CANNES 63 - "Il film esprime misericordia verso gli esseri umani". Incontro con Daniele Luchetti

Unico film italiano in concorso, La nostra vita di Daniele Luchetti. Storia di un lutto e della sua elaborazione. Storia di un ragazzo normale, Claudio, che vive in un contesto di periferia ed è costretto ad affrontare una realtà inaspettata. Il resoconto della conferenza stampa

daniele luchettiUnico film italiano in concorso, La nostra vita di Daniele Luchetti. Si tratta della sue quarta presenza a Cannes. E della seconda volta nella selezione principale, dopo Il portaborse (1991). Il film è la storia di un lutto e della sua elaborazione. Storia di un ragazzo normale, Claudio, che vive in un contesto di periferia ed è costretto ad affrontare una realtà inaspettata. In conferenza stampa il regista si è presentato in compagnia degli interpreti, Elio Germano, Isabella Ragonese, Raoul Bova, Stefania Montorsi, Luca Zingaretti, e degli sceneggiatori Stefano Petraglia e Sandro Rulli.

 

 

 

Questo film inquadra una Roma inabituale, assolutamente perifica. Come mai questa scelta?

Con gli sceneggiatori, Riccardo e Stefano, abbiamo iniziato a pensare a un documentario da girare a Ostia. Un documentario sulle case costruite sul litorale. Ho vissuto per un certo periodo in una di queste case, con la gente del posto. Quello che mi ha colpito è stato riflettere su determinati cambiamenti sociali. Il fatto, ad esempio, che il centro della vita sociale, in questi luoghi,  non è più costituito dalla piazza, ma dal centro commerciale, un luogo finto, artificiale. Ciò che mi interessava era raccontare la vita dei miei personaggi, di Claudio mettendoli in relazione con un contesto più largo, un contesto politico più vasto.

 

Quali sono i legami che voi avete creato tra i personaggi e la società italiana di oggi?

Mi sembra molto vera una frase di Anton Čechov, che ho tenuto sempre ben presente nel girare questo film. I narratore non ha bisogno di fare discorsi politici. Il narratore deve creare delle giuste associazioni a livello narrativo, per essere capace di cogliere, ancor prima dei saggi specialistici, determinati elementi della società, a volte ambivalenti, a volte contradditori, ambigui. Ecco, io volevo raccontare di un personaggio che rappresenta il nostro paese, in maniera un po’ istintiva. Non volevo criticare la nostra società. Volevo semplicemente raccontarla. E non era mia intenzione esprimere giudizi. Credo che il film esprima misericordia verso gli esseri umani.

 

La sua messa in scena richiama a volte le forme del documentario? Cosa ci può dire in proposito?

Con Stefano e Sandro, mi sono dedicato alla sceneggiatura. Poi abbiamo sempre lavorato all’interno di questo quadro molto forte, intoccabile. Eppure abbiamo cercato, in qualche modo, di smontare questo quadro, la sceneggiatura, per far entrare l’imprevedibilità del cinema, colta a partire dai luoghi, dagli attori, dal montaggio. Abbiamo cercato di ottenere il massimo da ogni elemento, da ogni fase. Agli attori abbiamo lasciato parecchia libertà, sempre all’interno del quadro. E poi quattro cinque riprese per ogni inquadratura, in modo da avere un certo margine di azione anche in fase di montaggio.

 

Elio Germano, quali sono state le difficoltà che ha dovuto affrontare nel rendere il suo personaggio?

Questo è un lavoro che amo, quindi ogni personaggio rappresenta la sfida e richiede un approfondimento. Di certo, l’aspetto drammatico del personaggio è stato il più difficile da rendere. Quando ci si confronta con determinati argomenti che ci toccano così da vicino, con questioni profonde, più grandi di noi, bisogna essere professionali. Ma anche far appello alla propria interiorità.

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Sono presenti 3 commenti
 
  1. Ma Sabina è chiaro, sono i lettori amici dei Signori censori! secondo me tu sei un lettore di parte e non lo vuoi ammettere! Per fortuna che cista il povero pirla che va a vedere i film tristi e rompi maroni (ma tra tanti proprio luchetti! e vediti una bella commedia americana, che almeno e' spassosa). Della serie: come dire cose giuste nel modo sbagliato! Touche!

    Inviato da Pino Busc. il 21/05/2010
  2. Chi sono o cosa sono i "lettori di parte"? A volte i commenti sono più incomprensibili delle vostre recensioni :)

    Inviato da Sabina il 21/05/2010
  3. Cannes, Berlino, Locarno Venezia . Bei film, tutti sovvenzionati, ma che non fanno mai cassetta ed unicamente e solamente fare piangere di brutto il botteghino.Ma cari Signori censori di commenti e lettori di parte rendetevi conto che la vita ,per il comune mortale, il povero pirla che paga é gia triste per conto suo e quindi cosa andiamo a vedere ed asorbirsi quelle pizzette indigeste , tristi e deprimenti ??? Per fare la gioia di qualche regista o giornalista "impegnato" per modo dire e per il gusto di riempirsi le tasche e rompere i marroni al prossimo???

    Inviato da Zaven Krikor il 21/05/2010
 

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