CANNES 63 - "Carancho", di Pablo Trapero (Un certain regard)
Dopo il buon carcerario Leonera, questo film del cineasta argentino appare una parziale delusione anche perché cerca una strada onirico/allucinata che non sembra appartenergli. Funziona meglio la parte più realista mentre dagli incidenti simulati non ci sono quegli choc visivi che il regista forse voleva ottenere
E' un cineasta di talento ma anche molto discontinuo Pablo Trapero. Dopo essersi rivelato nel 1999 con Mondo grua, due anni fa aveva colpito proprio qui a Cannes con il suo carcerario Leonera. Ed è forse anche per questo motivo che questo Carancho è una parziale delusione. Eppure da quel film precedente il cineasta si riporta quell'oscurità del penitenziario e la estende in un film prevalentemente notturno che potrebbe idealmente coprire le azioni del protagonista, potenzialmente un bel personaggio sinistro. Sosa è quello che viene definito un "carancho", cioè un avvocato specializzato negli incidenti d'auto che avvengono a Buenos Aires. Anche lui, assieme a un gruppo di avvocati corrotti, si arricchisce con le vittime della strada. Una sera, quando era alla ricerca di altri potenziali clienti, incontra Lujan, una giovane dottoressa. I due s'innamorano e lei cerca di riportarlo sulla retta via.Forse un soggetto del genere, soprattutto nelle sue derive, era più adatto a una cineasta come Lucrecia Martel che ne poteva potenziare l'astrattezza. Trapero è spesso apparso più un regista narrativo che onirico e infatti la parte che funziona meglio nel film è quella realistica (la storia tra i due protagonisti, l'effetto dei rumori della strada e dell'ospedale). La macchina da presa tende a stare addosso ai personaggi, volendoli quasi trasformare in qualcos'altro rispetto quello che sono. Ecco forse perché gli incidenti simulati, il rapporto corpo-macchina forse memore del cronenberghiano Crash non provocano quegli choc visivi che Trapero forse vorrebbe ottenere. Anzi risultano piuttosto piatti, così come la trama noir, con boss anche violenti ma corpi con poco spessore. Senza considerare poi gli stacchi improvvisi (la festa della quindicenne), un improvviso squarcio di luce stonato in un film che dovrebbe essere sporco, che non ha nulla di edenico e che non promette nessun riscatto.
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