CANNES 63 - "Sono uno strenuo difensore dell'ambiguità'. Incontro con Stephen Frears
Erano quattordici anni che Frears mancava a Cannes. L’ultima partecipazione risale al 1996, l’anno di Due sulla strada (The Van). Quest’anno il regista inglese presenta fuori concorso Tamara Drewe, splendida commedia a orologeria, ispirata all’omonima graphic novel di Posy Simmonds
Erano quattordici anni che Stephen Frears mancava a Cannes. L’ultima partecipazione risale al 1996, l’anno di Due sulla strada (The Van). Quest’anno il regista inglese non entra nella selezione ufficiale, ma presenta fuori concorso Tamara Drewe, splendida commedia a orologeria, ispirata all’omonima graphic novel di Posy Simmonds. Frears si è presentato in conferenza stampa e ha risposto alle domande dei giornalisti con un’ironia travolgente. Ad accompagnarlo la stessa Simmonds, gli interpreti Bill Camp, Dominic Cooper, Tamsin Greig e Luke Evans, la sceneggiatrice Moira Buffini e la produttrice Alison Owen. Purtroppo assente la protagonista, la radiosa Gemma Arterton.Una domanda per la signora Posy Simmonds? E’ soddisfatta del lavoro fatto da Frears sulla sua graphic novel?
Il film corrisponde perfettamente al libro. Mi sono sforzata di descrivere una vita tridimensionale all’interno di un contesto bidimensionale. Stephen Frears mi sembra sia riuscito nell’operazione inversa.
Signor Frears uno dei suoi personaggi dice che occorre conoscere il proprio lettore ideale. Per lei, qual è lo spettatore ideale?
Io penso che tutti gli spettatori non siano altro che tele bianche, delle finestre. Quando ero piccolo, andavo al cinema con mio madre e quello che mi affascinava erano tutte le tecnologie moderne del cinema.
Perché il suo film non è stato presentato in concorso? Forse perché si tratta di una commedia?
Il film non è in competizione per il semplice motivo che non volevo perdere. Volevo evitare una simile umiliazione. Qua è Cannes c’è gente seria, non potevo mica portare in concorso un film del genere.
Nel film il giudizio morale non è mai evidente, sempre sfumato. Eppure si racconta di tradimenti, vigliaccheria. Come mai?
Se la morale non è chiaramente distinguibile, la causa è da rintracciarsi nel fatto che l’ambiguità costituisce tutto il motivo d’ interesse del film. Non volevo che le coppie felici restassero semplicemente tali, senza che nulla accadesse. Io sono uno strenuo difensore dell’ambiguità. E sarà sempre così
Signor Cooper. Lei interpreta un cantante rock piuttosto particolare. Come è stato l’approccio al suo personaggio?
Mi sento molto vicino al personaggio. Proprio come lui, ho sognato di diventare una rock star, ma purtroppo non posseggo quel tipo di talento. Il personaggio si comporta fondamentalmente come uno stronzo, ma ho fatto di tutto per rendere il personaggio almeno gradevole. Non volevo che il pubblico lo odiasse. Perciò, alla fine, risulta solo un po’ ottuso.
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