SUDAFRICA 2010 - Pensare con i piedi
Tra gli sponsor di questa edizione è presente Visa e lo spot sembra una favolosa volata verso la gloria, piano sequenza che consuma corpo e anima sempre di corsa, pensando con i piedi, attraversando i set del continente nero, digitando il pin di Forrest Gump, entrando nel privato di una scatola di sentimentali cioccolatini, che sono tanti emozionanti pixels, palleggianti e smaniosi di raccontare magari un mondiale senza goal, rifugiandosi di nuovo nelle attese, le paure, gli scontri
Quando si riunirono per la prima Conferenza nel 1958, gli Stati Africani Indipendenti erano ancora pochi: Etiopia, Sudan, Egitto, Libia, Tunisia, Marocco, Liberia, Ghana. Eppure quella fu la premessa per dare avvio al panarabismo. Cinque anni dopo, nel maggio del 1963, i Paesi Africani indipendenti erano diventati 32: si incontrarono ad Addis Abeba (Etiopia) e diedero vita all'Organizzazione dell'Unita' Africana, che poi si trasformerà nell’attuale Unione Africana. Si tratta del più ricco continente della terra: petrolio, oro, diamanti, etc. sono presenti abbondantemente e hanno da sempre attratto potenze straniere a discapito della popolazione locale. Oggi, a 50 anni dalla fine del colonialismo, l’Africa è davvero diventata indipendente? I politici africani stanno davvero facendo gli interessi dei propri Paesi? Nel giorno del calcio d'inizio dei mondiali in Sudafrica, ritorna ancora più prepotentemente il meraviglioso romanzo di Osvaldo Soriano (da cui è tratto il titolo di questo articolo), dove è possibile incrociare, abbattendo definitivamente i muri tra vita e sogno, gli eroi picareschi del calcio, le magiche visioni bambinesche, i prodigi dell'immaginario privato con la storia vera e sofferta di un continente. Sarebbe il giorno dei fuori campo, quelli della non rassegnazione di Maradona alla prima dell'Argentina, che mangia una mela in conferenza stampa post-partita, ma siamo ancora troppo vicini al sogno agognato, alla voglia ancora di vedere un goal almeno in una porta grande come un arcobaleno. Maledetto Jonathan Demme che proprio il giorno prima dell'inizio di questi mondiali , da Napoli, ci ha ricordato di pensare con una parte del corpo agli antipodi dei piedi, con l'emisfero nord. Per rovinarci la festa, per ricordarci, perché ce n'è sempre bisogno, che acquistiamo consapevolezza delle intenzioni di agire, dopo, e non prima, che il comando cerebrale è partito. Così il determinismo assume volti nuovi, siamo con Cartesio o con Darwin, diatriba infinita e forse ingenua. La palla non arriva mai da dove te l'aspetti, lo sa bene l'ex portiere del Racing e filosofo Albert Camus ma anche il portiere dell'Inghilterra Green, dopo il pareggio con gli USA. La palla è malefica, ha anche la forza di nascondere, dietro un effetto a rientrare o ad uscire, i mali dell'Africa, come quando per esempio nel 1978 in Argentina si festeggiava la vittoria e contemporaneamente si ammazzava negli scantinati delle torture. Ancora l'Argentina, ma quando si parlerà di Italia? Forse qui hanno già dimenticato chi sono i campioni del mondo, visto che il rituale passaggio di consegna della coppa è stato compiuto da un giocatore francese, tale Vieira, sconfitto quattro anni fa dalla nostra nazionale in finale. Lo smacco ricorda Italians di Giovanni Veronesi, dove i protagonisti condividendo la cella di un carcere di
Dubai con altri due arabi, e sentendosi gli occhi addosso di quest'ultimi, si convincono di essere ammirati per le giacche e le scarpe di alta moda, non immaginando affatto “invertite debolezze”. A proposito di ricordi, anche se ci si comincia a spostare verso la vita vissuta, tra gli sponsor di questa edizione è presente Visa e lo spot sembra una favolosa volata verso la gloria, dal sogno alla realtà, o viceversa, piano sequenza che consuma corpo e anima sempre di corsa (ancora Maradona e il secondo goal agli inglesi nel 1986), pensando con i piedi, attraversando i set del continente nero, digitando il pin di Forrest Gump, entrando nel privato di una scatola di sentimentali cioccolatini, che sono tanti emozionanti pixels, palleggianti e smaniosi di raccontare anche un mondiale senza goal, per rifugiarci di nuovo nelle attese, le paure, gli scontri.
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