CANNES 63 - "Marti, dupa craciun (Mardi, après Noël)", di Radu Muntean (Un certain regard)

E’ un realismo quotidiano che sfocia nell’alienazione quello del film del regista rumeno che proprio qui a Cannes due anni fa ha presentato Boogie. La cronaca di un tradimento viene filmata attraverso tempi dilatati e piani fissi che portano le situazioni all’estremo. Un cinema di voyerismo d’interni che, nel suo essere dimesso, ha una forza nascosta e lascia qualcosa addosso

marti dupa craciunCronaca di un tradimento. Tempi dilatati e piani fissi che portano le situazioni all’estremo. Forse oggi il cinema rumeno, che proprio qui a Cannes si è imposto con l’ottimo 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni di Christian Mungiu che vinse la Palma d’Oro nel 2007, sembra caratterizzarsi per la descrizione di un realismo quotidiano che sfocia nell’alienazione. Paul è spostato con Adriana da circa 10 anni e hanno una bambina. L’uomo però ha anche una relazione con Raluca, una dentista di 27 anni che ha conosciuto sei mesi prima. Lui sembra innamorato di entrambe le donne ma si trova nella situazione di dover prendere una decisione. Il film, già dalla prima inquadratura, mostra già l’incontro dell’uomo con l’amante. I due si trovano nudi a letto e stanno scherzando. E già questo primo momento è indicativo di un voyerismo d’interni simile a quello di Francesca in cui la macchina da presa sembra guardare oggettivamente i suoi personaggi ma in realtà, attraverso lunghi dialoghi, tende a spogliarli progressivamente e a rivelare le loro fragilità e i loro segreti. C’è solo una luce tenue su di loro. E l’inquadratura può apparire inizialmente innocua. Nel cinema del regista rumeno, che proprio qui a Cannes ha presentato Boogie nel 2008 alla Quinzaine des réalisateurs, c’è invece un ritratto riuscito di una classe borghese evidente nella scena del negozio di articoli sportivi in cui la coppia sta comprando l’attrezzatura per una vacanza sulla neve. Inoltre colpisce in modo in cui le figure vengono consumate gradualmente. La scena dal dentista dove s’incontrano le due donne  è emblematica di un lavoro sul tempo che, esteso nella sua durata, produce tensione e porta le figure ad esplodere. Per certi aspetti, questo tipo di cinema può ricordare quello del turco Nuri Bilge Ceylan. Ma se quello è più narcisistico e autoriale, questo invece, nel suo essere apparentemente dimesso, ha dentro una forza nascosta che non esibisce e la tiene sospesa soprattutto nell’atto, nel gesto, ma che poi lascia qualcosa addosso.
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