CANNES 63 - "Ha ha ha", di Hong Sang-soo (Un certain regard)
Il film vive un tempo doppio. Quello immobile del presente, bloccato nelle prospettive uniche di istantanee in bianco e nero, quello vitale e ‘gioioso’ del passato, che si anima di passioni improvvise e cambiamenti repentini. I sogni di ieri cedono il passo ai capelli bianchi, agli spettri del fallimento, alla realtà ordinaria che non ammette sconti. Il tempo è una specie di attrito che frena le fughe nel desiderio
Di nuovo, lungo la strada...Due amici si ritrovano, dopo tempo, per raccontarsi le ultime avventure. Uno, Jo Mungyiung, è un aspirante regista che ha in progetto di lasciare la Corea e partire per il Canada. L’altro, Bang Jungshik, sposato con prole, è un professore che si diletta di poesia e di critica cinematografica. Due disadattati, in un modo o nell’altro, sognatori e un po’ cialtroni. Artisti poco perplessi, per niente tormentati, comunque fuori tempo massimo. Tra una bevuta e l’altra, ripercorrono la loro estate, col tacito accordo di rievocare solo gli avvenimenti più gradevoli. Sbronze, sciocchezze, amori, scazzottate, speranze, tradimenti, addii. Un fatto dopo l’altro, scopriamo che i due, a loro insaputa, hanno frequentato gli stessi luoghi e le stesse persone, in una piccola città di mare. Eppure non si sono mai incontrati. Scherzi del destino. Semplice meraviglia. Hong Sang-soo gioca con due storie che si intrecciano più di una volta, eppur non arrivano mai a combaciare nella coerenza di un tracciato unico. Rimette in circolo il suo cinema libero, in una specie di ronde ophulsiana, che fa danzare, mano nella mano, desideri e frustrazioni. Prendersi, lasciarsi e ritrovarsi, continuamente. Come accade nelle storie dei ragazzini, quelle vissute con la leggerezza dell’irresponsabilità, eppure con una definitività che sottende il tragico. Il cinema, da queste parti, ha sempre l’aria di un divertissement, di uno scherzo tra amici. Del resto il titolo ride chiaro. Ma, puntuali come un temporale d’agosto, arrivano la malinconia, il rimpianto di un tempo e di un cinema (orizzonte permanente) andati, promessi, mancati. Qui il cinema seduce con un sorriso, ma prende alla gola un attimo dopo. Racconta l’estate, ma pretende la pioggia, che è già il presagio, un limite del godimento. Ha ha ha vive un tempo doppio. Quello immobile del presente, bloccato nelle prospettive uniche di istantanee in bianco e nero, quello vitale e ‘gioioso’ del passato, che si anima di passioni improvvise e cambiamenti repentini. A ogni sbornia segue, puntuale, un mal di testa. E I sogni di ieri cedono il passo ai capelli bianchi, agli spettri del fallimento, alla realtà ordinaria che non ammette sconti. Il tempo è una specie di attrito che frena le fughe nel desiderio. Tutto, qui, risponde all’apparenza di una costruzione fragile. Ma il cinema di Hong Sang-soo, pur sempre nouvelle vague, non lascia che l’inquadratura venga violata dall’imprevisto. Piani fissi, rari movimenti di macchina, zoomate improvvise ma cadenzate in un ritmo implacabile. Non c’è spazio. Tutto ciò che si muove è all’interno, potenzialmente aperto a ogni sviluppo, eppur bloccato all’ingresso e all’uscita. E’ qui, in questa magnifica clausura fatta di sorrisi e lacrime, che si consuma la vita e si agitano i nostri amori incostanti.
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