CANNES 63 - "Film Socialisme", di Jean-Luc Godard (Un Certain Regard)
Qualcuno dice, da qualche tempo, che Godard fa molte citazioni. La cosa potrebbe anche essere vera. Ma se invece fosse l’intera nostra civiltà a (tentare di) “citare” in blocco la Grecia antica? L’ipotesi non è certo nuova.Stavolta però il regista svizzero la riprende, estendendola al Mediterraneo intero e alle sue civiltà antiche
Qualcuno dice, da qualche tempo, che Godard fa molte citazioni. La cosa potrebbe anche essere vera, ma il punto del cinema di Godard non è questo.
E se invece fosse l’intera nostra civiltà a (tentare di) “citare” in blocco la Grecia antica? L’ipotesi non è certo nuova, neppure a Godard che spesso nei suoi film degli anni Novanta ripeteva che quella decade è in realtà la reviviscenza degli anni Trenta. Stavolta però il regista svizzero, che in un’intervista recente sostiene che l’Occidente intero dovrebbe versare alla Grecia (hell as, si legge su un cartello nel film) mille miliardi di diritti d’autore per avere pensato il mondo contemporaneo prima di noi, riprende questa ipotesi estendendola al Mediterraneo intero e alle sue civiltà antiche.
Il primo terzo di Film Socialisme ha luogo appunto su una nave da crociera sul nostro “mare interno” che non può non far pensare al de Oliveira di Um Filme Falado (2003). Ed è la risposta (rigorosamente anacronistica) alla questione posta dal secondo terzo del film, quello in cui un meccanico francese colpito dalla crisi mondiale vende il suo garage e, ritirandosi nel Midi, si separa dai figli che, pur ampiamente minorenni, si candidano alle elezioni. Il loro programma? “Avere vent’anni, avere ragione, saper vedere prima di saper leggere”. Lungo tutto questo segmento, i due figli chiedono ai genitori che cos’è la libertà, l’uguaglianza, la fraternità…
... e la risposta è appunto nel segmento precedente, nel mediterraneo, a cominciare da quella civiltà egizia che ci diede la prima, cruciale forma di reversibilità di parola e immagine. La risposta è nell’immagine in quanto tale; in quello stato “primigenio” della percezione (il rumore fortissimo e indistinto del vento, che accompagna tutte le scene all’aperto, sul ponte) in cui dobbiamo cercare la chiave di una geometria che, come dice qui Alain Badiou in persona in una sala conferenze vuota, si forma insieme alla nostra coscienza di essere là con lei (Husserl, l’oggetto di quella conferenza). È questa la forma originaria del politico che Godard ri-trova nella sua crociera nel Mediterraneo e che ci mostra con un altro stupendo, impagabile, costante lavoro di messa in scena della luce, che ad ogni inquadratura eccelle nel farci sentire lo spazio vuoto tra i corpi, gli oggetti, gli esseri. Una geometria che non ha bisogno delle “artistiche” stampelle
della cornice, ma esclusivamente dell’arresto del tempo nell’intuizione (sonora, visiva: è lo stesso) fulminea – e in Film Socialisme c’è persino il primissimo piano del quadrante di un orologio (egizio!) che si ferma e che riprende…
Des choses comme ça (il cartello più ricorrente del film) che trovano il proprio spazio nella geometria inesauribile dell’Aperto: questa è l’idea (di) politica di Godard, che cita il motto della famiglia Martin (attiva nella resistenza francese) “Libérer et fédérer”. Questa è la splendida idea (e la splendida pratica) di insularità che informa il “montaggio assoluto” di Godard, e che qui rende tutti i suoi debiti al mare che millenni fa generò l’idea “poetico-politica” insulare di democrazia. C’est l’espace. Et l’espace se meurt.
Per Godard, l’agorà di oggi è il montaggio; la terza parte (la “sintesi”?) è appunto un montaggio di immagini inerenti alle principali “culle mediterranee” della civiltà: Atene, Napoli, Barcellona… Ma è un mediterraneo “allargato”, uno spazio appunto assoluto dove non si obbedisce alla tirannia del luogo, e che quindi può accogliere anche Odessa: la sua scalinata resa celebre dalla Corazzata Potemkin viene oggi rivisitata da ragazzetti ignari di chi sia Ejzenstejn. Il che è, anche, una splendida definizione del cinema di Godard: un montaggio assoluto che pur non essendo ejzenstejniano non ne è certo estraneo – è piuttosto la dimenticanza, l’oblio “attivo” della sublime Ejzenstejniana maitrise del montaggio.
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Potresti darci tra parentesi la traduzione di queste espressioni scritte da te? <br />1) Des choses comme ça <br />2) Libérer et fédérer<br />3) maitrise<br />4) hell as ("inferno come"?)
Inviato da yinez il 19/05/2010
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