CANNES 63 - "Ho finito il film grazie ai soldi di alcuni amici". Incontro con Otar Iosseliani

Fuori Concorso, con Chantrapas, il regista di origini georgiane, emigrato in Francia nel 1982, racconta la storia di un giovane regista deciso a realizzare il suo primo film senza scendere a compromessi con la produzione e la censura, senza avere particolare talento, se non quello di insistere fino in fondo. Parte per la Francia e conclude la sua opera. Un film nel film, con tutta l’ispirazione narrativa tipica dell’autore di Addio terraferma, Lunedì mattina, Briganti, Caccia alle farfalle, Giardini in autunno.

iosselianiFuori Concorso, con Chantrapas, il regista di origini georgiane, emigrato in Francia nel 1982, racconta la storia di un giovane regista deciso a realizzare il suo primo film senza scendere a compromessi con la produzione e la censura, senza avere particolare talento, se non quello di insistere fino in fondo. Parte per la Francia e conclude la sua opera. Un film nel film, con tutta l’ispirazione narrativa tipica dell’autore di Addio terraferma, Lunedì mattina, Briganti, Caccia alle farfalle, Giardini in autunno. Stravagante, libero in un mondo fatto di rimandi al passato, personaggi grotteschi e surreali, storie di ordinaria follia. Ad accompagnare il settantaseienne regista, la produttrice da 18 anni, Martine Marignac e il suo attore protagonista, Dato Tarielashvili.
 
Ci parla del suo film?
Volevo fare un film su qualcuno che nel suo lavoro è testardo, insiste anche se trova sul suo cammino ostacoli apparentemente invalicabili. Pensavo di scrivere la parte per un dentista, ma la mia produttrice mi ha convinto di scegliere un cineasta. La storia non ha niente a che vedere con quella mia personale. I miei film sono stati censurati nel mio Paese, ma questo non mi ha fatto desistere, anzi credo mi abbia pure aiutato a creare.
Cosa pensa del mondo di oggi?
Tutti pensavano che le cose sarebbero migliorate dopo il comunismo nel mio Paese. Ma è arrivato il capitalismo selvaggio: ingiusto, detestabile. Credo ormai ci sia poco da fare per combatterlo. Comincio ad essere molto inquieto quando sento pronunciare la parola “democrazia”. Sono sempre più inquieto quando mi accorgo che deve essere la maggioranza a vincere. Sono ancora più inquieto quando mi accorgo che il numero dei cretini su questo pianeta aumenta sempre più.
Quali difficoltà si incontrano ancora oggi nel realizzare “cinema d’autore”?
Per parafrasare Malraux, si è sempre avuto un movimento di bilanciamento tra l’arte e l’industria, ma oggi mi pare evidente che l’industria abbia preso il sopravvento sulla prima. Per questo film non abbiamo avuto nessun apporto finanziario dagli sponsor e non sapevamo come montarlo alla fine. Dopo 20 anni ho dovuto chiedere l’aiuto di qualche amico, contro la legge del mercato europeo.
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