SUDAFRICA 2010 - Eyes Wide Shut: vorrei vedere ma ho paura di farlo...
Questo Mondiale almeno un risultato lo ha sicuramente ottenuto: l’immagine come verità, come traccia indelebile del reale, l’immagine baziniana insomma è definitivamente morta. Sotto i nostri occhi attoniti, sotto gli occhi dei calciatori che guardavano i replay, sotto quelli degli arbitri che con gli occhi eyes wide shut (vorrei vedere ma ho paura di farlo…). Tanti occhi immersi in uno spettacolo finalmente globale ma totalmente finto.
Nel Mondiale delle non-idee, dei tatticismi e della noia (così almeno viene definito da qualche giorno dai giornalisti italiani, esattamente da quando la Nazionale azzurra ha salutato la kermesse…) emerge ormai chiaro un dato incontrovertibile: c’è una frattura, un vulnus, davvero impressionante tra lo spettatore e lo spettacolo, tra i giocatori e soprattutto gli arbitri e il pubblico (non solo quello da casa). In un mondo ipertecnologico appare sinceramente anacronistico, se non propriamente autolesionistico, che uno sport (il calcio) ormai totalmente immerso nella società dello spettacolo globale finisca per offrire uno spettacolo come quello andato in onda durante i due Ottavi di Finale dei Mondiali sudafricani. Il conservatorismo della FIFA e di alcune federazioni britanniche – sapete che ogni innovazione regolamentare che viene introdotta nel calcio deve prima passare il vaglio dell’International Football Association Board (IFAB), l’unico organismo al mondo atto a poter cambiare il regolamento calcistico, il quale è formato da otto membri: 4 nominati dalla FIFA e uno ciascuno nominati dalle federazioni calcistiche della Gran Bretagna (Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord), e ogni proposta per poter passare deve avere almeno 6 voti – ha fatto sì che il calcio sia ormai giunto ad un assurdo bivio: da un lato insegue la tecnologia per rendere sempre più coinvolgenti le partite per gli spettatori da casa, ben vengano dunque l’alta definizione e il 3D, dall’altra se ne rifiuta qualsiasi interferenza, diciamo così, regolamentare e quindi al bando ogni aiuto tecnologico per gli arbitri.
La scusa adottata da Blatter, da anni ormai il deus ex-machina della FIFA, è la paura della disumanizzazione del calcio: ci sarebbe da chiedere cosa ci sia di umano in uno sport che nel corso degli anni ha visto aumentare in maniera impressionante le partite giocate ogni stagione dai calciatori, con un conseguente aumento vertiginoso degli infortuni che ha trasformato gli “attori” calcistici in dei cyborg zeppi di placche, piastre e viti. Eppure, il day-after di quello che verrà probabilmente ricordato come il giorno più nero per il calcio mondiale con il doppio scandalo arbitrale di Germania-Inghilterra e Argentina-Messico, ha semplicemente spinto la FIFA a stigmatizzare l’utilizzo dei maxischermi negli stadi per proiettare le immagini dei replay contestati. Poi Blatter ha impiastricciato qualche frase smozzicata dalla quale si capisce bene quale sia il vero problema (in un’intervista alla CNN, a chi proponeva l'impiego di un pallone dotato di microchip, Blatter ha replicato: “Il sistema è molto accurato e funziona, ma è molto complicato. Si creano problemi nella produzione dei palloni. Il sistema è brevettato da un'azienda, gli altri produttori dovrebbero avere accesso al brevetto” che in parole povere vuol dire che l’Adidas,
creatrice del mitico Jabulani, da anni esclusivista dei palloni FIFA, non potrebbe più produrre i palloni dei mondiali: e chi glielo dice?). Quel che è lampante è che l’utilizzo della tecnologia per la FIFA si avvicina all’uso che ne faceva il Grande Fratello orwelliano: cambiare la verità, o quantomeno occultarla. Senza l’invadenza della tecnologia, e la sua presunta infallibilità, alla FIFA possono tranquillamente continuare orchestrare come meglio credono i vari tornei (come portare in semifinale dei Mondiali del 2002 la Corea del Sud). Ma quello a cui abbiamo assistito ieri, non è semplicemente l’apoteosi dell’errore (o orrore) arbitrale elevato all’ennesima potenza, è ben più simbolicamente la morte “baziniana” dell’immagine. Ieri, l’immagine per come la conosciamo noi, la verità incontrovertibile, la chiave di volta per dimostrare che un evento sia realmente accaduto (sempre più spesso sentiamo dire “è vero perché l’ho visto in tv”), è definitivamente deceduta sotto i nostri occhi. Da oggi quel che vedremo sugli schermi non sarà più vero. In onda andrà un unico interminabile film: Eyes Wide Shut, vorrei vedere ma ho paura di farlo…
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