CANNES 63 - "The Housemaid", di Im sang-soo (Concorso)
Remake di un classico del cinema coreano del 1960, il film rispetto all'originale preferisce privilegiare la componente cinefila piuttosto che la torbida passionalità. C'è qualche momento di tensione ma la tendenza è solo quella di attraversare i generi senza sfociarci dentro. E del noir restano solo dark-lady inanimate.
La casa dannata. Si bilancia infatti tra commedia e horror The Housemaid, remake di un classico del cinema coreano del 1960 firmato da Kim Ki-young. Il film del regista, conosciuto in Italia per La moglie dell'avvocato, è così prevalentemente chiuso in uno spazio anche se l'inizio faceva pensare ad altro, con frammenti di vita nella città notturna fino a quando la macchina da presa svela la sagoma di un cadavere. La protagonista Euny (interpretata da Jeon Do-youn che proprio qui a Cannes nel 2007 aveva vinto il premio come miglior attrice per Secret Sunshine di Lee Chang-dong) è assunta come aiuto-governante presso una ricca famiglia-borghese. Lì viene sedotta dal padrone di casa Hoon con il quale intreccia una torbida relazione. In questo rifacimento si perde gran parte della componente erotica dell'originale. Im Sang-soo, che è figlio di un critico di cinema, preferisce privilegiare la componente cinefila piuttosto che la torbida passionalità. In questo senso però non ha la capacità di Hong Sang-soo di creare quella dimensione in cui le barriere tra il cinema e la vita sono invisibili. Sovraccarica invece il suo film di simbolismi (il suicidio all'inizio), di un respiro torbido che appare più come espediente per un gioco della rappresentazione, di figure (la donna incinta, la bambina che vede tutto) che sono le classiche icone del thriller. C'è qualche momento di tensione (l'incidente domestico, l'anziana governante che attraversa di notte la casa) ma il film attraversa più volte i generi senza sfociarci dentro. Anzi, tenendosi piuttosto a distanza. Del noir restano la struttura, diverse tipologie di dark-lady inanimate (in cui quella più anziana potrebbe idealmente riprendere quella di Rebecca di Hitchcock prima di ricaricarsi di diventare complice della protagonista) e i colori sullo sfondo. Che però non accecano ma sono solo sfondo scenografico. Assieme alla gelosia che di solito dovrebbe divorare e non segmentata attraverso geometrie di sguardi.
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