SUDAFRICA 2010 - Il rigore più lungo del mondo
La difficoltà nel trovare un campo di calcio, un pallone, il gesso per le righe, anche questo è il mondiale per il continente nero, che sognava di piazzare per la prima volta nella storia una nazionale tra le prime quattro al mondo. Il Ghana, unica superstite, si è fermata al palo, o meglio contro una traversa, che forse ancora trema, che forse ancora trasuda lacrime e povertà. Il Ghana fallisce il rigore più lungo del mondo, il più estenuante, dopo c'è il baratro o la gloria. Uno dei rigori più fantastici di cui si abbia notizia, calciato il 2 luglio 2010
Questa estate in spiaggia, dopo la finale mondiale, un libro meraviglioso da leggere: Azzurro tenebra di Giovanni Arpino. Si narra della disfatta della Nazionale ai campionati mondiali del 1974, in Germania, forse la più amara, insieme a quella di Sud Africa 2010. Favoloso romanzo sportivo, superba allegoria dell'Italia disastrata di quel periodo e una meditazione amara, malinconica eppure ilare sull'uomo che per vivere, soprattutto per non perdere la sua umanità e la speranza, deve sempre sfidare se stesso. Arpino, cantore del calcio (con Gianni Brera, Vittorio Sereni, Maurizio Cucchi) e di tutto il baraccone mediatico che si porta appresso. Contro i dilettanti di Haiti, l'unica vittoria stentata di quella edizione, immortalata nella sua prosa:
estenuante, dopo c'è solo il baratro o la gloria. Quindi è anche uno dei rigore più fantastici di cui si abbia notizia, tirato il 2 luglio 2010 in un posto del Sud Africa un venerdì sera in uno stadio colmo di speranze e trepidazione. Su 23 milioni di abitanti, 15 erano a seguire la partita contro l'Uruguay, gli altri non potevano perchè privi di televisore. Ghana, uno dei pochi paesi africani con una situazione politica abbastanza tranquilla, nei villaggi pre-partita si immaginano circoli con i tavolini per i giochi di società, ritrovi lungo una strada di terra che finiscono sulla sponda del fiume. Hanno una squadra di calcio seguita da tutto il Paese perché di venerdì sera non c’era altro da fare e il vento porta con sé la sabbia delle dune e il polline degli alberi in fiore. I giocatori sono sempre gli stessi, che si uniscono in cerchio a pregare prima di cominciare. Nel 2010 avevano cominciato il mondiale così così e nessuno ci badò. Invece, qualche settimana dopo quando hanno vinto contro gli USA si è cominciato a parlare di loro. L’allenatore, un europeo ben pagato, corre poco lungo la linea laterale e incita con pacatezza i suoi calciatori, quanto basta, senza usare una verga di vimini quando gli passavano vicino. Erano diventati l’attrazione del paese e a loro tutto era consentito. Fuori dal paese, nessuno li ha però mai presi sul serio, neppure quando sono arrivati ad un passo dal sogno. L’ultimo scontro è diventato storico a causa del rigore. Lo stadio era tutto esaurito e lo erano (ci piace crederlo) anche i tetti di paglia delle case vicine e il paese intero (forse il continente intero) aspettava che il Ghana desse un leggero sollievo giornaliero, flebile carezza sui dolori lancinanti di un popolo. L’arbitro che ha fischiato il rigore era un asiatico, un “tranquillone” che ha visto tutto, anche la parata dell'attaccante Suarez sulla linea di porta, a sostituire il suo portiere fuori posizione. Il rigore era sacrosanto e Suarez, allo stremo delle forze, ha avuto l'ultimo sussulto per scongiurare la capitolazione. Oggi Suarez (altra piacevolissima scoperta del mondiale), che salterà la semifinale per essere stato espulso proprio per il suo gesto, è un eroe nazionale di un Paese di soli 3 milioni di abitanti, in cui il suo allenatore Tabarez è il meno pagato tra i colleghi, secondo solo al ct della Corea del Nord. L'arbitro asiatico ha fatto uscire dal fischietto un suono stridulo, che si è confuso con le vuvuzelas, e ha indicato il dischetto. Nessuna rissa, il rigore era sacrosanto, quindi ci sarebbe stata una rapida esecuzione e l'Africa, troppo velocemente, quasi senza accorgercene, avrebbe scritta un'altra memorabile pagina sportiva. Troppo facile. Quella sera nei villaggi ganesi, allo scoccare del 120' si decretò lo stato di emergenza, o qualcosa del genere, e si fece preparare un treno per partire alla volta del Paese ospitante. Secondo il cronometro, l'arbitro avrebbe fischiato la
fine delle ostilità a rigore battuto. Ma non è stato così, quel rigore si sta ancora battendo, sugli stessi campi di polvere dei villaggi e nella testa dei suoi protagonisti. Così quel rigore è durato una settimana, un mese, un anno e sarà, se nessuno può dimostrare il contrario, tra i più lunghi della storia. Nei villaggi avranno formato una lunga fila per battere i rigori contro il portiere Muslera e i griot stanno cercando ancora di spiegare che quello non è il modo migliore di mettere alla prova il portiere e le proprie frustrazioni. Alla fine, tutti tireranno il loro rigore e il portiere di turno ne parerà parecchi perché battuti con ciabatte o a piedi nudi. Il giorno dopo a chiedersi da che parte dovrò tuffarmi o che parte del piede dovrò usare per calciare, dovrò guardare il portiere o è meglio che abbassi la testa senza starci troppo a pensare? Ma dopo una settimana che ci penso e che vorrei finalmente liberarmi dall'oppressione di questo rigore, che mi ricorda tanto la fame, le ristrettezze, sento le gambe molli, troppo stanche per reggere il peso della storia che non vuole ancora essere riscritta. Gyan, taciturno, che stava in fila, ha sparato un tiro con l'interno collo e ha preso “finalmente” la parte alta della traversa: dopo, neanche il tempo del riscatto. Sul far della sera sono tornati tutti alle proprie case e rimasti senza parlare hanno gettato all’indietro i cattivi pensieri e tanta, tanta stanchezza.
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