NAPOLI FILM FESTIVAL 12 - "Corde", di Marcello Sannino (SchermoNapoli Doc)

Corde ha la particolarità di schivare tutti i luoghi comuni su Napoli e sulla boxe. La città è mostrata in tutta la sua cruda realtà. La musica non enfatizza mai le sconfitte e le vittorie. E’ un cinema fatto di immagini e di sguardi. Le scene degli incontri sono magnificamente girate: la voce del presentatore che annuncia gli sfidanti, il rumore dei colpi al corpo, il silenzio del pubblico. Ma c’è il primo incontro e l’ultimo dove il coro di incitamento “Ciro, Ciro, Ciro” lascia sperare in un futuro migliore

   

Corde, del regista napoletano Marcello Sannino, è un film che sta nel mezzo, in bilico tra successo ed invisibilità. E' un esempio di quelle opere che pur mettendosi in mostra in festival importanti rimane ancora senza distribuzione. Il film è stato prodotto da Antonella Di Nocera, per Parallelo 41, casa di produzione napoletana nata dalla storia ventennale dell’Arci Movie di Ponticelli. Prerogativa di Parallelo 41 è il cinema leggero: tecnologie digitali, troupe ridotte, location di strada per prodotti di tematica sociale e dal forte impatto creativo, in particolare lavori scritti e diretti da giovani autori.
 
Ciro corre veloce, sembra andare nella direzione giusta…
Allevato fin dai tredici anni nella palestra “NapoliBoxe” di Geppino Silvestri, uno dei più grandi maestri di questo sport, e da suo figlio Lino, realizza giovanissimo il suo sogno e diventa campione italiano. Ciro Pariso, vive nell’antico quartiere Ventaglieri del centro di Napoli, un luogo chiuso da cui è difficile slegarsi. Ti aspetteresti di trovare sul ring un uomo fatto cresciuto tirando pugni per strada, invece Ciro è esile, tenero, a volte quasi spaurito. La sua è una boxe elegante, mite e i suoi occhi sono lontani da quelli della tigre di Rocky. L’enfant prodige è costretto per vivere a lavorare in un autolavaggio il mattino e per una sala Bingo la sera. Il tempo per allenarsi è poco ed anche la sua passione per il pugilato si affievolisce. Le conseguenze inevitabili sono crudelmente riassunte dal padre di Ciro: “E’ da tanti anni che fa boxe, ma non ha avuto grandi risultati. Ormai ha 24 anni, certo si può sperare in un colpo di fortuna ma…”.  Rosso contro blu, uno vince l’altro perde. Rosso ed ancora rosso. Quel numero fortunato non sembra uscire mai. Ciro sembra rassegnato alla sconfitta, come quelle vecchiette che accompagna con la navetta dal Bingo a casa. Ma Ciro non ha sogni di gloria, in fondo desidera una vita normale accanto alla sua fidanzata Annarita.
Corde ha la particolarità di schivare tutti i luoghi comuni su Napoli e sulla boxe. La città è mostrata in tutta la sua cruda realtà. Il funerale del maestro Geppino è straziante ma allo stesso tempo così lontano dalle urla di dolore e dalla sceneggiata napoletana a cui siamo abituati ad assistere. La musica non enfatizza mai le sconfitte e le vittorie. E’ un cinema fatto di immagini e di sguardi. Le scene degli incontri sono magnificamente girate: la voce del presentatore che annuncia gli sfidanti, il rumore dei colpi al corpo, il silenzio del pubblico. Ma c’è il primo incontro e l’ultimo dove il coro di incitamento “Ciro, Ciro, Ciro” lascia sperare in un futuro migliore.
Ciro corre veloce, sembra andare nella direzione sbagliata…
 
 

 

 

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