato in un successo, sia di pubblico televisivo che di critica, scampando in ogni modo dai clichè e dai pericoli che un'operazione del genere presentava. Sei episodi per una prima serie che ha da poco solcato anche i palinsesti italiani, mentre nuove puntate sono già in produzione oltreoceano.
Ma dove e come Darabont ha vinto la sua scommessa? I punti di forza di The walking dead sono innumerevoli, e anche se è ancora troppo presto per parlare di Capolavoro, definizione per cui è necessaria una visione più organica e complessiva della svolta che prenderanno gli eventi nel prossimo futuro, va detto che sull'etere è difficile trovare prodotti di una qualità così elevata, e non vi è niente da invidiare a blasonati parti cinematografici sul genere.
La storia, pur non inventando niente di nuovo, risulta fin dal primo episodio avvincente, ricordando nell'incipit 28 giorni dopo di Danny Boyle, col protagonista, un poliziotto rimasto in coma, che si risveglia in ospedale trovando intorno a lui un mondo devastato da una terribile epidemia che ha trasformato la popolazione in zombi affamati di carne umana. Da lì alla ricerca dei pochi sopravvissuti il passo è breve, finchè alcune, a dire il vero un pò forzate, coincidenze, riescono a creare un mood narrativo di tutto rispetto, che riesce ad unire il versante introspettivo a quello action-horrorifico in maniera del tutto spontanea, rendendo ognuna delle sei puntate avvincente. Merito senza dubbio dell'ottima caratterizzazione dei protagonisti, che pur non sviando da alcuni stereotipi, risultano vivi e pulsanti, ognuno con la propria motivazione che lo spinge a lottare, oltrechè naturalmente per la mera sopravvivenza. E non si può fare a meno di sottolineare l'ottima scelta di casting, che ha portato volti seppur non notissimi e per lo più di provenienza televisiva (e tra cui spicca l'afacionados di Darabont, Jeffrey DeMunn), che ben si adattano ai loro personaggi. Va detto che compare un leggero calo di tensione a metà stagione, però comprensibile dopo l'avvincente inizio, per poi concludersi in un finale suggestivo che pur non dando tutte le risposte che sembrava promettere, mantiene alte le aspettative per il proseguo.
Gli effetti speciali si rivelano di qualità elevata, con alcuni dei morti viventi più terrificanti che la storia dell'etere ricordi, e un
cospicuo numero di comparse che rende le scene di massa dannatamente esaltanti, facendo sì che la città di Atlanta, luogo principale degli avvenimenti, sembri realmente vittima di un'ondata di zombie assatanati. L'iconografia di queste morbose creature si rifà a quella classica romeriana (omaggiato il maestro con la scena del centro commerciale assediato), per cui camminata lenta e mente apparentemente ottusa, con la perdita di quasi ogni ricordo d'umanità se non per vaghe reminescenze che porta a ritornare nei luoghi di un tempo.
Ed è così che, come aveva fatto per l'ottimo The Mist, quella volta tratto dal maestro del brivido Stephen King, Darabont riesce a trasportare nuovamente su pellicola, che sia cinema o tv fa poca differenza, emozioni e feeling di opere di genere non sue, donandole la sua particolare sensibilità che riesce a conquistare senza troppe difficoltà il gusto di spettatori da ogni dove. I morti camminano, il pubblico guarda.
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