CANNES 63 - "Nella crescita economica abbiamo perso i valori". Incontro con Wang Xiaoshuai
Il regista cinese, che proprio qui a Cannes ha vinto il Gran Premio della giuria nel 2005 per Shanghai Dreams, ha presentato in concorso il suo ultimo Rizhao Chongqing in cui si è soffermato sul tema centrale che attraversa il film, il rapporto padre-figlio, sul ruolo determinante della città e sulla necessità di rintracciare la verità ma non attraverso la suspence
Qui a Cannes nel 2005 aveva vinto il Premio della Giuria per Shanghai Dreams dopo essersi imposto alla ribalta internazionale nel 2001per Le biciclette di Pechino nel 2001. Poi nel 2008 ha presentato in concorso a Berlino In Love We Trust mai uscito nelle sale italiane prima di tornare sulla Croisette con quest'ultimo Rizhao Chongqing. Nel cinema del cinese Wang Xiaoshuai la città assume sempre una fortissima importanza e ciò è evidente dalla presenza di quella dio Chongqing, già presente nel titolo.Che ruolo ha questa città nel film?
Chongqiing è una città amministrata direttamente dal 1997 e il suo sviluppo urbanistico è stato molto rapido, simile a quello per esempio di New York o Shanghai. La amo molto e penso di volerci girare altri film. E' caratterizzata da enormi grattacieli, ma come in tutti i casi di queste città cresciute troppo rapidamente, ci sono varie fasce di popolazione che sono sfavorite. E' poi è molto comoda per girarci un film.
Il padre ha scoperto quello che aveva fatto il figlio attraverso un video. Perché ha scelto questo sistema e non un altro mezzo, per esempio la tv.
Innanzitutto il padre era assente da tempo quindi mi interessava mostrare l'evento attraverso internet perché è un sistema d'attualità oggi attraverso il quale si viene a sapere cosa accade nel mondo. Inoltre mi interessava molto il rapporto padre-figlio e questo non lo faccio vedere soltanto con le due figure principali ma anche con quelle dell'amico del protagonista e il figlio adolescente.
In effetti nel film c'è un malessere che sembra coinvolgere indistintamente tutte le età
Mi interessava far vedere le forme diverse di ribellione nell'infanzia, l'adolescenza e l'età adulta. Ma con ciò non volevo raccontare solo una parte di realtà della società cinese ma piuttosto far vedere questa forma di rapporto che regola le relazioni tra gli individui in tutti i paesi del mondo.
Da un punto di vista narrativo, come voleva giungere a mostrare la verità dei suoi protagonisti?
Ho voluto evitare la suspence. In questo modo la gente vuola sapere subito la verità e come va a finire. Invece uno dei miei scopi è stato quello di far emergere sentimenti reali e naturali fino alla fine del film. Per esempio, il padre voleva avvicinarsi alla verità ma non l'ha trovata affatto. Alla fine crede di ritrovare una parte di verità ma in realtà rivede il figlio piccolo.
Uno dei temi di cui si parla è anche la perdita dei valori
Si, è un punto molto importante nascosto nel film. Del resto, quando ci si trova davanti a questi boom economici, i valori tradizionali sono i primi ad essere messi in crisi. Io cerco di farlo vedere attraverso la figura del padre che cerca di conoscere il figlio ma in questo percorso scopre di aver perduto tutto.
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