CANNES 63 - "La morte è una condizione". Incontro con Manoel de Oliveira
Il regista portoghese torna al Festival con O Estranho caso de Angélica, film d’apertura della sezione Un certain regard. Una storia di morte, ossessioni, fantasmi. Ecco il resoconto della conferenza stampa
E’ il grande nume tutelare del cinema. E, naturalmente, di questo Festival di Cannes. E’ Manoel de Oliveira, che continua imperterrito a girare film, a regalarci lampi del suo sguardo libero e lucido. Quest’anno, il suo O Estranho caso de Angélica è stato scelto come film d’apertura della sezione Un certain regard. Una storia di morte, ossessioni, fantasmi, dai contorni ironici ed evanescenti. All’incontro con la stampa, il regista si è presentato in compagnia degli interpreti, Ricardo Trepa, Pilar López de Ayala, Ana Maria Magalhaes, della direttrice della fotografia, Sabine Lancelin, della montatrice Valérie Loiseleux. Ecco un resoconto della conferenza.Da dove nasce questo soggetto così particolare?
L’idea di questo film è in realtà molto vecchia. Sono sessant’anni che sognavo di farlo. E’ stato il produttore francese a spingermi a riprendere in mano il progetto e ne sono molto contento.
Nel film, centrale è, senz’altro, il tema della morte. Possiamo chiederle cosa pensa lei della morte?
La morte è semplicemente, naturalmente, una condizione. Dal momento della nostra nascita non abbiamo che una sola certezza: la morte. Non ne ho paura. Certo, ho paura della sofferenza, ma mi posso ritenere fortunato perché non ho ancora toccato con mano questo lato delle cose.
Un altro tema che sembra affacciarsi è quello della crisi economica. Tutti i riferimenti a quel antico mondo contadino, a un quel modo di lavorare che ormai è scomparso…Tra l’altro la crisi riguarda molto da vicino il suo Paese.
La crisi economica… è una cosa davvero importante. Se si guarda all’Europa in questo periodo e, in particolare alla Spagna e al Portogallo, si ha la sensazione di un momento terribile. Tutto ciò viene a occupare i miei pensieri, anche contro la mia volontà. Credo che arriveremo a superare questo momento e a liberarci di queste tendenze negative, ma al tempo stesso sono convinto che stiamo soffrendo di una perdita di valori estremamente grave.
Cosa ne pensa del cinema hollywoodiano?
Nel passato, la TV americana si è dedicata a film sempre uguali, ha ripetuto sino all’inverosimile le stesse cose e in maniera via via più rapida. Ho la sensazione che Hollywood abbia imparato ad imitare la Tv e si sia incamminata lungo lo stesso percorso.
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