"Una notte", di Toni D'Angelo
La notte come paesaggio nostalgico del vuoto esistenziale di quattro amici che, dopo la morte di un loro compagno, tornano nella loro città d’infanzia, Napoli. Il ritorno diventa il movimento interiore dei protagonisti dell’esordio di Toni D’angelo che sospendono per un istante, il tempo di una notte, la loro fuga e si fermano a contemplare la tragicità del proprio fallimento
La notte come paesaggio nostalgico e triste del vuoto esistenziale di Riccardo, un cinico imprenditore sul lastrico che ha tradito la sua passione per la musica, di Salvatore, un uomo debole e incapace di affrontare il suo naufragio sentimentale, di Annamaria, intrappolata nel passato, di Alfonso, soffocato dalle sue insicurezza e dalle sue frustrazioni. Quattro amici che dopo la morte di un loro compagno, Antonio, tornano e si ritrovano nella loro città d’infanzia, Napoli. Il ritorno diventa il movimento interiore dei protagonisti di Una notte, primo lungometraggio del figlio di Nino D’Angelo, Toni D’Angelo, che sospendono per un istante, il tempo di una notte, la loro fuga e, mimando una finta euforia per nascondere dietro una maschera e dietro il silenzio la loro disperazione, si fermano dolorosamente a contemplare la tragicità del proprio fallimento. La morte di Antonio rimane lontana, assente e allo stesso tempo risuona nelle strade come un presagio macabro che avvolge la città, ormai senza volto e senza più vita, e che sommessamente scandisce il viaggio dei quattro amici, ai quali si aggiunge poi Luigi, figure in caduta libera, diverse eppure speculari, tutte irrimediabilmente perse nella loro sofferenza. L’universo interiore, devastato dalla fragilità, dall’incapacità di affrontare il dolore dell’esistenza di Riccardo, Salvatore, Alfonso, Annamaria e Luigi, è disegnato, senza mai esser banalmente esplicitato, con una semplicità grave e sospesa, che disperde la sua efficacia solo nella lunghissima scena della festa e nel pianto della prostituta che regala ad Alfonso un istante di calore. Toni D’Angelo tenta di far specchiare nella città lo smarrimento, che prende forma lentamente, senza mai essere gridato, di una classe sociale, la borghesia napoletana. Una Napoli notturna, con il suo volto distratto e indifferente, con il suo corpo estraneo e senza identità, avvolge i movimenti dei protagonisti di Una notte, ma il paesaggio urbano, nel suo continuo irrompere nel film, finisce per diventare una sterile ripetizione, senza riuscire ad incarnare lo spazio sofferente e vuoto nel quale avanzano i personaggi. Al fallimento dei suoi personaggi e attraverso essi della Napoli borghese, Toni D’Angelo contrappone il calore pieno di speranza e l’umanità del tassista che accompagna i protagonisti della pellicola nel loro viaggio notturno. Nell’immobilismo di un corpo ritratto sempre seduto alla guida, che pur nella sua assenza di movimento fisico, al contrario degli altri personaggi, presenze spettrali che continuano ad errare senza meta, diventa l’unica figura vitale di Una notte, Raffaele è l’incarnazione di una Napoli popolare, semplice e positiva, una Napoli che conosce la sofferenza e l’affronta senza fuggire, continuando ad amare la vita. E se Nino D’Angelo riesce a conferire un’indiscussa e divertita intensità al suo personaggio, Raffaele, pur nella sua dichiarata inverosimiglianza e nella voluta forzatura retorica dei suoi monologhi, appare una figura senza grande spessore, troppo semplificata, una presenza che finisce, con l’eccesso moralizzante delle sue parole, per appesantire e sottrarre spontaneità al film.
Regia: Toni D’Angelo
Interpreti: Nino D’Angelo, Riccardo Zinna, Luigi Iacuzio, Alfonso Postiglione, Salvatore Sansone, Stefania Troise
Distribuzione: DI.ELLE.O srl
Durata: 90’
Origine: Italia, 2007
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