CANNES 63
CANNES 63 - "The Tiger Factory", di Woo Ming Jin (Quinzaine des Réalisateurs) (di Giuseppe Gariazzo, del 24/05/2010)
Con The Tiger Factory, il trentaquattrenne regista malese, al suo quarto lungometraggio esplora - con uno sguardo che si avvicina al documentario, e che in certe situazioni documentario lo è, e con i segni della ripetizione delle situazioni, il corpo della diciannovenne Ping Ping e i luoghi da lei quotidianamente abitati in maniera drammatica
CANNES 63 - Il colpo a effetto di Tim Burton (di Simone Emiliani, del 23/05/2010)
Smentendo totalmente i pronostici che davano favorito Another Year di Mike Leigh, il tailandese Apichatpong Weerasethakul con Lung boonmee raluek chat, vince la Palma d'oro. Premi anche a Germano, Bardem e la Binoche. Due francesi su tre nel Palmares. Ignorati Inarritu, Kitano e Loach e Tavernier. Quanto sarà stata decisiva la mano del presidente della giuria in queste scelte?
CANNES 63 - "E' la storia d'amore la vera essenza del film". Incontro con Nikita Mikhalkov (di Aldo Spiniello, del 23/05/2010)
A Nikita Mikhalkov l'onore di chiudere il concorso di ques'anno, con l'atteso e discusso Il sole ingannatore 2: Esodo. Un ritorno, dopo sedici anni, ai personaggi e alle vicende de Il sole ingannatore, che proprio qui a Cannes si aggiudicò il Gran Prix della giuria. La partecipazione in concorso di Mikhalkov ha sollevato un'ondata di polemiche tra i cineasti russi
CANNES 63 - "Tender Son - The Frankenstein Project", di Kornél Mundruczó (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 23/05/2010)
Se, all’inizio, il regista ungherese rinchiude la sua osservazione nello spazio soffocante di un palazzo, di una struttura entro cui tracciare linee geometriche nette e definite, nel finale si abbandona a un detour sfiancante in un mondo sommerso dalla neve, dove scontare i peccati e immaginare il futuro. E, allora, si comprende che il ‘progetto Frankenstein’ segna il destino del film a tutti i livelli, fino a mandare in cortocircuito il gioco di specchi dell’identificazione
CANNES 63 - "Rebecca H. (Return to the Dogs)", di Lodge Kerrigan (Un certain Regard) (di Grazia Paganelli, del 22/05/2010)
L’instabilità, la fragilità dei padri nei confronti del propri figli, la confusa percezione del mondo avevano già fatto parte del cinema di Kerrigan. Chi sono Rebecca H. e Géraldine Pailhas? E come rientra la cantante Grace Silk nelle loro vite? Domande destinate a non trovare risposte, ma le immagini restano impresse nella mente per l’indefinitezza struggente che le contraddistingue
CANNES 63 - La videogiornata sulla Croisette [10] (del 22/05/2010)
Simone Emiliani racconta il penultimo giorno di Festival di Cannes 2010, con le polemiche legate a "Hors-la-loi" di Rachid Bouchareb e a "Il sole ingannatore 2" di Nikita Mikhalkov, e il passaggio di "Ha Ha Ha" di Hong Sang-soo
CANNES 63 - "Uncle Boonmee Who Can recall His Past Lives", di Apichatpong Weerasethakul (Concorso) (di Massimo Causo, del 22/05/2010)
CANNES 63 - "Utomlyonnye Solntsem 2: Predstoyanie" (Il sole ingannatore 2: Esodo), di Nikita Mikhalkov (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 22/05/2010)
Lasciamo perdere per una volta le polemiche che hanno accompagnato il secondo capitolo de Il sole ingannatore – Esodo. Cinema antiquato o dell'antiquariato: riflessione insistita sul dettaglio solo deturpato dalle idelogie, quasi come a voler svelare la nebbia del passato, a volere fermare il tempo e la resistenza a vivere ancora. Ma è troppo debole il richiamo, sempre più impalpabile. Mikhalkov si compiace delle sue fantasticherie, senza mai però riuscire ad urtare visceralmente contro i muri da buttare giù definitivamente
CANNES 63 - "The Tree", di Julie Bertuccelli (Film di chiusura) (di Simone Emiliani, del 22/05/2010)
Tratto dal romanzo di Judy Poscoe, la regista di Da quando Otar è partito...realizza un dramma sull'elaborazione del lutto con derive fantastiche e un diario di formazione a tratti anche troppo metaforico (l'albero come oggetto di reincarnazione) ma che risulta comunque particolarmente riuscito nel mostrare una famiglia incapace di vivere il presente e nella contaminazione del luogo con la natura. La prova della Gainsbourg è maiuscola
CANNES 63 - "Il personaggio di Carlos è costruito come una rock star". Incontro con Olivier Assayas (di Leonardo Lardieri, del 21/05/2010)
Fuori concorso il bellissimo film di Olivier Assayas, Carlos, che racconta in 5 ore e 33 minuti l’epopea di uno dei più feroci e importanti fuori legge del dopoguerra. Ha segnato soprattutto con le sue azioni terroristiche gli anni ’70 e ’80, per la causa palestinese e i Paesi del terzo mondo. Girato per la televisione e diviso in tre parti di oltre 100 minuti ognuna. In conferenza il regista con il protagonista Edgar Ramirez e il produttore Daniel Leconte.
(doc) CANNES 63 - "Autobiografia lui Nicolae Ceausescu", di Andrei Ujica (Fuori concorso) (di Marco Grosoli, del 21/05/2010)
In questa autobiografia letteralmente scompare dietro lo spettacolo, perché letteralmente è spettacolo. Ujica sceglie di attenersi alla superficie spettacolare delle immagini di repertorio. Pochi film come questo negli ultimi anni sono stati capaci di suggerire tutta l’evanescenza del Potere, e insieme la devastazione di cui questa evanescenza è capace
CANNES 63 - La videogiornata dalla Croisette [9] (del 21/05/2010)
Simone Emiliani descrive i film della penultima giornata di Festival di Cannes 2010: "La nostra vita" di Daniele Luchetti, "Fair Game" di Doug Liman, "Route Irish" di Ken Loach.
CANNES 63 - "Ha'Meshotet", di Avishai Sivan (Quinzaine des Réalisateurs) (di Giuseppe Gariazzo, del 21/05/2010)
Come nel silenzio, e in un minimalismo ricercato che in quei silenzi si specchia s’inscrive Ha’Meshotet (The Wanderer), primo lungometraggio di finzione del trentatreenne regista israeliano Avishai Sivan, ma noto da una decina d’anni per il suo lavoro di ricerca nei territori dell’arte e del cinema sperimentale
CANNES 63 - "Il film è destinato ad aprire un dibattito, con serenità". Incontro con Rachid Bouchareb (di Leonardo Lardieri, del 21/05/2010)
Sicuramente farà ancora discutere il film in concorso del regista franco-algerino. Racconta l’indipendenza algerina attraverso tre fratelli, ognuno impegnato a trovare la via della libertà. Parte dalla strage di Sétif nel 1945 dove morirono sotto il fuoco dei colonizzatori francesi 45.000 persone, tra manifestanti e civili. Alcuni esponenti della maggioranza di centro-destra hanno accusato Bouchareb di falsare la storia e di non aver correttamente ricostruito i fatti scatenanti la rivolta del Fronte Nazionale di Liberazione
CANNES 63 - "Il mio paese vive la situazione più estrema e violenta della sua storia". Incontro con Apichatpong Weerasethakul (di Aldo Spiniello, del 21/05/2010)
Passa in concorso Uncle Boonmee Who Can Recall His Past Lives del thailandese Apichatpong Weerasethakul, riflessione sulla morte, film di fantasmi e ricordi, ambientato in una foresta che assume contorni magici e irreali. In conferenza stampa il regista ha parlato del film e della drammatica situazione politica del suo Paese
CANNES 63 - "Hors-la-Loi", di Rachid Bouchareb (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 21/05/2010)
Il regista francese di origini algerine riporta sullo schermo gli anni che precedono l’indipendenza dell’Algeria, partendo dalla strage di Sétif nel 1945, ad opera delle truppe colonizzatrici transalpine, che provocarono 45.000 morti tra i civili. Tre fratelli, costretti a lasciare il loro Paese, per i tumulti indipendentisti, sono pronti a combattere sul suolo “nemico”, per la libertà. Corpi, sballottati dalla storia, senza mai far scorrere nelle vene degli stessi sangue e materia
CANNES 63 - "Ha ha ha", di Hong Sang-soo (Un certain regard) (di Aldo Spiniello, del 21/05/2010)
Il film vive un tempo doppio. Quello immobile del presente, bloccato nelle prospettive uniche di istantanee in bianco e nero, quello vitale e ‘gioioso’ del passato, che si anima di passioni improvvise e cambiamenti repentini. I sogni di ieri cedono il passo ai capelli bianchi, agli spettri del fallimento, alla realtà ordinaria che non ammette sconti. Il tempo è una specie di attrito che frena le fughe nel desiderio
CANNES 63 - "Route Irish", di Ken Loach (Concorso) (del 20/05/2010)
Dopo il lampo di Il mio amico Eric, il regista inglese mostra una perdita d'intensità che attanaglia già da tempo il suo cinema. Qui, teso a seguire la scrittura di Laverty, si rifugia dentro improbabili trame thriller e in confessioni video sul PC che appaiono quasi come la parodia di Redacted. Forse il cineasta vorrebbe ancora indignarsi ma non sembra averne più la forza. In concorso a Cannes 63
CANNES 63 - "Carlos", di Olivier Assayas (Fuori Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 20/05/2010)
Cineasta minore e teorico ineguagliabile, per alcuni, Assayas risponde trascinandosi freneticamente. Fuori dal genere o sui generi il suo Carlos è podista del “movimento/cinema” e del tempo, baluardo imperioso della teoria moderna che s’immagina: duro e caotico, coesistenza nella diversità, tra immagini di repertorio e cinema, in un circuito chiuso, fuso, come cemento e metropoli, realismo e utopie realizzabili
CANNES 63 - La videogiornata sulla Croisette [8] (del 20/05/2010)
Aldo Spiniello racconta i due film in Concorso nell'ottava giornata di Festival di Cannes 2010: "Poetry" di Lee Chang Dong e "Schastye moe" di Sergei Loznitsa.
CANNES 63 - La loro vita (del 20/05/2010)
Ed eccola la compagine italiana sulla Croiette - il cast de La nostra vita sbarca al Festival nelle ultime giornate, e subito dopo nelle sale nostrane. Raoul Bova, Elio Germano, Stefania Montorsi, Luca Zingaretti, nel film di Daniele Luchetti.
CANNES 63 - "Il film esprime misericordia verso gli esseri umani". Incontro con Daniele Luchetti (di Aldo Spiniello, del 20/05/2010)
Unico film italiano in concorso, La nostra vita di Daniele Luchetti. Storia di un lutto e della sua elaborazione. Storia di un ragazzo normale, Claudio, che vive in un contesto di periferia ed è costretto ad affrontare una realtà inaspettata. Il resoconto della conferenza stampa
CANNES 63 - Madames et Monsieurs, Olivier Assayas (del 20/05/2010)
Il passaggio sul red carpet, l'arrivo in sala e il fragoroso applauso che accoglie OLIVIER ASSAYAS, a Cannes con il fluviale "Carlos" insieme a tutto il cast del film (con il commento audio di Aldo Spiniello).
CANNES 63 - "Fair Game", di Doug Liman (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 20/05/2010)
E’ nella seconda parte che il film cresce in maniera vibrante. Quando la vicenda trova il suo baricentro (geografico ed emotivo) e il racconto si concentra, letteralmente, sul gioco ‘poco leale’ del potere. Lo stile di Liman diventa finalmente funzionale al senso di minaccia incombente. E appassiona davvero, quando inquadra la lotta disperata per ristabilire la verità, la crisi della coppia, incastrata nei mostruosi meccanismi del complotto
CANNES 63 - "Blue Valentine", di Derek Cianfrance (Un Certain Regard) (di Leonardo Lardieri, del 20/05/2010)
Ci sono tutti gli stilemi del cinema indipendente: l’immagine sporcata dalle vicissitudini quotidiane, macchina a mano tra cromatismi sgranati, accenni di improvvisazione attoriali con le azioni che si lasciano andare, nel flusso della perfetta simbiosi tra la scena e lo sguardo degli spettatori. C’è però spesso la sensazione che il regista voglia intraprendere la strada del “maledetto”, laccando eccessivamente l’involucro, ma sicuramente non perdendo definitivamente una certa coerenza di spirito
CANNES 63 - "Valerie è una persona integra e coraggiosa". Incontro con Doug Liman e Naomi Watts (di Simone Emiliani, del 20/05/2010)
Il regista e l'attrice parlano di Fair Game, della figura della vera Valerie, sui problemi per avvicinarsi a questo tipo di personaggio e sulle implicazioni politiche-burocratiche tratteggiate nel film. All'incontro con la stampa, come era già stato annunciato precedentemente, era assente Sean Penn
CANNES 63 - "Poetry", di Lee Chang-dong (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 20/05/2010)
A Lee Chang-dong non interessa lo sviluppo drammaturgico di tutte le premesse che pone. Non occorre, qui, accendere i toni del dramma (quelli che facevano vibrare Oasis e Secret Sunshine). Qui ogni evento è un incidente senza scosse. E’ semplicemente un fatto che rende possibile il finale, quell’unico atto di creazione, decisiva frattura tra un prima e un dopo, tra un passato di colpevole cecità e un futuro di oblio che custodisce i fondamenti della verità
CANNES 63 - "Ho finito il film grazie ai soldi di alcuni amici". Incontro con Otar Iosseliani (di Leonardo Lardieri, del 20/05/2010)
Fuori Concorso, con Chantrapas, il regista di origini georgiane, emigrato in Francia nel 1982, racconta la storia di un giovane regista deciso a realizzare il suo primo film senza scendere a compromessi con la produzione e la censura, senza avere particolare talento, se non quello di insistere fino in fondo. Parte per la Francia e conclude la sua opera. Un film nel film, con tutta l’ispirazione narrativa tipica dell’autore di Addio terraferma, Lunedì mattina, Briganti, Caccia alle farfalle, Giardini in autunno.
CANNES 63 - "La nostra vita", di Daniele Luchetti (Concorso) (di Simone Emiliani, del 20/05/2010)
Come Questione di cuore della Archibugi, anche La nostra vita è un'anima fragile. Un film vissuto, vecchio, logoro, ma che risorge in modo prorompente dalle sue macerie. Brutto, sporco forse troppo poco cattivo, ma che ha un cuore grande così, vivo nel rapporto tra lutto e denaro e soprattutto in cui il sangue, le lacrime e la terra sono veri.
CANNES 63 - "Blue Valentine": Michelle Williams e Ryan Gosling ad 'Un Certain Regard' (del 20/05/2010)
Alla proiezione per il pubblico del film Blue Valentine di Derek Cianfrance, presentato nella sezione Un certain regard, era presente la coppia glamour di protagonisti, Michelle Williams e Ryan Gosling.
CANNES 63 - Burtonland [2] (del 19/05/2010)
Ancora disegni e bozzetti dalla matita di Tim Burton, che va personalizzando di giorno in giorno il suo lavoro di Presidente di Giuria. Ecco una riunione di giuria in Burtonland...
CANNES 63 - La videogiornata sulla Croisette [7] (del 19/05/2010)
Simone Emiliani racconta l'accoglienza riservata a "Copia Conforme" di Abbas Kiarostami a Cannes 2010, con il 'caso Panahi' che torna alla ribalta nelle cronache festivaliere, e poi si sofferma su "Des hommes et des dieux" di Xavier Beauvois. E' anche il momento per un primo Toto-Palma...
CANNES 63 - "La poesia è il mondo e la vita". Incontro con Lee Chang-dong (di Simone Emiliani, del 19/05/2010)
Il regista coreano presenta in concorso Poetry e ritorna sulla Croisette a tre anni dal bellissimo Secret Sunshine. Nel corso dell'incontro stampa affronta il tema dell'importanza della poesia, ci dice come ha scelto l'attrice, fa un paragone con la pellicola precedente e soprattutto non vuole, giustamente, dire nulla sul finale
CANNES 63 - "Sono il primo a non sapere con che stile ho girato". Incontro con Sergei Loznitsa (di Aldo Spiniello, del 19/05/2010)
Il regista ucraino presenta in concorso Schastye Moe (My Joy), storia di un camionista che si perde nella campagna russa e si ritrova in una serie di avventure piuttosto straordinarie. Loznitsa, documentarista riconosciuto, si confronta per la prima volta con il cinema di finzione
CANNES 63 - "Schastye moe ", di Sergei Loznitsa (Concorso) (di Giuseppe Gariazzo, del 19/05/2010)
Il lungo film, oltre due ore, del regista di nazionalità ucraina non è altro che un pretestuoso percorso fuori dalla strada principale, verso una serie d’infiniti detours che portano il film programmaticamente a perdersi, soprattutto narrativamente, in una composizione a puzzle dove tutto diventa possibile
CANNES 63 - "Chantrapas", di Otar Iosseliani (Séances Spéciales) (di Giuseppe Gariazzo, del 19/05/2010)
Un film con l’umorismo e la disillusione di un autore (anche attore nella parte parigina della pellicola) che, come molti grandi vecchi del cinema d’oggi, si diverte a rimettere in gioco le sue ossessioni, magari qui un po’ meno magnifiche ma sempre e comunque ariose e fluttuanti
CANNES 63 - Des Hommes et des Acteurs (del 19/05/2010)
Xavier Beauvois, Lambert Wilson, Michael Lonsdale, Abdelhafid Methalsi, ma anche Juliette Binoche con Kiarostami e Gilles Jacob: la presentazione alla stampa di Des Hommes et des Dieux
CANNES 63 - "Film Socialisme", di Jean-Luc Godard (Un Certain Regard) (di Marco Grosoli, del 18/05/2010)
Qualcuno dice, da qualche tempo, che Godard fa molte citazioni. La cosa potrebbe anche essere vera. Ma se invece fosse l’intera nostra civiltà a (tentare di) “citare” in blocco la Grecia antica? L’ipotesi non è certo nuova.Stavolta però il regista svizzero la riprende, estendendola al Mediterraneo intero e alle sue civiltà antiche
CANNES 63 - "Non trovo nessun motivo valido per fare per forza cinema con ritmi più alti". Incontro con Xavier Beauvois (di Leonardo Lardieri, del 18/05/2010)
Xavier Beauvois, in concorso, racconta una storia vera di otto trappisti francesi che vivono in convento tra le montagne algerine dell'Atlas. Saranno giustiziati nel 1996 da un gruppo di mujaheddin. Una perfetta e pacifica integrazione nella comuinità mussulmana è presto compromessa dal fanatismo religioso. Quando la minaccia fondamentalista si fa più pressante, i monaci devono decidere se restare o ritornare in Patria… Nel cast, Lambert Wilson e Michel Londsale, presenti alla conferenza
CANNES 63 - In Cartellone (del 18/05/2010)
Ogni anno la Croisette è occasione per le case di distribuzione per sfoggiare i cartelloni con le locandine in anteprima dei film più attesi che hanno in serbo per la stagione a venire. GALLERIA FOTOGRAFICA,
CANNES 63 - "Carancho", di Pablo Trapero (Un certain regard) (di Simone Emiliani, del 18/05/2010)
Dopo il buon carcerario Leonera, questo film del cineasta argentino appare una parziale delusione anche perché cerca una strada onirico/allucinata che non sembra appartenergli. Funziona meglio la parte più realista mentre dagli incidenti simulati non ci sono quegli choc visivi che il regista forse voleva ottenere
CANNES 63 - "Sono uno strenuo difensore dell'ambiguità'. Incontro con Stephen Frears (di Aldo Spiniello, del 18/05/2010)
Erano quattordici anni che Frears mancava a Cannes. L’ultima partecipazione risale al 1996, l’anno di Due sulla strada (The Van). Quest’anno il regista inglese presenta fuori concorso Tamara Drewe, splendida commedia a orologeria, ispirata all’omonima graphic novel di Posy Simmonds
CANNES 63 - "C'è sempre una parte di me nei miei personaggi". Incontro con Abbas Kiarostami e Juliette Binoche (di Simone Emiliani, del 18/05/2010)
La conferenza stampa in cui è stato presentato Copia conforme è stata fortemente caratterizzata dal caso-Panahi, il regista iraniano imprigionato a marzo. Una giornalista iraniana ha detto che ha iniziato lo sciopero della fame e questa notizia ha innescato la commozione di Juliette Binoche. Poi, durante l'incontro, si è parlato, tra le altre cose, del rapporto tra copia e originale e della dimensione politica del cinema del regista
CANNES 63 - "Des hommes et des dieux", di Xavier Beauvois (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 18/05/2010)
Il regista sembra alla ricerca di un cambio di registro. Eppure anche questo film la declinazione di uno sguardo che sceglie di sottrarsi, per restare comunque accanto, nei limiti di una misura. La regia silenziosa è tutt’altro che assente. Anche se non convince quando tenta di ‘contemplare’, trova la sua identità, affidandosi, con fede profonda, a un cast eccezionale
CANNES 63 - La videogiornata sulla Croisette [6] (del 18/05/2010)
Leonardo Lardieri traccia le coordinate della sesta giornata di Festival di Cannes 2010, col passaggio del film di Jean-Luc Godard "Film Socialisme", di "Outrage" di Takeshi Kitano, e l'ultimo di Inarritu, "Biutiful".
CANNES 63 - "I Wish I Knew", di Jia Zhang-ke (Un certain regard) (di Aldo Spiniello, del 18/05/2010)
Jia, nel suo ennesimo viaggio lungo i fiumi della storia e le trasformazioni di un paese, tenta un ritratto di Shanghai, attraverso i racconti di chi ne ha vissuto i cambiamenti. E il suo sguardo accarezza volti e luoghi, che giocano di rimando con immagini ‘altre’, film, riprese, foto che rinascono dal passato. Si muove nello spazio, solo per arrivare a raccontare il tempo, quell’unico movimento su cui si misura la nostra esistenza
CANNES 63 - "Copia Conforme", di Abbas Kiarostami (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 18/05/2010)
Così fan tutte di Mozart, Viaggio in Italia di Rossellini, la commedia del riavvolgimento, come in alcune memorabili di Resnais, il baritono William Shimel, insieme, nei paesaggi dell’aretino, che non si estendono allo sguardo al pari delle distese iraniane, ma si concentrano nell’abitacolo di una macchina, pellicola che scorre all’inverso sui volti dei protagonisti. Sinfonica melodia in due tempi, quella della verità che si fa cinema o del cinema che invade la verità. F for Fake: lo straordinario nell’ordinario e semmai anche il contrario
CANNES 63 - Mike Leigh, un uomo qualunque (del 18/05/2010)
Pediniamo di nascosto Mike Leigh, a Cannes con l'apprezzatissimo Another Year, mentre si allontana nella notte francese sino a rincasare nell'hotel dove alloggia sulla Croisette. Solo, a piedi, uomo comune tra la gente comune come i personaggi del suo Cinema...
CANNES 63 - Zhang-Ke e...Brolin! (del 17/05/2010)
Uno sfocato Josh Brolin, sugli schermi cannensi sia nel film di Oliver Stone che in quello di Woody Allen, e nella GALLERIA FOTOGRAFICA la presentazione di I wish I knew di Jia Zhang-Ke con il regista, la sua attrice Zhao Tao, e il direttore Thierry Frémaux
CANNES 63 - La videogiornata dalla Croisette [5] (del 17/05/2010)
Aldo Spiniello traccia il racconto della prima domenica di Festival. In rassegna "I wish I knew" di Jia Zhangke, "La princesse de Montpensier" di Bertrand Tavernier, e "Un homme qui crie" di Mahamat-Saleh Haroun.
CANNES 63 - "Devo essere un pendolo, per passare dalla violenza all'umorismo". Incontro con Takeshi Kitano (di Aldo Spiniello, del 17/05/2010)
Kitano torna in concorso per la seconda volta, dopo la partecipazione nel 1999 con il meraviglioso L’estate di Kikujiro. E il nuovo Outrage (Autoreji) rappresenta un ritorno al genere yakuza movie che lo ha reso celebre. Dopo la proiezione stampa, il regista ha risposto alle domande dei giornalisti
CANNES 63 - "R U There?", di David Verbeek (Un Certain Regard) (di Giuseppe Gariazzo, del 17/05/2010)
Quella del regista olandese è una favola che evita i moralismi, fa esplodere i rumori e si distende nei silenzi, che, pur nel narrare una storia ben nota nel suo minimalismo, si concentra sul percorso di una conoscenza reciproca mantenendo un prezioso equilibrio
CANNES 63 - "Outrage", di Kitano Takeshi (Concorso) (di Grazia Paganelli, del 17/05/2010)
Non ci sono più regole tra i gangster del Giappone di oggi. I vecchi rituali dell’onore e del rispetto sono diventati gag che si ripetono senza reale valore. Sembra condizionato da questo punto di partenza tutto il film. C’è la ricerca sul cinema gangtser, la sovrapposizione dello sguardo del regista (che mette in scena se stesso come testimonianza del suo stesso cinema) e di un autore capace di essere irriverente e poetico. Eppure, in Outrage manca il senso profondo di tutto questo
CANNES 63 - "Tamara Drewe", di Stephen Frears (Fuori Concorso) (di Simone Emiliani, del 17/05/2010)
Dal fumetto di Posy Simmonds, un Frears libero e irriverente, appassionato come Alta fedeltà e con residui da post Free Cinema. Il suo film è una black-comedy trascinante che smonta l'humour britannico tradizionale e in cui lascia prevalere l'istinto siulla razionalità. E la protagonista, Gemma Aterton. è totalmente autentica, nella sua ingenuità e solarità
CANNES 63 - "L'intimità è il nuovo movimento punk della nostra società". Incontro con Alejandro Gonzalez Inarritu (di Leonardo Lardieri, del 17/05/2010)
Javier Bardem si candida prepotentemente per la migliore interpretazione. E' forse questa l’unica nota davvero positiva del film, che ha ricevuto applausi alla fine della proiezione di stamattina ma non la solita calda accoglienza riservata al regista di Amores Perros, 21 Grammi, Babel. In Biutiful (Concorso), tutto girato a Barcellona e in spagnolo, il protagonista è un padre malato di cancro che deve preoccuparsi del futuro dei suoi due bambini. Vive facendo il medium e gestendo traffici illeciti con la malavita cinese e la polizia corrotta
CANNES 63 - "Le quattro volte" di Michelangelo Frammartino (Quinzaine des réalisateurs) (di Marco Grosoli, del 17/05/2010)
Le ambizioni si moltiplicano rispetto all’esordio Il dono, e vengono brillantemente superate. Il succedersi cosmico dell’Umano, dell’Animale, del Vegetale e del Minerale; un equilibrio retto dall’uomo e dallo squilibrio fertile che porta con sé. Frammartino costruisce uno sguardo di potentissima consistenza, e raggiunge l’agognato punto di convergenza tra la purezza dell’osservazione e i rigori della geometria
CANNES 63 - "Biutiful", di Aleandro Gonzáles Iñárritu (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 17/05/2010)
Il regista messicano prova a raccontare, una volta per tutte, il desiderio vitale in un universo votato al caos e all’autodistruzione, il principio della salvezza nella dissoluzione. Eppure, ancora una volta, cade sotto il peso dell’ambizione. Il suo cinema si mostra assolutamente ‘non necessario’. Perché nel suo accumulo smisurato, manca sempre quell’unica immagine capace di unire l’espressione e l’ispirazone
CANNES 63 - "Un homme qui crie", di Mahamat-Saleh Haroun (Concorso) (di Grazia Paganelli, del 17/05/2010)
Film radicato nel presente più che mai, anzi, si inserisce in quella ferita aperta che mette sempre a confronto il pubblico e il privato, il dentro e il fuori, gli uomini con la terra e la cultura che li ha generati. La ricerca del padre, la vendetta per la sua morte, il tradimento del padre verso il figlio, la morte, sono i temi attorno ai quali Haroun si è sempre concentrato. Bye Bye Africa, Abouna, Daratt sono tappe di un percorso lineare, lucidissimo e crudele
CANNES 63 - Lo sguardo strabico (del 16/05/2010)
Istantanee rubate con la coda dell'occhio dai nostri corrispondenti sulla Croisette tra una proiezione e l'altra: manifesti singolari, squarci e vedute dei luoghi del Festival, le facce e le fisionomie degli appassionati cannensi
CANNES 63 - La videogiornata sulla Croisette [4] (del 16/05/2010)
Simone Emiliani racconta la quarta giornata di Festival, catalizzata dalla presenza di Woody Allen e del suo "You will meet a tall dark stranger", e dalla prima pellicola in odore di Palma d'Oro del Concorso, "Another year" del britannico Mike Leigh.
CANNES 63 - "Un uomo che grida non è un orso che danza". Incontro con Mahamat Saleh-Haroun (di Simone Emiliani, del 16/05/2010)
Il regista del Ciad, venuto a Cannes per presentare Un homme qui crie, primo film del suo paese ad essere in gara al Festival, parla della scelta di girare il fim in francese, del rapporto padre-figlio e soprattutto della guerra, motivo dominante che attraversa tutta quest'opera
CANNES 63 - "Kaboom", di Gregg Araki (Fuori concorso) (di Grazia Paganelli, del 16/05/2010)
Il nuovo film di Gregg Araki recupera le atmosfere allucinate di The Doom Generation e le enfatizza, depistando ogni attesa e ogni previsione. Né thriller, né Science-Fiction, né commedia demenziale, né horror, eppure tutte queste cose insieme
CANNES 63 - "La Princesse de Montpensier", di Bertrand Tavernier (Concorso) (di Simone Emiliani, del 16/05/2010)
Da un racconto di Madame de La Fayette (senza dialoghi), il regista francese realizza un altro viaggio nel tempo e nello spazio che, più che il ritratto di un'epoca, appare un film sulla ricerca del desiderio e del piacere perduto. Oltre all'energia nei combattimenti, c'è il tentativo impossibile di catturare e fermare il fotogramma in un'opera così vecchia così moderna, uno degli esiti più felici della filmografia del cineasta
CANNES 63 - "Pal Adrienn", di Agnes Kocsis (Un Certain Regard) (di Leonardo Lardieri, del 16/05/2010)
CANNES 63 - "L'autre monde", di Gilles Marchand (Fuori concorso) (di Aldo Spiniello, del 16/05/2010)
Il mare, il sole, gli amori che iniziano. E poi l’istinto irrefrenabile degli occhi che non possono fare a meno di guardare, di aggrapparsi alla superficie, per sfiorare il profondo, mai troppo nascosto. Certo. Marchand si perde nel ‘buco nero’, sfiorando troppo spesso l’ovvio. Ma il suo sguardo naïf è irresistibile quando incrocia i due giovani innamorati e racconta la luce
CANNES 63 - "Ho provato a riscrivere la verità interiore della recitazione". Incontro con Bertrand Tavernier (di Leonardo Lardieri, del 16/05/2010)
CANNES 63 - "La mirada invisible" di Diego Lerman (Quinzaine des Réalisateurs) (di Marco Grosoli, del 16/05/2010)
La metafora è chiara, sin troppo. La dittatura militare corrisponde a una tensione sensuale repressa, e liberabile solo attraverso la violenza. La quale, puntualmente, esplode nel finale. Tutto il film manca di nerbo. La messa in scena non lascia pensare nemmeno un secondo di poter pervenire a quello “sguardo invisibile” che intitola il film
CANNES 63 - "Les amours imaginaires", di Xavier Dolan (Un Certain Regard) (di Leonardo Lardieri, del 16/05/2010)
Ventunenne regista al secondo lungometraggio, vincitore l’anno scorso della Quinzaine che va tenuto sicuramente d’occhio. Potenzialità registiche però per adesso rischisamente sopravvalutate. Dolan sembra ancora non “sporcarsi” veramente e il suo sguardo pare paradossalmente non avere incertezze, libero di muoversi in spazi privi di effettiva complessità, recessi oscuri, grovigli dell’anima. Casualità, spontaneità, frammentarietà, impurità, a poco a poco diventano strumenti espressivi rigorosamente calibrati
CANNES 63 - La videogiornata sulla Croisette [3] (del 15/05/2010)
Aldo Spiniello descrive la terza giornata di Festival di Cannes 2010, con i chiacchierati "The Housemaid" di Im Sang Soo in Concorso,e "Wall Street - Money Never Sleeps" di Oliver Stone
CANNES 63 - "Quando qualcuno decide di finanziare un mio film, non sa mai quello che alla fine vedrà". Incontro con Mike Leigh (di Leonardo Lardieri, del 15/05/2010)
Vincitore del Premio alla regia nel 1993 con Naked e nel 1996 Palma d’Oro con Segreti e Bugie, Mike Leigh è ancora in concorso per Another Day. Storia di un’anziana coppia londinese che ha trovato l’equilibrio giusto e superata ogni forma di frustrazione. Intorno ad essa girano vari personaggi, al contrario, con problemi di depressione e alcol, dovuti alle difficoltà di accettare il tempo che scorre. Lesley Manville si candida per la migliore interpretazione femminile
CANNES 63 - "Evitate la vecchiaia". Incontro con Woody Allen (di Aldo Spiniello, del 15/05/2010)
Due anni dopo Vicky Cristina Barcelona, Woody Allen torna sulla Croisette, ancora una volta fuori concorso, con You Will Meet a Tall Dark Stranger. Una commedia dai risvolti amari, ambientata di nuovo a Londra
CANNES 63 - "Another Year", di Mike Leigh (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 15/05/2010)
Il regista inglese tratteggia un bilancio pre-vecchiaia e dà ancora una volta prova della sua poetica del quotidiano. Si concentra sui suoi personaggi middle class con un’ironia spiccata, tagliente, eppur mai cattiva e gratuita. E’ vero. Il suo cinema si scopre più leggero e conferma la sensazione di affidarsi a un impianto “drammaturgicamente meno costruito”. Ma, in realtà, questa assenza è più apparente che sostanziale
CANNES 63 - "You Will Meet a Tall Dark Stranger", di Woody Allen (Fuori Concorso) (di Simone Emiliani, del 15/05/2010)
CANNES 63 - "Bedevilled", di Jang Cheol-soo (Semaine de la critique) (di Giuseppe Gariazzo, del 15/05/2010)
Opera prima del trentaseienne Jang Cheol-soo, già assistente di Kim Ki-duk sul set di Primavera, estate, autunno, inverno e… ancora primavera, é una sorta di Drag Me to Hell in Corea: la tragedia, e l’horror che divampa in spazi di neorealismo rurale, esplode massiccia e sempre più espansa. Cinema della fisicità estrema, come d’uso nel cinema coreano
CANNES 63 - "Aurora", di Cristi Puiu (Un Certain Regard) (di Marco Grosoli, del 15/05/2010)
Stupefacente ritratto di un paranoico di maniacale, gelida lucidità. Lo interpreta l’autore stesso – il quale del resto non manca affatto di meticolosità, come conferma una regia precisissima, straordinariamente efficace nel concentrarsi sui segnali corporali della patologia del protagonista a contatto con l’ambiente che lo circonda.
CANNES 63 - "Wall Street: Money Never Sleeps", di Oliver Stone (Fuori concorso) (di Aldo Spiniello, del 14/05/2010)
E’ chiaro che il film vuole essere per questi anni, convulsi e forse indecifrabili, ciò che il primo Wall Street è stato per gli anni ’80: una sorta di compendio di un immaginario e di un modo di vivere. Ma è proprio nel tentativo di incrociare la contemporaneità che mostra un’inadeguatezza di fondo. Sorge il dubbio che il cinema di Stone, nonostante la sua ossessione per il presente, sia in realtà caparbiamente retrò
CANNES 63 - Burtonland (del 14/05/2010)
La Croisette porta indelebile il segno del Presidente della Giuria Tim Burton, di cui vi proponiamo il bozzetto alternativo per il manifesto del Festival, con uno stilizzato Johnny Depp/diabolico barbiere di Fleet Street, e il logo di Un certain regard ricavato da uno scatto di scena sul set di Batman (1989)
CANNES 63 - La videogiornata sulla Croisette [2] (del 14/05/2010)
Simone Emiliani racconta le reazioni e le provocazioni di Sabina Guzzanti alla presentazione del suo "Draquila - L'Italia che trema" a Cannes 2010, e la ventata di follia portata dal film sul mondo del burlesque diretto da Mathieu Amalric, "Tournée".
CANNES 63 - "Nostalgia de la luz", di Patricio Guzmán (Evento Speciale) (di Giuseppe Gariazzo, del 14/05/2010)
Evocando, in maniera soft, il cinema di Werner Herzog Guzmán porta il suo occhio, la sua voce che narra in forma di diario, i suoi passi che s’incamminano sul suolo screpolato di un deserto unico al mondo, verso la materializzazione di un segno senza tempo che avvicina, nella sua ricerca, astronomi e archeologi
CANNES 63 - "Come cambiano le reazioni". Incontro con Im Sang-soo (di Aldo Spiniello, del 14/05/2010)
Il primo dei registi coreani di questa selezione ufficiale si presenta con The Housemaid, remake dell’omonimo film di Kim Ki-young, del 1960. Un rifacimento che, su un impianto profondamente melò, costruisce un racconto erotico e provocatorio, trattenuto in una forma rigorosamente controllata
CANNES 63 - "Vorrei delle riforme più serie". Incontro con Oliver Stone (di Leonardo Lardieri, del 14/05/2010)
Alla conferenza stampa di Wall Street: Money never sleep, oltre al regista, erano presenti gli attori Michael Douglas, Josh Brolin, Shia LaBeouf, Carey Mulligan, Franck Langella, che si sono divisi le risposte dei giornalisti. E' il ritorno sul personaggio machiavellico Gordon Gekko
CANNES 63: Infanzia e adolescenza (di Simone Emiliani, del 14/05/2010)
Un bambino di 9 anni e una ragazzina di 14 sono i protagonisti rispettivamente di Abel di Diego Luna (Un certain regard) e U poison violent di Katell Quillévére (Quinzaine des Réalisateurs). Uno sguardo non tanto su una fase dell'età ma soprattutto sui loro impulsi. Con esiti discordanti
CANNES 63 - "Chatroom", di Hideo Nakata (Un Certain Regard) (di Leonardo Lardieri, del 14/05/2010)
Tratto dal testo teatrale di Enda Walsh sulle tendenze manipolatrici di un gruppo di ragazzi che determinano in una realtà aumentata la vita di altri coetanei, prede della ragnatela virtuale. Alla ricerca solita del regista di sguardi sbilenchi, sfasati, di transiti di fisicità precari
CANNES 63 - "The Housemaid", di Im sang-soo (Concorso) (di Simone Emiliani, del 14/05/2010)
Remake di un classico del cinema coreano del 1960, il film rispetto all'originale preferisce privilegiare la componente cinefila piuttosto che la torbida passionalità. C'è qualche momento di tensione ma la tendenza è solo quella di attraversare i generi senza sfociarci dentro. E del noir restano solo dark-lady inanimate.
CANNES 63 - "Tournée", di Mathieu Amalric (Concorso) (di Grazia Paganelli, del 14/05/2010)
Nel quarto lungometraggio diretto dall’attore Mathieu Amalric si respira la malinconia di quando il cinema racconta il teatro e lo spettacolo è solo una parte trascurabile della storia. Altman e Bogdanovich sembrano aver suggerito in Tournée il tono e il calore di un film splendidamente spinto verso la dispersione e il caos, dove i contrasti sono l’unico modo possibile per descrivere il reale e per viverlo nella sua naturale sregolatezza
CANNES 63 - La videogiornata sulla Croisette [1] (del 13/05/2010)
SIMONE EMILIANI racconta la prima giornata di Festival a Cannes 2010: assoluto protagonista il "Robin Hood" di Ridley Scott, e grande attesa per "Draquila" di Sabina Guzzanti.
CANNES 63 - I denti di Draquila (del 13/05/2010)
Leonardo Lardieri intervista sulle frequenze di Radio Città Benevento Sabina Guzzanti, alla Croisette per presentare il suo ultimo "Draquila - L'Italia che trema", in sala in Italia da venerdì 7 maggio
CANNES 63 - "O Estranho Caso de Angélica", di Manoel De Oliveira (Un Certain Regard) (di Leonardo Lardieri, del 13/05/2010)
Sembra non aver mai smesso di girare il regista portoghese, sembra non conoscere tregua, anche quando la macchina da presa è sempre più apparentemente immobile e i suoi corpi dare le spalle al movimento o al dialogo. Complesso, mistico, divertente, melodioso come una notte liberata dall’oscurità. La morte è un richiamo vivo, urlato ai cancelli della disperazione, invocando l’unione biblica tra cielo e terra
CANNES 63 - "Marti, dupa craciun (Mardi, après Noël)", di Radu Muntean (Un certain regard) (di Simone Emiliani, del 13/05/2010)
E’ un realismo quotidiano che sfocia nell’alienazione quello del film del regista rumeno che proprio qui a Cannes due anni fa ha presentato Boogie. La cronaca di un tradimento viene filmata attraverso tempi dilatati e piani fissi che portano le situazioni all’estremo. Un cinema di voyerismo d’interni che, nel suo essere dimesso, ha una forza nascosta e lascia qualcosa addosso
CANNES 63 - "La morte è una condizione". Incontro con Manoel de Oliveira (di Aldo Spiniello, del 13/05/2010)
Il regista portoghese torna al Festival con O Estranho caso de Angélica, film d’apertura della sezione Un certain regard. Una storia di morte, ossessioni, fantasmi. Ecco il resoconto della conferenza stampa
CANNES 63 - "La libertà al cinema è un'utopia". Incontro con Mathieu Amalric (di Leonardo Lardieri, del 13/05/2010)
L’attore e regista francese (al suo quarto lungometraggio dietro la mdp) è in concorso con un film molto bello, Tournée, una sorta di road movie che segue una troupe di “striptease”, in lotta con la decadenza della società e la voglia matta ancora di divertire e divertirsi. Ritorna alla memoria il capolavoro di Robert Aldrich, California Dolls e il cinema di Desplechin
CANNES 63 - "Rizhao Chongqing (Chongqing Blues)", di Wang Xiaoshuai (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 13/05/2010)
Il film trova quasi per inerzia i suoi momenti d’intensità, nell’insistenza del piano fisso, nella profondità trattenuta degli interpreti, nel tocco lieve dell’obiettivo che gioca di sponda tra i personaggi e l’ambiente, tra la grazia naturale dell’oceano e la disgrazia della città. Certo, c’è anche il tentativo di un discorso teorico, la voglia di giocare sulla struttura, di manipolarla fino alla (dis)soluzione. Ed è qui che il film svela i suoi limiti
CANNES 63 - "Nella crescita economica abbiamo perso i valori". Incontro con Wang Xiaoshuai (di Simone Emiliani, del 13/05/2010)
CANNES 63 - "Robin Hood", di Ridley Scott (di Federico Chiacchiari, del 13/05/2010)
Eccolo il baronetto Ridley Scott realizzare la sua poderosa “Nascita di una nazione” britannica, mescolando allegramente, con cipiglio postmoderno e smaliziato da giovane settantaduenne, fatti storici acclarati con deliziose reinvenzioni in stile musical, raccontandoci la più calda e sensuale delle storie d’amore evitando del tutto le scene di sesso e fondando il rapporto amoroso non sul classico “colpo di fulmine” ma su un geniale rapporto economico!
CANNES 63 - "Un Robin Hood contro Wall Street". Incontro con Russell Crowe e Cate Blanchett (di Aldo Spiniello, del 12/05/2010)
Finalmente il Festival di Cannes ha preso il via. Film d’apertura, l’attesissimo Robin Hood di Ridley Scott, che da stasera sarà proiettato anche nelle sale italiane. Assente il regista, costretto a casa da una delicata operazione al ginocchio, tutta l’attenzione è stata monopolizzata dai due protagonisti, straordinari come sempre
CANNES 63 - Robin Hood: L'attesa (del 12/05/2010)
Prima istantanea dalla croisette: fotografi, giornalisti, fan e curiosi colti nell'attesa che si palesi la coppia ultra-glamour del ridleyscottiano Robin Hood, presentato stamani alla stampa: Russell Crowe e Cate Blanchett
CANNES 63 - Robin Hood: L'attesa (del 12/05/2010)
Prima istantanea dalla croisette: fotografi, giornalisti, fan e curiosi colti nell'attesa che si palesi la coppia ultra-glamour del ridleyscottiano Robin Hood, presentato stamani alla stampa: Russell Crowe e Cate Blanchett
CANNES 63 - Al via, con Robin & Marion (del 12/05/2010)
Parte oggi la 63a edizione del Festival di Cannes, che ha scelto l'ultimo film di Ridley Scott, Robin Hood, per la serata inaugurale. Ancora Russell Crowe, come ne Il gladiatore, ma questa volta affiancato da un'incredibile Cate Blanchett, con la quale da vita a una sensuale e potentissima love story, combattendo con spade e pugnali! Da domani le corrispondenze, le news, le recensioni dei film dai nostri inviati alla Croisette. GALLERIA FOTOGRAFICA
CANNES 63 - The Housemaid. Eros coreano (di Margherita Palazzo, del 08/05/2010)
sono sensuali e avvincenti, come le prime immagini promozionali, di forte impatto, il teaser coreano e il trailer di The Housemaid, in concorso a Cannes 63, rifacimento del bel thriller omonimo del 1960 di Kim Ki-young, un classico del cinema coreano
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