CANNES 63 - "La Princesse de Montpensier", di Bertrand Tavernier (Concorso)


Da un racconto di Madame de La Fayette (senza dialoghi), il regista francese realizza un altro viaggio nel tempo e nello spazio che, più che il ritratto di un'epoca, appare un film sulla ricerca del desiderio e del piacere perduto. Oltre all'energia nei combattimenti, c'è il tentativo impossibile di catturare e fermare il fotogramma in un'opera così vecchia così moderna, uno degli esiti più felici della filmografia del cineasta

la princesse de montpensierAppare stupefacente come per Tavernier il 'film in costume' abbia una struttura (quasi) immodificabile. Da Christian-Jacque a Riccardo Freda passando per la scrittura di Jean Aurenche, il cinema del cineasta francese ha attraversato spesso lo spazio e il tempo passando, per esempio, dall'inizio del '900 di Una domenica in campagna alla Prima guerra mondiale di Capitan Conan e agli anni immediatamente successivi sulla pianura di Verdun di La vita e nient'altro e saltando poi alla metà del Seicento con Eloise. La figlia di D'Artagnan, ai primi del Trecento di Quarto comandamento, alla fine dell'Ottocento di Il giudice e l'assassino fino alla Parigi del 1942 di Laissez-passer. Un tratto distintivo quindi, accomunato in questo caso anche dalla scrittura di Jean Cosmos (proprio lo sceneggiatore di Capitan Conan, Laissez-passer e La vita e nient'altro) in cui il cineasta, al di là dei risultati non sempre riusciti, si immerge in un'epoca piuttosto che ricostruirla. E da questo punto di vista, appare sorprendentemente felice l'esito di quest'ultimo La Princesse di Montpensier, tratto da un racconto di Madame de La Fayette inserito nella raccolta L'amore geloso in cui, come ha affermato lo stesso regista,non ci sono dialoghi. Ambientato nel 1562 quando la Francia era sotto il regno di Carlo IX, dilaniato dalle guerre di religione, il film vede protagonista Marie de Mézières, una delle più ricche ereditiere che ama il giovane Duca de Guise. Il padre però ha pensato per lei un destino diverso combinando un matrimonio d'interesse con il Principe di Montpensier, che lei non conosce. Quest'ultimo viene però chiamato dal re a combattere contro i protestanti. Così, per proteggere la sua giovane sposa, la affida al Conte di Chabannes, suo vecchio precettore e amico, e le affida il compito di impartirle un'educazione tale da farla apparire un giorno alla corte. Ma lei non ha mai dimenticato il suo vecchio amore. Quello che doveva apparentemente essere il ritratto di un'epoca, si trasforma improvvisamente in un film sulla ricerca del desiderio e sul piacere perduto. Al di là dei combattimenti e dei duelli, dove il film sprigiona comunque un'energia nei movimenti simili a quelli della coppia che si trova in Cambogia per adottare un bambino di La piccola Lola (forse il miglior film della recente filmografia del regista), La Princesse de Montpensier possiede quella febbrile malinconia di Cheri di Frears in cui attraverso il cinema c'è la possibiità di rivivere, quasi cristallizzare dei momenti che sono già perduti dopo lo stacco di montaggio. Tavernier vorrebbe fermarli, come nei piani sul volto di Melanie Thierry (protagonista anche di La leggenda del pianista sull'Oceano di Tornatore e Canone inverso di Tognazzi), negli slanci quasi truffautiani, sorta di 'ragazzo selvaggio ripulito e raffinato in chiave mélo,' con l'educazione che la protagonista riceve dal conte di Chabannes (Lambert Wilson autentico eroe post-romantico), nel frammento in cui guardano le stelle o nelle scene nel bosco, in cui lo spazio e i colori sembrano inghiottire i corpi. Effetto questo illusionisticoin cui Tavernier sembra voler ritornare quasi agli esordi, quelli per esempio di Che la festa cominci...che si svolge nel 1719 dopo la morte di Luigi XV, in cui la forma apparentemente classicistica si frantuma progressivamente per diventare una macchina del tempo cinematografica. Da dove si può andare avanti e indietro, segno di un film che Tavernier avrebbe potuto realizzare anche 30 anni fa o tra 30 anni. Ma che riesce a risplendere con una luce affascinante, come un'ipnosi intermittente dalla quale però stavolta si è catturati.

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