CANNES 63 - Il colpo a effetto di Tim Burton
Smentendo totalmente i pronostici che davano favorito Another Year di Mike Leigh, il tailandese Apichatpong Weerasethakul con Lung boonmee raluek chat, vince la Palma d'oro. Premi anche a Germano, Bardem e la Binoche. Due francesi su tre nel Palmares. Ignorati Inarritu, Kitano e Loach e Tavernier. Quanto sarà stata decisiva la mano del presidente della giuria in queste scelte?
Diciamolo francamente, non se l'aspettava nessuno. Tra voci di pronostici che si rincorrevano in questi giorni, non era praticamente mai apparso il nome del tailandese Apichatpong Weerasethakul come possibile vincitore della Palma d'Oro. Le voci davano per quasi sicuro vincente Another Year di Mike Leigh seguiti in seconda battuta da Biutiful di Inarritu e da Route Irish di Ken Loach. E invece la giuria presieduta da Tim Burton - che si sospetta possa aver influito in maniera decisiva in questa scelta - ha premiato con il maggiore riconoscimento Lung boonmee raluek chat. E forse è in questa imprevedibilità che sta la follia e la bellezza di un festival come quello di Cannes, capace di lanciare nomi e cinematografie come nessun altro festival al mondo. E questo accade anche in una delle edizioni più deludenti, dove le cose migliori erano piazzate tra il Fuori Concorso e Un certain regard.
Ma le sorprese non finiscono qui. E l'indiscrezione è trapelata proprio un po' prima dell'inizio della premiazione iniziata alle 19.15 quando si è venuto a sapere che Elio Germano e Daniele Luchetti, protagonista e regista di La nostra vita, erano ripartiti per Cannes. E così l'attore romano ha ottenuto a sorpresa la Palma per il miglior attore maschile ex-aequo con lo spagnolo Javier Bardem (questo ampiamente nei pronostici) per Biutiful di Alejandro Gonzalez Inarritu. Sul palco Germano era emozionatissimo e ha voluto dedicare il premio "all'Italia e agli italiani nonostante la sua classe dirigente". Decisamente quella dell'attore è una delle migliori prove di Germano negli ultimi anni e ha un'intensità davvero coinvolgente, al contrario della prova di maniera di un grandissimo attore come Bardem che è annegato in quell'estetismo del dolore del cinema del regista messicano. Nelle previsioni, ma non per questo meno meritato, il premio a Juliette Binoche come miglior attrice per Copia conforme. Gli unici dubbi potevano venire dal fatto che ha fatto da madrina al festival ed è la protagonista del cartellone di questa edizione. Anche lei ha manifestato la sua gioia ringraziando prima di tutto Kiarostami, poi i paesi della Toscana dove è stato girato il film (Lucignano, Cortona e Monte S. Savino) e infine ha esposto un cartello in favore di Jafar Panahi.
Oltre all'attrice, è la Francia una delle protagoniste di questa edizione. Erano anni che non c'erano tre film francesi di questo livello in concorso, tra le poche note liete di questa edizione. E difatti Des hommes et de dieux di Xavier Beauvois e Tournée di Mathieu Amalric hanno ottenuto rispettivamente il Gran Premio della Giuria e il Premio per la regia. Solo Tavernier, con uno dei suoi migliori film, è rimasto fuori. Il premio della giuria è andato a Un homme qui crie del regista del Ciad Mahamat-Saleh Haroun mentre il premio per la sceneggiatura è stato ottenuto da Poetry del coreano Lee Chang-dong, un grande cineasta che si è presentato però con uno dei suoi lavori meno interessanti. Del resto è stata questa l'annata dove il cinema orientale ha deluso di più, in primis con Takeshi Kitano (Outrage) ma anche col cinese Wang Xiaoshuai (Chongqing blues).
Completano il quadro la Camera d'Or assegnata al messicano Ano bisiesto di Michael Rowe e il miglior cortometraggio, Chienne d'histoire dell'armeno Serge Avedikian, assegnato dalla giuria presieduta da Atom Egoyan.
Sarebbe poi curioso sapere, tra qualche anno, come sono andate le cose durante le discussioni della giuria. Magari qualcosa potrà trapelare anche domani da Giovanna Mezzogiorno o Alberto Barbera. Si ha comunque il sospetto che questo verdetto (Palma d'Oro soprattutto, ovviamente) porti in maniera indelebile il marchio del suo Presidente. Burton sarà così per Apichatpong Weerasethakul quello che sono stati Bertolucci per Cuore selvaggio di Lynch, Polanski per Barton Fink dei Coen, Eastwood per Pulp Fiction e Cronenberg per Rosetta?
Palma d'oro: Lung boonmee raluek chat di Apichatpong Weerasethakul
Gran premio della giuria: Des hommes et de dieux di Xavier Beauvois
Miglior attore: (ex-aequo) Elio Germano per La nostra vita e Javier Bardem per Biutiful
Miglior attrice: Juliette Binoche per Copia conforme
Miglior regia: Mathieu Amalric per Tournée
Premio della giuria: Un homme qui crie di Mahamat-Saleh Haroun
Miglior sceneggiatura: Lee Chang-dong per Poetry
Camera d'or: Ano bisiesto di Michael Rowe
Miglior cortometraggio: Chienne d'histoire dell'armeno Serge Avedikian
-
Ha influito tanto quanto i giurati Barbera e Mezzogiorno sul premio al 'ribelle' Germano! Ormai siamo alle briciole per il sottile e trasparente cinema italiano. Ma forse non ci meritiamo nenche quelle!
Inviato da adrianoromano il 25/05/2010 -
tifavo Alejandro Gonzalez Inarritu, ma mi riservo di vedere i premiati (se) naturalmente arriveranno nel (bel?) paese. per quanto riguarda tim Burton, boh, voglio dire, non so, come e quanto possa influenzare.
Inviato da williamdollace il 24/05/2010
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